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Il futuro incerto

Ponte sul Cottola, c’è uno spiraglio ma la ricostruzione è lontana. I sindaci: «Un’area della Calabria ancora spaccata in due» – VIDEO

Sopralluogo congiunto e appello dei sindaci di Maida, Curinga e San Pietro a Maida: «Servono risposte immediate»

Pubblicato il: 14/01/2026 – 14:02
di Giorgio Curcio
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Ponte sul Cottola, c’è uno spiraglio ma la ricostruzione è lontana. I sindaci: «Un’area della Calabria ancora spaccata in due» – VIDEO

LAMEZIA TERME Solo un piccolo spiraglio, una flebile luce in fondo al tunnel. Perché la soluzione per la ricostruzione del ponte sul torrente Cottola è ancora lontana. È passato oltre un anno dalla devastante alluvione che, nell’ottobre 2024, colpì il territorio lametino, provocando ingenti danni tra Maida, Curinga e San Pietro a Maida. E il crollo di questa infrastruttura strategica resta ancora oggi il simbolo più evidente di quella ferita. Cruciale per i collegamenti dell’entroterra, in un’area particolarmente complessa dal punto di vista morfologico, il ponte è stato posto sotto sequestro dalla Procura della Repubblica subito dopo il crollo. Solo in una fase successiva è arrivato un dissequestro temporaneo, limitato esclusivamente ai lavori di sgombero del letto del torrente, invaso da una grande quantità di materiale.

«Il timore è che si torni al sequestro dell’area»

Siamo dunque davanti a una fase ancora transitoria, il cui primo impulso è arrivato questa mattina con il sopralluogo congiunto dei sindaci dei Comuni interessati e del presidente della Provincia di Catanzaro, Amedeo Mormile. «È uno spiraglio che speriamo non si richiuda tra pochi giorni. Nel frattempo, i lavori sono iniziati: si tratta della demolizione delle infrastrutture crollate, delle pile e delle fondamenta. In questi giorni, grazie all’impresa esecutrice, sono stati effettuati interventi per liberare l’area e consentire ai consulenti della Procura di svolgere le proprie indagini», spiega proprio Mormile al Corriere della Calabria. Il timore, però, è che una volta rimossi i detriti «si torni nuovamente al sequestro dell’area, con l’impossibilità di proseguire le attività previste dal cronoprogramma. Un’eventualità che ci preoccupa molto, perché ci sono legittime aspettative da parte del sistema produttivo e agricolo, che incide in modo rilevante sull’economia di quest’area, e i tempi cominciano a diventare davvero critici».

cantiere ponte torrente cottola

Progetto finanziato, ditta individuata ma ponte lontanissimo

Eppure, per la realizzazione del ponte, subito dopo il crollo avvenuto nell’ottobre del 2024, erano stati stanziati subito 4 milioni di euro dalla Regione Calabria per la ricostruzione, rispetto al quale nei successivi sei mesi, a fine giugno 2025, la Provincia di Catanzaro era già pronta dopo aver espletato la gara e individuato l’impresa esecutrice dei lavori. «Per via del sequestro dell’area – ha sottolineato ancora Mormile – non è stato possibile avviare i lavori e, a tutt’oggi, siamo solamente in una fase di proroga che finirà tra dieci giorni, richiesta dai consulenti della Procura della Repubblica, che noi stiamo realizzando proprio per consentire questi lavori». I rischi, però, restano elevati: un ulteriore allungamento dei tempi per il dissequestro definitivo potrebbe avere conseguenze pesanti sull’avvio dei lavori di ricostruzione del ponte. C’è un contratto in essere, i lavori sono stati di fatto formalmente consegnati altrimenti oggi non avrebbero potuto iniziare neanche questo tipo di attività di demolizione» ha precisato ancora Mormile, e quindi ogni interruzione «andrà inevitabilmente a riverberarsi anche in termini di eventuali problemi legati all’esecuzione dei lavori e quindi anche alle legittime aspettative da parte dell’impresa esecutrice».

L’appello dei sindaci

Accanto alle preoccupazioni tecniche e procedurali, emergono con forza le voci dei territori. I sindaci dei Comuni interessati parlano di una comunità sotto pressione, di collegamenti interrotti, di disagi che si trascinano da oltre un anno e che rischiano di diventare strutturali. Una situazione che impone, secondo gli amministratori locali, un cambio di passo deciso da parte di tutte le istituzioni coinvolte.
«C’è un’attività della Procura, attraverso i consulenti tecnici d’ufficio, finalizzata a verificare le cause del crollo e l’eventuale individuazione di responsabilità. Questo, obiettivamente, sta rallentando l’avvio dei lavori», riconosce il sindaco di Curinga Elia Pallaria. «È una fase nella quale è necessario un’interlocuzione costante tra tutti gli attori istituzionali per cercare di velocizzare le procedure, perché la pressione dei cittadini è forte: questa era un’arteria principale, almeno per il Comune di Curinga, per i collegamenti con la zona di Lamezia Terme». Dello stesso avviso anche l’omologo di Maida, Salvatore Paone. «Oggi abbiamo visto che c’è un piccolo spiraglio, ma la soluzione è ancora lontanissima. Questo crollo ha provocato danni enormi a un territorio già fragile, danni che alla fine ricadono soprattutto sui cittadini e sulle aziende. Da mesi, come sindaci, stiamo cercando di richiamare l’attenzione sulla necessità di individuare una soluzione nel più breve tempo possibile, affinché i lavori possano partire e concludersi nei tempi giusti. Perché da oltre un anno quest’area della Calabria è, di fatto, spaccata in due. Riteniamo che questa opera pubblica richieda la massima attenzione da parte di tutte le istituzioni e delle autorità competenti, affinché i lavori possano finalmente iniziare».
Ancora più deciso l’intervento del primo cittadino di San Pietro a Maida, Domenico Giampà: «C’è stato un inizio, ma sappiamo bene che il cantiere non è ancora sbloccato e questo ci preoccupa. Non vogliamo che la giornata di oggi passi come una semplice passerella: i cittadini hanno bisogno di risposte concrete. Proprio per questo, insieme al presidente della Provincia, abbiamo chiesto un incontro al prefetto, coinvolgendo i tecnici e la Procura, per arrivare allo sblocco definitivo del cantiere». (g.curcio@corrierecal.it)

Il servizio:

Le interviste ai sindaci:

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