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operazione “Car Cash”

“Car Cash”, il gruppo «criminale strutturato» che controlla Arghillà. Il timore di un indagato: «Secondo me è arrivato il mandato di cattura»

Un sistema criminale più ampio emerge dalle carte dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Reggio Calabria. Nel mirino furti, estorsioni e armi

Pubblicato il: 21/01/2026 – 10:50
di Paola Suraci
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“Car Cash”, il gruppo «criminale strutturato» che controlla Arghillà. Il timore di un indagato: «Secondo me è arrivato il mandato di cattura»

REGGIO CALABRIA Un furto consumato in pochi secondi, in pieno giorno, ai danni della troupe televisiva de Le Iene. Ma anche uno spaccato di un sistema criminale ben più ampio, che emerge dalle carte dell’inchiesta “Car Cash”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, che ha acceso i riflettori su un gruppo operante nel quartiere di Arghillà Nord, dedito a furti di auto, estorsioni, ricettazione e traffico di armi.

Il furto a Le Iene

Il furto risale al 25 aprile 2025. Intorno alle 11 del mattino, la troupe del programma Mediaset si reca ad Arghillà per realizzare un servizio giornalistico. L’auto, una Fiat Panda, viene parcheggiata nei pressi dell’ingresso del quartiere. Quando i giornalisti si allontanano per effettuare le riprese, qualcuno li osserva.
Al rientro, la scoperta: il finestrino posteriore destro è abbassato e dall’abitacolo è sparita una borsa marca The Bridge, contenente documenti personali, dispositivi elettronici, carte di credito e 1.000 euro in contanti, oltre ad appunti di lavoro e dati sensibili.

L’azione filmata e l’identificazione

I carabinieri di Reggio Calabria stavano già indagando sul gruppo operante ad Arghillà e così grazie alle immagini delle telecamere viene ricostruito minuto per minuto anche il furto alla troupe del programma Mediaset, ripreso integralmente e attribuito con certezza a Silvano Amato e Pio Armando Morello, oggi agli arresti domiciliari. Le indagini della Polizia Giudiziaria si concentrano immediatamente sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. I filmati riprendono l’intera azione: due giovani arrivano a bordo di una Fiat 600, uno rimane a fare da palo, l’altro si avvicina rapidamente alla Panda, apre lo sportello posteriore destro e asporta la borsa. Poi la fuga.
La comparazione delle immagini con le banche dati delle forze dell’ordine consente di identificare con certezza i responsabili in Silvano Amato, classe 1991, e Pio Armando Morello, classe 2006, entrambi residenti ad Arghillà Nord e già noti alle forze dell’ordine per precedenti reati contro il patrimonio.
Secondo quanto emerge dagli atti, i due avevano da poco terminato di scontare misure cautelari per fatti analoghi.

Il contesto criminale: l’inchiesta “Car Cash”

Il furto alla troupe de Le Iene si inserisce in un quadro investigativo più ampio. Dalle carte dell’inchiesta “Car Cash”, coordinata dalla Procura di Reggio Calabria, emergono dettagli inquietanti su un gruppo criminale strutturato, radicato nel quartiere di Arghillà, capace di gestire furti d’auto, “cavalli di ritorno”, estorsioni e traffico di armi.
Nei giorni scorsi, al Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, si è svolta la conferenza stampa per illustrare l’esito dell’operazione, che ha portato a 17 arresti, tra carcere e domiciliari.

Le intercettazioni e il controllo del territorio

Le intercettazioni raccolte dagli investigatori documentano un sistema strutturato di controllo del territorio, messo in atto dagli indagati per individuare in tempo reale la presenza delle forze dell’ordine e neutralizzare eventuali controlli. Un’attività costante, basata su telefonate, linguaggio criptico e allerta reciproca, che – secondo la Procura – conferma la pericolosità del gruppo.
Nelle conversazioni, le pattuglie vengono indicate con nomi in codice come “Griss”, “nonno” o “nonna”, termini utilizzati per segnalare la presenza di carabinieri o polizia senza mai citarli direttamente.
È il 18 gennaio 2025 quando Alessandro Fiore Bevilacqua, oggi agli arresti domiciliari, viaggia in auto con Damiano Amato, detto “Enzo Pillola”, arrestato e detenuto in carcere.
Bevilacqua avvisa un interlocutore:
«Ci siamo incontrati con i Griss e ci siamo persi», spiegando di aver cambiato strada dopo aver incrociato una pattuglia. Poco dopo, in sottofondo, Amato chiede indicazioni per evitare la zona.
Il 19 gennaio, Bevilacqua giustifica un ritardo riferendo di aver dovuto «controllare dove sono andati i Griss», confermando l’attenzione costante agli spostamenti delle forze dell’ordine.
Il 21 gennaio, lo stesso Bevilacqua viene nuovamente allertato con un’espressione in codice:
«C’è tuo nonno là sopra», chiaro riferimento alla presenza delle pattuglie in zona.
La tensione cresce il 22 gennaio, quando Bevilacqua viene informato che «stanno salendo carabinieri e polizia». Amato, intercettato nella stessa conversazione, conferma che le pattuglie si stanno dirigendo verso l’abitazione. Bevilacqua, preoccupato, commenta:
«Secondo me è arrivato il mandato di cattura».
Poche ore dopo, è ancora Damiano Amato a segnalare la presenza delle forze dell’ordine, parlando dei “Griss” e ricevendo rassicurazioni che «è tutto a posto».
Il 5 febbraio, in un’altra intercettazione, Amato chiede a Bevilacqua se debba «salire la Sossò», termine che per gli investigatori indica materiale illecito da nascondere, spiegando che «ci sono le forze dell’ordine dietro e vicino al campetto, c’è pure la Finanza».
Anche nei giorni successivi emergono analoghi segnali di allerta e monitoraggio, a conferma – secondo gli inquirenti – di un’organizzazione capace di attivarsi rapidamente per eludere i controlli, con una rete di vedette e comunicazioni continue.
Per la Procura, la ripetitività delle condotte, la pluralità degli episodi e il linguaggio condiviso dimostrano un concreto e attuale pericolo di reiterazione dei reati, elemento che ha giustificato l’applicazione delle misure cautelari nei confronti degli indagati. (redazione@corrierecal.it)

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