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Bonifica Crotone, Grossi: «I materiali radioattivi possono restare sul luogo in sicurezza»

L’amministratore delegato di Eni Rewind indica la messa in sicurezza permanente come opzione concreta per i materiali con Tenorm, già applicata con successo in altri siti industriali italiani

Pubblicato il: 14/01/2026 – 11:51
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Bonifica Crotone, Grossi: «I materiali radioattivi possono restare sul luogo in sicurezza»

CROTONE La bonifica delle discariche fronte mare di Crotone entra in una fase delicata. Nei giorni scorsi Eni Rewind ha sospeso temporaneamente gli scavi nella ex discarica Pertusola dopo il rinvenimento di materiale Tenorm, ossia materiale naturalmente radioattivo. A fare chiarezza sull’accaduto è stato l’amministratore delegato di Eni Rewind, Paolo Grossi, intervenuto alla trasmissione Buongiorno Regione.
«Lo scorso 8 gennaio abbiamo avviato gli scavi sulla ex discarica Pertusola – ha spiegato Grossi –. Si tratta di una delle due discariche fronte mare interessate da una bonifica di cui si parla da molti anni. La prima, su cui stavamo lavorando già da giugno, è stata utilizzata per circa sessant’anni dalla ex società Pertusola, che svolgeva lavorazioni di metalli».
Secondo quanto ricostruito dall’amministratore delegato, su quell’area ci si attendeva la presenza di residui industriali, pericolosi e non, ma comunque riconducibili esclusivamente alle lavorazioni metallurgiche. «Tutti i sondaggi effettuati – oltre quaranta nel 2017 – non avevano mai indicato la presenza di Tenorm», ha precisato Grossi.
Diversa, invece, la situazione dell’altra discarica, l’ex Fosfotec, dove è storicamente nota la presenza di materiale radioattivo naturale. «Quell’area – ha ricordato – è stata utilizzata dalla Montecatini prima e dalla Montedison poi per lo smaltimento degli scarti della produzione di fertilizzanti, ottenuti dalla lavorazione di rocce che lasciavano residui radioattivi di origine naturale».
La scoperta del Tenorm nella discarica Pertusola è stata dunque inattesa. «Eni è arrivata su questo sito solo negli anni ’90, dopo sessant’anni di gestione industriale della Pertusola, fallita e conferita allo Stato – ha sottolineato Grossi –. Non essendo stati noi i gestori storici, ci siamo basati sulle indagini e sulla documentazione disponibile, che non indicavano la presenza di questi materiali. Proprio per questo avevamo avviato gli scavi dalla Pertusola, ritenuta priva di radioattività».
Nel corso dei lavori, in sei mesi, Eni Rewind ha già scavato circa 37 mila tonnellate di materiale, raggiungendo profondità superiori ai due metri senza alcun riscontro di Tenorm. «Il ritrovamento di giovedì scorso riguarda un’area di circa 50 metri quadrati – ha spiegato Grossi – pari a un millesimo dei cinque ettari complessivi della discarica».
Quanto alla messa in sicurezza, Eni Rewind guarda alle esperienze già maturate in altri siti nazionali. «Situazioni analoghe – ha ricordato – sono state gestite dove le competenze sono ministeriali, con il coinvolgimento dell’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione. A Gela, ad esempio, abbiamo trattato volumi di materiale venti volte superiori rispetto a Crotone, attraverso messe in sicurezza permanenti: i materiali vengono lasciati in loco ma completamente isolati, impedendo qualsiasi contatto con l’ambiente e con le persone».Il tema dello smaltimento resta però complesso. Per questo tipo di rifiuti non esistono discariche disponibili in Europa. Il problema principale è il trasporto, ma di fatto questi materiali devono rimanere sul posto.Già il 30 settembre scorso Eni Rewind aveva segnalato la questione a tutti gli enti competenti e al prefetto, in vista dell’avvio degli scavi nella discarica ex Fosfotec. «Lì sappiamo che circa la metà dei materiali, pari a 140 mila tonnellate, contiene Tenorm e amianto – ha detto Grossi –. Nel 2021 e nel 2023 avevamo proposto una messa in sicurezza permanente, come già realizzato a Gela, Venezia e Porto Torres, ma la proposta è stata respinta».
Ora l’azienda attende la convocazione della Commissione tecnica
presieduta dal prefetto per valutare le opzioni disponibili. «È ormai accertato che non esistono discariche idonee neppure in Europa – ha ribadito Grossi –. Anche quelle che utilizziamo in Svezia per i rifiuti pericolosi non accettano materiali con Tenorm. Tuttavia siamo convinti che soluzioni esistano e che, insieme agli organi tecnici, possano essere individuate, consentendo nel frattempo la prosecuzione della bonifica nelle altre aree».Sul territorio cresce la preoccupazione per un possibile blocco degli interventi e non mancano le reazioni politiche, compresa l’ipotesi di ripristinare la figura del commissario straordinario. «Non spetta a noi decidere come le autorità vogliano organizzare e presidiare l’attività – ha commentato Grossi –. Con il precedente commissario abbiamo collaborato efficacemente. Può essere una figura utile per accelerare il confronto e soprattutto per assumere decisioni». L’amministratore delegato di Eni Rewind ha però messo in guardia dai rallentamenti dovuti a veti e pregiudizi. «L’importante è scegliere soluzioni fattibili e già sperimentate altrove. Spesso abbiamo la sensazione di essere incentivati ad agire, ma poi di non poter utilizzare strumenti che funzionano. Questo rende difficile garantire tempi certi a tutela dell’ambiente».«A Gela – ha concluso – abbiamo operato su volumi venti volte superiori, con le autorizzazioni degli stessi enti centrali e nazionali. La nostra macchina è in grado di andare veloce. Ma andare avanti con il freno a mano tirato, e senza ruote, diventa oggettivamente complicato». (redazione@corrierecal.it)

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