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degrado e costi alle stelle

Rifiuti fuori controllo a Reggio Calabria

A un anno dall’avvio del nuovo sistema di raccolta, l’indifferenziato esplode e le strade diventano discariche a cielo aperto. Reggio Calabria resta ostaggio di un’emergenza senza fine

Pubblicato il: 14/01/2026 – 12:46
di Paola Suraci
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Rifiuti fuori controllo a Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA I cassonetti non si vedono più. Letteralmente. I rifiuti li hanno sommersi, cancellati alla vista, trasformando le nuove postazioni stradali in discariche a cielo aperto. Altro che svolta. A inizio 2026, la gestione dei rifiuti a Reggio Calabria appare come una nuova emergenza, figlia di un sistema che avrebbe dovuto migliorare l’esistente e che invece ne ha amplificato le fragilità.
La sperimentazione che ha ridimensionato il porta a porta spinto, introducendo cassonetti stradali ingegnerizzati per alcune frazioni di rifiuto, non ha dato i risultati promessi. Anzi. Il servizio è entrato in crisi e, nel giro di pochi mesi, le postazioni interessate sono diventate isole di rifiuti, con accumuli incontrollati che crescono giorno dopo giorno.
Il servizio di raccolta gestito da Ecologia Oggi è organizzato in tre principali zone operative: nel centro e lungo la litoranea la raccolta avviene con il sistema porta a porta spinto; nella fascia intermedia il servizio è misto, con raccolta porta a porta integrata dai cassonetti stradali; nelle periferie e nelle zone più distanti la raccolta avviene principalmente tramite cassonetti stradali.

Davanti alle scuole, tra le colline: il degrado avanza

La situazione ha ormai superato la soglia dell’allarme. A Catona, periferia nord di Reggio, le cataste di spazzatura si accumulano davanti alle scuole elementari, ponendo un problema che non è più solo di decoro urbano ma di sicurezza e salute pubblica. Nelle zone collinari e preaspromontane, lungo i tornanti, tornano a comparire sacchetti, ingombranti, materiali edili. Dal centro alla periferia, le microdiscariche proliferano.
È un fenomeno noto: quando il servizio di raccolta scricchiola, l’abbandono cresce per emulazione. Basta un sacchetto fuori posto perché, nel giro di poche ore, nasca una montagna.

Comunicazione debole, sistema confuso

A pesare, in modo evidente, è stata una comunicazione inefficace verso i cittadini. Il funzionamento del nuovo sistema non è stato compreso, interiorizzato, governato. Tra indicazioni poco chiare, turni non rispettati e regole percepite come complesse, molti conferiscono in modo errato. Altri, semplicemente, continuano ad abbandonare.
Il risultato è una miscela esplosiva: inciviltà cronica, ritardi nella raccolta e cassonetti ingegnerizzati utilizzati come contenitori indifferenziati di fatto.

Differenziata in arretramento, indifferenziato in impennata

Il dato più preoccupante riguarda la raccolta differenziata, che a Reggio Calabria non cresce, ma arretra. Le stime più recenti parlano di un calo significativo: dal 40% a una forbice tra il 35 e il 37%, in pochi mesi. Un’inversione netta rispetto agli obiettivi annunciati.
Il confronto con il contesto regionale è impietoso. Secondo il Rapporto Ispra sui Rifiuti Urbani, la Calabria ha raggiunto il 57,5% di raccolta differenziata, in crescita costante. Catanzaro e Cosenza superano il 65%, Vibo Valentia è oltre il 61%. Reggio Calabria si ferma al 43,8%, ultimo dato tra tutte le Città Metropolitane d’Italia e a quasi 24 punti dalla media nazionale.
Nel frattempo, la quantità di rifiuto indifferenziato è quasi raddoppiata negli ultimi mesi. Un dato che ha un impatto diretto e immediato.

Costi fuori controllo e Tari sotto pressione

Più indifferenziato significa più discarica, più trasporti, più costi. Il conto è salato: la spesa complessiva del servizio ha raggiunto circa 41 milioni di euro, mentre il gettito Tari si ferma intorno ai 35 milioni. Un divario che rende irrealistica qualsiasi ipotesi di riduzione del tributo e che apre, al contrario, allo spettro di nuovi aumenti.
Il sistema non solo non produce risparmi, ma aggrava il peso economico sulla collettività.

Ecologia Oggi investe, ma il risultato non cambia

Eppure, sul piano industriale, qualcosa si muove. Ecologia Oggi, da quando ha preso in gestione il servizio nell’aprile 2024, ha completato quasi interamente la pianta organica richiesta, ha messo in campo nuovi mezzi (circa trenta) e ha investito.
Ma il nodo resta irrisolto: gli investimenti non si traducono in risultati percepibili sul territorio. La città continua a essere sporca, disordinata, frammentata in decine di criticità quotidiane.
Il problema non sembra più solo operativo, ma di modello.
Antonello Errante, sindacalista del SUL che lavora con Ecologia Oggi, evidenzia che “l’azienda sta pagando gli stipendi regolarmente. I dipendenti sono circa 380, e per Natale hanno ricevuto un bonus spesa di 100 euro”.

Obiettivi annunciati, risultati mancati

L’obiettivo era chiaro: raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro 18 mesi. A distanza di tempo, però, non solo non si è registrato alcun progresso, ma la situazione è peggiorata.
Mentre quasi tutti i comuni dell’area metropolitana hanno finalmente attivato sistemi strutturati di raccolta, Reggio Calabria resta il punto debole, influenzando negativamente i dati dell’intero territorio. Un paradosso, se si considera che la città rappresenta circa il 10% della popolazione regionale.
Il Comune ha comminato sanzioni a Ecologia Oggi per il mancato rispetto di alcune attività previste dal contratto. L’azienda le ha contestate, ritenendole ingiuste. Contemporaneamente, l’Amministrazione ha affidato a una società esterna, per ottanta mila euro annui, il monitoraggio del servizio e il supporto tecnico necessario per l’esecuzione del nuovo piano operativo.
Si tratta di un DEC (Direttore dell’Esecuzione del Contratto) esterno, affidato a Gesap Consulting, società di ingegneria e consulenza specializzata nella gestione degli appalti pubblici. Il suo compito è verificare l’esecuzione del contratto e supportare il Comune nelle attività operative e tecniche del servizio di raccolta rifiuti.

Una città ostaggio di un sistema che non funziona

Il 2026 si apre con una certezza difficile da smentire: la rivoluzione della raccolta rifiuti è rimasta sulla carta. Tra annunci, sperimentazioni e correttivi, la città è tornata a convivere con cumuli di spazzatura, discariche abusive e percentuali in calo. Senza una correzione radicale il rischio è che Reggio Calabria continui a oscillare tra emergenza permanente e normalità degradata, pagando il prezzo più alto in termini ambientali, economici e sociali. (redazione@corrierecal.it)

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