Sistema mafioso lombardo, 62 condanne in abbreviato: 16 anni per Massimo Rosi
In 18 sono stati assolti dal gup di Milano. In 45, invece, andranno in ordinario

MILANO Regge in larga parte davanti al gup del Tribunale di Milano il filone abbreviato dell’inchiesta “Hydra” della Dda di Milano. Oltre 550 anni complessivi di condanna per un totale di 75 imputati (per altri tre è stata chiesta l’assoluzione) era la richiesta avanzata dai pm della Distrettuale antimafia di Milano, Marcello Viola, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, al termine della requisitoria dello scorso 13 novembre 2025 (NE ABBIAMO SCRITTO QUI) e il primo verdetto emesso in tarda serata non ha deluso le aspettative.
16 anni per Massimo Rosi
Nella sentenza, infatti, il gup Emanuele Mancini ha condannato 62 imputati. Sono18, invece, quelli assolti. Pena più alta – 16 anni – inflitta a Massimo Rosi, considerato il «reggente del locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo» – componente del sistema mafioso lombardo – nonché già capo società dello stesso locale, svolgendo anche «un ruolo di mediazione e trait d’union tra il locale ‘ndranghetista e le altre componenti facenti parte del sistema mafioso lombardo». Il gup ha inflitto, poi, 14 anni e 4 mesi per Bernardo Pace, 12 anni per Michele Pace e 11 anni e 4 mesi per Domenico Pace, ritenuti esponenti del mandamento della provincia di Trapani. E poi 14 anni per Filippo Crea, legato alle cosche calabresi, e per Giuseppe Fidanzati, vicino alle famiglie palermitane di Cosa Nostra, 13 anni per Giovanni Abilone, di Castelvetrano, e per Pietro Mazzotta, in quota al gruppo della camorra dei Senese. Condanne più lievi, invece, per i due pentiti William Alfonso Cerbo, detto “Scarface” e Francesco Bellusci, rispettivamente a 5 e e 4 anni e 6 mesi.
L’inchiesta
Un’indagine imponente che mira a far luce su un sistema criminale che, per conquistare un territorio ricchissimo, avrebbe unito le forze, creando il “Sistema mafioso lombardo”, potendo fare affidamento su famiglie con alle spalle esperienze criminali certificate da arresti e sentenze passate in giudicato, avvalendosi anche della classica forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dalla condizione di assoggettamento e omertà nel territorio delle città di Milano, Varese e zone limitrofe.
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