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il dibattito

«Nella sanità calabrese servono scelte serie, non provvedimenti emergenziali»

Enzo Bruno (capogruppo Tridico Presidente) interviene in Consiglio regionale

Pubblicato il: 16/01/2026 – 18:12
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«Nella sanità calabrese servono scelte serie, non provvedimenti emergenziali»

REGGIO CALABRIA «Non è populismo denunciare ciò che i dati ufficiali certificano. Non lo diciamo noi che la sanità calabrese non funziona: lo affermano i sindacati, gli organismi di controllo, il Piano nazionale esiti di Agenas. Continuare a raccontare una sanità che non esiste significa negare i bisogni reali dei cittadini». Ad affermarlo – secondo quanto riporta una nota – è il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, intervenendo in Aula nel corso della discussione sulla proposta di legge finalizzata a garantire la continuità dei servizi sanitari regionali. «Se oggi il Consiglio regionale si occupa di sanità è grazie alla mobilitazione dei comitati e dei cittadini di Polistena, che hanno avuto il merito di riportare all’attenzione pubblica una condizione ormai insostenibile», ha evidenziato in apertura. Bruno ha poi voluto richiamare con forza anche l’attenzione su Catanzaro e sulla vicenda della clinica Sant’Anna Hospital. «Nel capoluogo – sottolinea – esisteva una struttura di eccellenza come Villa Sant’Anna, punto di riferimento nazionale nel campo della cardiochirurgia. Oggi quella realtà non c’è più. Ci sono imprenditori disponibili a investire per restituire alla città una struttura adeguata, consapevoli della tradizione e delle competenze che Catanzaro ha espresso per anni in questo settore» «Chiediamo alle istituzioni regionali – ha aggiunto – di dare attenzione a questa vicenda, di ascoltare chi vuole investire e di rispettare una città che ha rappresentato un presidio fondamentale nella cura e nella prevenzione. Il gruppo Tridico Presidente resta disponibile a qualsiasi confronto costruttivo, nella consapevolezza che la sanità calabrese ha bisogno di scelte serie, coraggiose e strutturali, non di soluzioni tampone». Bruno ha quindi ricordato come «per anni, alle richieste di discutere in Consiglio regionale di sanità, si sia risposto che non era possibile. Oggi, invece, ci troviamo a parlarne perché un’emergenza è esplosa con forza, rendendo impossibile continuare a voltarsi dall’altra parte». Sul piano delle competenze istituzionali, il capogruppo Bruno ha richiamato una pronuncia chiara della Corte costituzionale. «La sentenza n. 20 del 14 febbraio 2023 chiarisce senza ambiguità che, in una regione commissariata, le funzioni attribuite al commissario ad acta devono restare intangibili da qualsiasi interferenza degli organi regionali, anche se esercitata attraverso atti legislativi. Alla luce di questo, l’approvazione di una legge regionale in materia sanitaria appare quantomeno impropria». Secondo Bruno, «sarebbe stato forse più utile approvare una mozione di indirizzo rivolta al commissario, affinché adottasse un DCA, come già avvenuto in passato. Anche questa strada, tuttavia, resterebbe in contrasto con una normativa nazionale ancora vigente, che potrebbe essere modificata solo con l’eventuale approvazione di un emendamento in sede di conversione del decreto Milleproroghe». Nel merito del provvedimento in discussione, il capogruppo di Tridico Presidente ha comunque chiarito la propria posizione: «Non è certamente nostra intenzione creare ostacoli a una misura che, pur discutibile e di incerta realizzabilità, potrebbe consentire la prosecuzione di alcune attività sanitarie indispensabili, oggi fortemente compromesse anche a causa di scelte governative – come il DM 251/2024 – adottate dalla stessa maggioranza che guida la Calabria». «L’impostazione appare però limitativa – ha evidenziato Bruno – perché restringe il reclutamento ai soli medici in pensione. Il provvedimento potrebbe essere esteso anche ai liberi professionisti e ad altri medici già operanti sul territorio, come i medici di medicina generale, quelli della continuità assistenziale e gli specialisti ambulatoriali, magari prevedendo un limite massimo di ore settimanali». Ulteriori criticità riguardano i requisiti richiesti. «L’essere in pensione sembra costituire l’unico titolo previsto, senza alcun riferimento al possesso della specializzazione nella disciplina da ricoprire, che è invece indispensabile per qualunque attività ospedaliera. Inoltre, non è fissato alcun limite di età, mentre l’idoneità psico-fisica resta una variabile piuttosto incerta. Mancano infine criteri chiari sulla tariffazione delle prestazioni». «La sanità – ha concluso Bruno, annunciando comunque voto favorevole – non si risolve con norme emergenziali né con annunci. Serve una visione complessiva e un’assunzione di responsabilità collettiva, senza scaricare tutto sul passato o su comodi bersagli politici».

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