Bel calcio e otto punti dalla vetta: il Cosenza tra consapevolezze ritrovate e rimpianti
Prestazioni da categoria superiore, ma la classifica resta amara. Il mercato diventa fondamentale per consolidare la squadra e arrivare bene ai playoff

COSENZA C’è un paradosso che accompagna il Cosenza in questa stagione come un’ombra puntuale: più convince sul campo, più cresce il peso dei rimpianti. La notte di Salerno, contro una corazzata costruita per dominare il campionato di serie C, ha offerto l’ennesima dimostrazione di una squadra che gioca, comanda, interpreta. E, per lunghi tratti, addirittura sovrasta. Per qualità, per organizzazione, per personalità. Non è un’eresia dire – come ha fatto il tecnico Antonio Buscè – che questo Cosenza ha tratti da categoria superiore. Il problema è che le categorie, nel calcio, le fanno i punti. E quelli, oggi, raccontano una storia più amara.
Dopo 21 giornate i Lupi sono quinti, a otto lunghezze da una vetta condivisa da Benevento e Catania. Otto punti che pesano come macigni, soprattutto se si guarda il campo e non la classifica. Perché, almeno per quanto visto finora, il primato di quelle che sulla carta sono “corazzate” non appare così granitico. Ma il calcio non vive di percezioni: vive di programmazione. E qui il nastro riavvolge bruscamente fino all’estate, a un mercato che definire evanescente è un atto di generosità.
Buscè ha costruito calcio con quello che aveva. E quello che aveva era una rosa corta, cortissima, tenuta in piedi per oltre cinque mesi da idee, lavoro e spirito di sacrificio. È vero: molti dei big reduci dalla serie B sono rimasti. Ma è altrettanto vero che il logorio era scritto, così come gli infortuni. Cimino e Mazzocchi non sono stati incidenti di percorso, bensì conseguenze quasi inevitabili. E lo stop di Mazzocchi, in particolare, ha tolto ossigeno e profondità a una squadra che su di lui aveva costruito gran parte della sua efficacia offensiva. Motore, rifinitore, finalizzatore: perderlo nel momento decisivo della prima parte di stagione è stato un colpo che ha lasciato il segno.
Il recente arrivo di Emmausso va letto come un segnale, ma non come una soluzione definitiva. Buon innesto, certo, ma non una prima punta e soprattutto un’operazione tardiva rispetto alle necessità evidenti della squadra. Probabilmente non è un caso che dopo aver segnato con continuità nel girone d’andata, il Cosenza sia rimasto a secco nelle prime due gare di ritorno. Nemmeno una prestazione eccellente come quella di Salerno è bastata a rompere il digiuno, al netto dei due gol annullati per fuorigioco netti e del palo colpito da Kouan. Quando mancano certi riferimenti, il bel gioco rischia di restare un esercizio di stile.
E adesso la realtà bussa con forza: recuperare otto punti a due società strutturate, con piazze calde e obiettivi dichiarati, sembra un’impresa ai limiti dell’impossibile. Anche perché l’infortunio muscolare di Florenzi a Salerno – arrivato proprio nel momento in cui stava offrendo risposte importanti – aggiunge un ulteriore ostacolo a un cammino già accidentato. Forse, allora, è il momento di spostare l’orizzonte e guardare ai playoff, preparando la primavera come una nuova stagione. Ma per farlo servirebbero ulteriori rinforzi: veri, mirati, coerenti. Servirebbero ambizioni che vadano oltre le parole. Buscè per alzare ulteriormente l’asticella in vista delle prossime gare, ha bisogno di qualità: servono come il pane almeno un attaccante e un difensore centrale, soprattutto dopo la partenza ormai prossima di Dalle Mura, destinazione Juve Stabia.
Il derby di lunedì contro il Crotone, al San Vito-Marulla, diventa uno snodo fondamentale. Non solo per la classifica, ma per il senso stesso di questo campionato. Vincere è necessario per non scivolare nella griglia playoff e per dare continuità a quanto di buono visto a Salerno. Di fronte ci sarà un avversario in difficoltà, in uno stadio che, ancora una volta, sarà desolatamente vuoto. (f.v.)
Foto Cosenza calcio
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