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‘Ndrangheta Stragista, Pino Piromalli sui fratelli Graviano: «Sono ragazzi seri»

Il pg Giuseppe Lombardo chiede l’integrazione dell’istruttoria. La missiva di Consolato Villani e l’intercettazione di “Facciazza”

Pubblicato il: 03/01/2026 – 7:00
di Fabio Benincasa
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‘Ndrangheta Stragista, Pino Piromalli sui fratelli Graviano: «Sono ragazzi seri»

REGGIO CALABRIA Le recenti produzioni documentali proposte dal procuratore generale Giuseppe Lombardo potrebbero segnare il percorso del processo d’appello bis “‘Ndrangheta stragista“. Il magistrato reggino ha chiesto alla Corte d’Assise d’appello di Reggio Calabria (presidente Angela Bandiera, a latere Katia Asciutto) di integrare l’istruttoria. Imputati nel procedimento sono Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, accusati di essere i mandanti degli attentati e degli omicidi avvenuti tra il dicembre 1993 e il febbraio 1994, in cui persero la vita anche gli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo.

La missiva di Consolato Villani

Oltre a tutte le sentenze definitive «da cui risulta la credibilità soggettiva di Antonino Lo Giudice», il pg mette al corrente la Corte di una comunicazione pervenuta dal Dap della casa circondariale di Monza – datata 2 luglio 2025 – da parte di Consolato Villani che allega copia di «una iniziativa giudiziaria assunta nei suoi confronti – a seguito dell’annullamento con rinvio da parte della Suprema Corte – di Giuseppe Graviano che formalizza una richiesta di risarcimento danni nei confronti dello stesso Villani». Per quest’ultimo – sottolinea il magistrato reggino in aula – è «un atto intimidatorio nei confronti del collaboratore di giustizia nella misura in cui siamo ancora sub-iudice in relazione alla attendibilità da attribuire o meno alle dichiarazioni di Villani». Quest’ultimo – giova ricordarlo – è in carcere per scontare una condanna definitiva per gli omicidi dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Sul punto, aggiunge Lombardo rivolgendosi alla Corte: «Villani nella sua missiva di trasmissione evidenzia di aver detto soltanto quello che ha vissuto e di non aver aggiunto nulla di più». La difesa del boss di Brancaccio – rappresentata dall’avvocato Giuseppe Aloisio – precisa – prima della chiusura dell’udienza – che Graviano ha avviato a luglio 2025 una richiesta di risarcimento nei confronti di 22 collaboratori di giustizia sentiti nel corso del processo e pertanto non vi è «alcuna minaccia nei confronti di Graviano».

L’intercettazione di Pino Piromalli

Il 23 settembre del 2025 è stata eseguita l’operazione nome in codice Res Tauroche ha colpito soggetti ritenuti dall’accusa «apicali» della cosca Piromalli al cui vertice è «da riconoscere la figura di Giuseppe Piromalli, detto Pino». Nello spiegare il motivo del riferimento a Piromalli, il magistrato reggino richiama una intercettazione dell’indagine “Hybris” in cui si parla della «commissione di ‘ndrangheta finalizzata a deliberare l’adesione alla stagione delle stragi». Quella captazione, «fa riferimento ai componenti della commissione che per quanto dice Francesco Adornato» sarebbero stati «Pino Piromalli, Nino Pesce e Luigi Mancuso». Ma perché il pg Lombardo richiama la figura di Pino Piromalli? E’ lo stesso magistrato a spiegarlo alla Corte. «L’indagine “Res Tauro” sostanzialmente ruota attorno proprio a lui, intercettato a lungo, (…) da questi progressivi emerge un dato molto significativo. Pino Piromalli, insieme ai suoi familiari e ai soggetti a lui più vicini, segue con attenzione maniacale il giudizio di appello, nell’autunno-inverno 2022-2023, e commenta tutta una serie di acquisizioni e di apporti dichiarativi, ad esempio del collaboratore Fondacaro e del collaboratore Bruzzese». 

I Piromalli e i palermitani

Il 30 dicembre 2022 viene intercettato un lungo colloquio di Pino Piromalli, detto Facciazza, («soggetto da cui Rocco Santo Filippone sarebbe diretta espressione, quale capo del mandamento tirrenico») impegnato ad analizzare «tutta una serie di dinamiche carcerarie che riguardano i soggetti di alto spessore delle grandi organizzazioni criminali (…) spiega che spesso e volentieri avvengono delle cose, per loro anomale, che in realtà sono finalizzate a creare disagio al detenuto e quindi spingerlo magari a scelte collaborative». Cose che lo stesso Piromalli ammette di non aver fatto. Nella captazione, “Facciazza” fa «riferimento a Mommo Piromalli, il grande patriarca della famiglia» ed emergono dettagli sullo «strettissimo rapporto instaurato con i palermitani» identificati nei «corleonesi». I riferimenti sono a Riina, Provenzano e ai fratelli Graviano. In merito a questi ultimi, Pino Piromalli riferisce: «Dopo Riina, c’erano i Graviano». Il “dopo” per Lombardo è da intendersi come il periodo temporale postumo alla cattura del boss di Cosa Nostra e coincidente con l’avvio delle stragi continentali. «Loro erano là – aggiunge Piromalli – sono due ragazzi seri sul serio». Quest’ultima frase assume, per il magistrato reggino, un’importanza decisiva nella sua ricostruzione. Quando Piromalli parla di “ragazzi” non può riferirsi ad un periodo evidentemente recente, perché “Facciazza” è nato nel 1945 e «nel 2022 Graviano non è certo un ragazzo». Anzi «hanno preso il posto di Riina» – aggiunge Piromalli – e fa riferimento «a tutte queste cose qua, ovvero le stragi». Quanto riassunto in udienza dal procuratore generale è sufficiente, a parere dell’accusa, per una integrazione dell’istruttoria dibattimentale con la conseguente acquisizione delle intercettazioni. La Corte si determinerà nella prossima udienza. (f.benincasa@corrierecal.it)

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