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Guarascio: «Il vero problema della giustizia in territori come la Calabria è la carenza di risorse»

Il procuratore di Crotone a un confronto sulla riforma a Catanzaro: «Se davvero c’è “amichettismo” tra pm e giudice perché ci sono tante assoluzioni?»

Pubblicato il: 09/01/2026 – 19:35
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Guarascio: «Il vero problema della giustizia in territori come la Calabria è la carenza di risorse»

CATANZARO «La legislazione vigente già oggi prevede, di fatto, una sostanziale immutabilità delle funzioni: un pubblico ministero difficilmente può passare a svolgere il ruolo di giudice. Con la riforma Cartabia questo passaggio è consentito una sola volta nel corso dell’intera carriera professionale. È proprio questo che noi magistrati stiamo cercando di spiegare: non era necessario intervenire sulla Costituzione per ottenere una separazione delle funzioni che, di fatto, già esiste». A dirlo il procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, partecipando a Catanzaro a un incontro, promosso dall’Ordine degli avvocati, sulla riforma della giustizia e sul tema della separazione delle carriere.

«Temiamo un indebolimento complessivo della magistratura»

«Occorre invece interrogarsi – ha proseguito Guarascio – su che cosa significhi oggi la separazione delle carriere. La nostra preoccupazione è che, per come viene presentata, essa possa preludere a qualcosa di diverso e più ampio, ossia a un indebolimento complessivo della magistratura, sia giudicante sia requirente. Il punto centrale è comprendere che cosa si pretende con la separazione delle carriere. Se alla separazione delle carriere si accompagna una riforma del Csm che prevede due Consigli Superiori separati, un’Alta Corte disciplinare e il sorteggio dei membri togati, forse la sommatoria di questi interventi prelude a un indebolimento della magistratura e, parallelamente, un rafforzamento del potere politico. Attualmente nel Csm esiste un equilibrio delicato, anche grazie alla presenza della componente laica. La frammentazione di questo equilibrio è fonte di forte preoccupazione. È chiaro che la riforma costituzionale non prevede espressamente il controllo dell’esecutivo sul pubblico ministero, ma in tutti i Paesi in cui esiste la separazione delle carriere vi è un controllo dell’esecutivo sulla magistratura requirente. Il rischio diventerebbe ancora più concreto se si dovesse mettere mano all’obbligatorietà dell’azione penale o, anche solo in ipotesi, alla dipendenza funzionale della polizia giudiziaria dal pubblico ministero». Per Guarascio «questa riforma non contribuisce né a velocizzare i processi né a migliorarne l’efficienza, né introduce nuove risorse o strumenti. Questo ci porta a chiederci quale sia teoria “morale” che sta dietro a questa riforma. La magistratura che oggi rappresento non è preoccupata per sé stessa, ma per l’assetto costituzionale complessivo e per la tutela dei diritti dei cittadini. Una magistratura indebolita, intimorita o remissiva a chi giova? E soprattutto, quale prezzo paga il cittadino per una giustizia che rinuncia alla propria indipendenza? Noi – ha rimarcato il procuratore di Crotone – vorremmo promuovere una narrazione che non si limiti alla contrapposizione tra sì e no, tra giustizialismo e garantismo, ma che aiuti l’opinione pubblica a riflettere sui reali problemi della giustizia».

Gli effetti della riforma in Calabria

Guarascio si è poi soffermato sui possibili effetti della riforma della giustizia su realtà complesse come la Calabria: «Spesso si assiste a una narrazione che enfatizza presunti errori giudiziari o attacca in modo scomposto l’azione investigativa, senza distinguere tra magistratura giudicante e requirente. I processi hanno un esito fisiologico: ci sono condanne e ci sono assoluzioni. Se esistesse davvero un “amichettismo” tra pubblico ministero e giudice, non assisteremmo a un numero così esagerato di assoluzioni rispetto alle richieste di rinvio a giudizio. Quindi si sta mistificando un po’ quali sono veri termini della questione. Il problema di un pubblico ministero in Calabria – lo posso dire come procuratore di Crotone – è quello di non avere abbastanza risorse. Per esempio, in una provincia come Crotone con gravi criticità ambientali, la polizia giudiziaria specializzata in materia ambientale conta solo sei operatori. Questo è il problema della giustizia. E spesso ci si dimentica delle vittime reali, che hanno una domanda di giustizia fortissima. Senza risorse per mappare gli edifici, verificare i rischi strutturali, prevenire i crolli, come possiamo rispondere a quella domanda? Di questo vorremmo parlare, senza schieramenti ideologici, offrendo spunti di riflessione affinché l’opinione pubblica possa comprendere meglio quali siano le vere priorità della giustizia». (a. c.)

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