La Strage dell’Epifania a Sant’Onofrio, le vite spezzate di Onofrio Addesi e Francesco Augurusa
Due onesti lavoratori uccisi in piazza Umberto I: vittime della mattanza organizzata da un clan di ‘ndrangheta per colpire un rivale

VIBO VALENTIA Una giornata dedicati ai festeggiamenti per l’Epifania assume i contorni di una strage. E’ il 6 gennaio del 1991, quando a Sant’Onofrio, un commando ‘ndranghetista guadagna la scena seminando morti e feriti: erano gli anni della faida tra lo storico casato dei Bonavota e il clan emergente dei Petrolo. Omicidi, sangue, vendette continue alimentarono lo scontro durato un decennio. Nell’elenco dei morti ammazzati e dei sanguinosi regolamenti di conti, finisce anche Onofrio Addesi, di professione operaio. Conosciuto come un lavoratore onesto e amante della famiglia, diventa suo malgrado protagonista di una delle recenti pagine calabresi di cronaca nera.
L’incontro con Francesco Augurusa
La fatica quotidiana, il lavoro senza sosta, accomuna due uomini semplici come Onofrio Addesi e Francesco Augurusa. I due diventano amici, non erano semplici colleghi ma condividevano gli sforzi e i sacrifici di un impiego faticoso, che consentiva ad entrambi di portare a casa i soldi necessari per vivere una vita dignitosa. Domenica 6 gennaio 1991, i due amici si danno appuntamento in piazza Umberto I a Sant’Onofrio. Una chiacchiera al bar davanti un buon caffè, una passeggiata e la solita ma piacevole routine che accompagna due amici nelle giornate lontano dallo stress e dalla quotidiana fatica. Le lancette degli orologi segnano da poco le 11, quando in piazza si sente nitido il rumore di una vettura in arrivo a folle velocità. Tra i presenti in piazza anche un uomo ritenuto vicino alla cosca Bonavota, molto probabilmente il vero obiettivo dei sicari che da lì a pochi minuti avrebbero dato vita ad un inferno di pallottole e sangue.
La raffica di colpi
Onofrio e Francesco cercano di opporsi a quegli uomini armati fino ai denti che marciano spediti e guadagnano metri in una piazza affollata. I killer scendono dall’auto, un’Alfa 33, e sparano senza badare ai presenti, senza risparmiare i poveri innocenti che nulla hanno a che fare con il mondo criminale. Il bilancio al termine dell’agguato è drammatico: 2 morti e 10 feriti, alcuni in condizioni gravi. I cuori di Onofrio e Francesco, 38 e 44 anni, smettono di battere quando i colpi d’arma da fuoco raggiungono i loro corpi senza concedere scampo. Il commando, terminata l’azione di fuoco, scappa via a bordo dell’auto e si dirige all’aeroporto di Lamezia Terme, dove l’auto era stata presa a noleggio proprio per compiere il raid. Una pattuglia dei carabinieri riesce ad intercettare i fuggitivi al termine di un rocambolesco inseguimento lungo Tirrenica Inferiore. A bordo della vettura, i militari trovano solo Rosario Michienzi, di 31 anni. Il giovane farà nomi e cognomi di mandanti ed esecutori della strage. Le sue dichiarazioni confermano quello che tutti subito avevano compreso, la totale estraneità di Onofri e Augurusa rispetto all’azione mortale compiuta dai killer. Nelle successive 48 ore, vengono identificati e bloccati Gerardo D’Urso, Antonio Bartolotta e Domenico Franzè. Nel 1993 la Corte d’Assise di Catanzaro ha condannato all’ergastolo come mandanti Nazzareno Matina (poi suicidatosi in carcere a Spoleto nel giugno del 2011), suo fratello Pasquale e Rosario Petrolo. (f.benincasa@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato