Invalidità civile, al Sud più assegni che al Nord: Calabria al top per incidenza
La nostra regione “maglia nera”: prestazioni al 13,2% della popolazione. Reggio e Crotone tra le province più colpite

Il Mezzogiorno, pur avendo una popolazione pari a circa tre quarti di quella del Nord, registra circa 500mila pensioni di invalidità civile in più rispetto alle regioni settentrionali. A certificarlo è un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, che fotografa una geografia dell’assistenza fortemente sbilanciata verso il Sud del Paese. Nel dettaglio, nel Mezzogiorno risiedono 19,7 milioni di persone, contro i 26,3 milioni del Nord, ma il numero di invalidi civili risulta più elevato nelle regioni meridionali, con uno scarto che arriva appunto a mezzo milione di prestazioni. Dai dati sono escluse Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, dove le erogazioni sono gestite direttamente dalle province autonome. La tendenza, peraltro, è in crescita. Tra il 2020 e il 2024, il Mezzogiorno è la macroarea che ha fatto segnare l’aumento più consistente delle pensioni di invalidità civile: +8,4%, pari a 124.933 assegni in più. Un’accelerazione ancora più marcata si registra nell’ultimo biennio: tra il 2022 e il 2024 l’incremento ha raggiunto il 7,2%.
I numeri
Accanto ai valori assoluti, emergono forti squilibri anche nell’incidenza delle prestazioni di invalidità (previdenziali e civili) sulla popolazione residente. La regione con il dato più elevato è la Calabria, dove le prestazioni rappresentano il 13,2% degli abitanti. Seguono Puglia (11,6%), Umbria (11,3%) e Sardegna (10,7%). All’estremo opposto si collocano Piemonte, Lombardia e Veneto, tutte ferme al 5,1%, meno della metà del valore calabrese. Il quadro si conferma anche a livello provinciale. In testa c’è Reggio Calabria, con 14,99 prestazioni ogni 100 abitanti, seguita da Lecce (14,24) e Crotone (13,88). Tra le province con la minore incidenza figurano invece Trieste (4,39), Firenze (4,12) e Prato (3,89).
Il divario territoriale emerge in modo netto anche sul fronte della spesa pubblica. Secondo la CGIA, nel 2024 la spesa complessiva per le prestazioni di invalidità civile ha raggiunto i 21 miliardi di euro, di cui il 46,6% erogato nel Mezzogiorno. La regione con l’importo più elevato è la Campania, con 2,73 miliardi di euro, seguita da Lombardia (2,67 miliardi) e Lazio (2,38 miliardi). L’importo medio mensile nazionale si attesta a 501 euro.
Sul piano delle dinamiche regionali, tra il 2020 e il 2024 l’aumento percentuale più alto delle pensioni di invalidità civile si è registrato in Puglia (+14,1%), seguita da Basilicata (+12,2%) e Calabria (+11,9%). Crescite molto più contenute, invece, in Toscana (+2,7%) e Friuli Venezia Giulia (+2,6%).
Nel dossier trova spazio anche il tema delle frodi. Non esistono dati ufficiali sul costo complessivo delle pensioni di invalidità false, ma la letteratura specializzata parla di decine di milioni di euro l’anno. Un’indicazione arriva dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani: tra il 1° gennaio 2020 e agosto 2021, la Guardia di Finanza ha accertato frodi nel comparto previdenziale – che include assegni sociali, pensioni di invalidità civile e altre prestazioni – per quasi 48 milioni di euro.
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