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l’addio al regista

Esequie di Giancarlo Cauteruccio, Savino: «La memoria diventi un festival»

Nel giorno dell’addio al regista calabrese, il vescovo di Cassano lancia l’idea di un festival per custodirne l’eredità. A Sibari una folla commossa trasforma il funerale in un saluto collettivo

Pubblicato il: 13/01/2026 – 19:18
di Emiliano Morrone
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Esequie di Giancarlo Cauteruccio, Savino: «La memoria diventi un festival»

CASSANO ALLO IONIO La proposta è arrivata con garbo, davanti ai presenti, al termine della messa: dedicare al regista teatrale Giancarlo Cauteruccio, scomparso lo scorso 11 gennaio, un festival della cultura da organizzare ogni estate a Cassano allo Ionio. Il vescovo monsignor Francesco Savino l’ha rivolta al Consiglio comunale cittadino durante le esequie del regista calabrese, celebrate stamani nella frazione locale di Sibari, nella chiesa intitolata a Gesù buon pastore, piena di persone commosse. Savino ha parlato di memoria al di là della celebrazione e indicato nella figura di Cauteruccio un riferimento alto per l’Italia, la stessa città dello Ionio e la Calabria, terra splendida che, ha detto il vescovo, ha bisogno di ritrovare fraternità e coscienza di sé.
Numerosi i partecipanti. Accanto alla moglie di Giancarlo, Anna Giusi Lufrano, e ai familiari e parenti, erano presenti amici, collaboratori e colleghi del regista. C’erano volti del teatro e dello spettacolo, fra cui Massimo Bevilacqua, Saverio La Ruina, Alessandro Russo, Giampaolo Calabrese, Gennaro De Rosa e Nino Cannatelli. C’erano persone comuni, cittadini, giovani, addetti ai lavori: un’assemblea che ha trasformato il funerale in un saluto collettivo, sincero, memorabile.
Nell’omelia Savino ha discusso del senso della morte e della vita, anche rispondendo alla domanda su dove si trovino i defunti: nel cuore degli uomini in chiave laica e nell’attesa della resurrezione nella prospettiva cristiana. Il vescovo ha anche delineato il profilo umano e intellettuale di Cauteruccio e ricordato le discussioni, i confronti, i dialoghi avuti con lui nel tempo, spesso insieme alla moglie Anna Giusi. Ha evocato la natura poliedrica dell’artista, la visione, la profondità, l’impegno culturale e sociale e la capacità di leggere in anticipo i segni, gli indizi del futuro. Il vescovo ha poi citato un progetto «condiviso con Giancarlo»: uno spettacolo che avrebbe avuto come protagonisti i migranti del territorio. Un’idea nata come reazione a un vento di intolleranza che soffia in Europa. Savino ha spiegato che Cauteruccio aveva intuito per tempo il clima generale, la deriva culturale e politica, la tentazione di ridurre a paura e propaganda la vita di chi arriva da lontano.
Savino ha quindi riassunto la rete delle relazioni culturali di Cauteruccio e ricordato che il regista era amico di Mario Luzi, dal vescovo definito il più grande poeta italiano contemporaneo. Nel contesto, il riferimento è suonato come un’indicazione della levatura dell’artista calabrese, che ha cercato parole, idee e spiritualità senza accontentarsi dei riflettori.
Dopo la celebrazione sono intervenuti diverse personalità ed è stato ricordato anche un particolare lavoro di Cauteruccio: la sua «chiamata alle arti» sulla spiaggia di Steccato di Cutro a un mese dal tragico spiaggiamento del caicco “Summer Love”, avvenuto il 26 febbraio 2023. Ha preso la parola il sindaco di Cassano allo Ionio, Gianpaolo Iacobini, che ha ringraziato la comunità e reso omaggio al regista, sottolineando quanto la sua presenza abbia contato per il territorio. È intervenuta anche l’ex assessora al Teatro del Comune di Cassano allo Ionio, Elisa Fasanella, che ha ricordato il lavoro culturale portato avanti negli anni e il legame stabile tra Cauteruccio e la città.
Poi è arrivato l’intervento più toccante, quello del fratello Fulvio Cauteruccio, attore di teatro. Ha detto che Giancarlo è stato il suo maestro e il suo mentore, la figura che gli ha insegnato il senso della scena. Fulvio ha quindi declamato versi di Edmond Jabès, tratti dal “Libro delle questioni”, e unito in maniera toccante parola e dolore, pensiero e affetto. Ha concluso Giuliano Compagno, filosofo, scrittore, allievo di Mario Perniola, autore di nove testi diretti da Cauteruccio. Compagno ha parlato della libertà del regista, della sua indipendenza, del rifiuto di inchinarsi a logiche esterne al teatro e di un principio fissato e seguito dal regista: «è la politica che deve inseguire il teatro, non il contrario». Compagno ha ricordato anche gli anni a Firenze e la direzione di Cauteruccio del Teatro Studio di Scandicci, poi la scelta di andare via quando, nonostante il lavoro svolto e i grandi nomi lì portati, gli venne di fatto impedito di continuare. Nel merito Compagno ha contrapposto due scenari: l’allontanamento imposto da una città che non seppe più riconoscerlo e, invece, l’accoglienza ricevuta in Calabria, dove il regista trovò protezione, spazio e cura.
Compagno ha dedicato delle parole anche alla signora Lufrano, che ha assistito il marito Giancarlo fino all’ultimo giorno. Un gesto d’amore e di dignità che Savino aveva già richiamato durante l’omelia, quasi a dire che in quella fedeltà quotidiana c’è una parte essenziale della storia.
Alla fine, è emersa l’immagine di una comunità unita attorno a un uomo che ha dato moltissimo alla cultura e pure alla Calabria. La proposta del Festival avanzata da Savino apre una strada importante, sul presupposto che si debba dare un seguito all’opera, al messaggio, al valore e all’eredità culturale di Cauteruccio. (redazione@corrierecal.it)

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