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L’eredità tossica del Sin di Crotone: dal sogno industriale all’incubo ambientale

Da polo chimico d’eccellenza, simbolo del riscatto industriale nel Mezzogiorno, a zona d’ombra classificata tra le più pericolose d’Italia

Pubblicato il: 02/01/2026 – 11:01
di Mariateresa Ripolo
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L’eredità tossica del Sin di Crotone: dal sogno industriale all’incubo ambientale

CROTONE Da polo chimico d’eccellenza, simbolo del riscatto industriale nel Mezzogiorno, a zona d’ombra classificata tra le più pericolose d’Italia. La parabola del Sin di Crotone racconta la storia di un miracolo economico trasformatosi in un incubo ambientale, lasciando in eredità un territorio ferito su cui oggi grava un pesantissimo allarme sanitario. L’ultima relazione della Commissione parlamentare Ecomafie ricostruisce i passaggi di un dramma che vede la città pitagorica prigioniera di un perimetro di contaminazione vasto quanto la sua storia produttiva, un’urgenza che attende da oltre vent’anni un risanamento effettivo.

La cronistoria

Tutto ebbe inizio quando Crotone divenne uno dei poli chimici e metallurgici più rilevanti del Mezzogiorno. Le maggiori attività produttive in esercizio nell’area di Crotone tra gli anni ‘20 e gli anni ‘90 e attualmente dismesse riguardano i seguenti stabilimenti industriali: ex Pertusola: produzione di zinco attraverso il processo di trattamento termico delle blende (minerali costituiti quasi totalmente da solfuro di zinco); ex Fosfotec: produzione di acido fosforico; ex Agricoltura: produzione di fertilizzanti complessi (azotati e fosfatici), acido nitrico, acido solforico e oleum.

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Questa massiccia attività produttiva ha lasciato un’eredità pesante: le scorie cubilot, residui della Pertusola, vennero miscelate negli anni ’90 con inerti per creare il CIC (Conglomerato Idraulico Catalizzato). Questo materiale è stato poi diffuso capillarmente nella città, utilizzato per sottofondi stradali, piazzali e manufatti, estendendo la contaminazione ben oltre i recinti delle fabbriche.
La consapevolezza del disastro porta, con il D.M. 468 del 2001, all’istituzione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone-Cassano-Cerchiara. La prima perimetrazione ufficiale arriva nel novembre 2002, ma è solo nel 2017 che il confine viene drasticamente ridefinito per includere sistematicamente tutte le aree interessate dalla presenza del CIC.
La geografia attuale del Sin comprende circa 884 ettari a terra e 1.448 ettari a mare. Nel territorio di Crotone si distingue una macro-area a nord di 510 ettari che ospita le vecchie fabbriche e un’area archeologica di 80 ettari legata all’antica Kroton. A sud si trova la discarica di Tufolo-Farina, mentre il perimetro include paradossalmente anche tre discariche situate a cento chilometri di distanza, nei comuni di Cassano allo Ionio e Cerchiara di Calabria.
Nonostante lo stanziamento totale di circa 117 milioni di euro, di cui oltre 87 milioni provenienti dal Ministero dell’Ambiente e disciplinati dall’Accordo di Programma del 2021, la bonifica è rimasta per anni una chimera. Dal 2016 al 2018 la gestione è stata affidata alla Commissaria Elisabetta Belli, ma alla scadenza del suo mandato l’attività ha subito un rallentamento, divisa tra la competenza pubblica del Comune e quella privata di Eni Rewind. La relazione parlamentare evidenzia come in questo lasso di tempo le misure siano state puramente contenitive, mentre nei suoli e nelle acque di falda continuavano a persistere metalli e composti alifatici clorurati cancerogeni oltre ogni soglia di sicurezza.
Un nuovo capitolo si è aperto nel settembre 2023 con la nomina del Generale Emilio Errigo a Commissario Straordinario. Il suo mandato ha portato alla presentazione, nel maggio 2024, di un Piano degli Interventi triennale supportato da Sogesid, Ispra e Arpacal. Mentre si procede a una complessa istruttoria per la riperimetrazione del sito, che potrebbe escludere alcune aree già bonificate come i siti di Capraro e Chidichimo, resta l’allarme per la salute pubblica. 

L’allarme

I dati del rapporto “Sentieri” confermano che il prezzo di questo ritardo burocratico è altissimo, con un eccesso di mortalità accertato e una preoccupante incidenza di tumori e linfomi non Hodgkin nella fascia di popolazione tra gli 0 e i 29 anni. «Significativi eccessi di mortalità e ospedalizzazione per numerose patologie tumorali e non tumorali, per alcune delle quali accertato, o sospetto, un ruolo eziologico dei contaminanti presenti nel sito». Con questo passaggio chiave della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, viene delineato l’allarmante quadro sanitario nel Sin di Crotone–Cassano–Cerchiara. Il quadro sanitario che emerge da questa analisi ambientale, amministrativa e giudiziaria, condotta col supporto scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità e del Cnr, delinea una vera emergenza sociale. Il documento conferma infatti che la mortalità per cause legate all’esposizione ambientale è accertata in eccesso «in entrambi i generi», segnando tragicamente l’intera comunità senza distinzioni. A preoccupare sono i «metalli oltre i limiti» consentiti, i ricoveri e i morti per tumori. La relazione specifica che «i metalli che superano ampiamente i limiti di legge sono cadmio, piombo e mercurio, inquinanti persistenti, tossici e bioaccumulabili». Anche le indagini condotte nell’area portuale confermano una «diffusa ed elevata contaminazione», con livelli di cromo definiti «estremamente elevati» e concentrazioni superiori ai valori di intervento Ispra.
Un eccesso di casi che la Commissione definisce “allarmante”, ponendo l’accento su come l’inquinamento storico dell’ex polo industriale continui a incidere sul futuro e sulla salute di chi in quel territorio è nato e cresciuto.

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