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L’inchiesta “Ostro”

Chat criptate e diritti della difesa, il giudice “chiama” la Francia: nuove verifiche sull’Ordine europeo d’indagine

Nessuna bocciatura dell’impianto accusatorio, ma un passaggio di garanzia in un terreno giuridico complesso. Ed è la prima volta che accade in Italia

Pubblicato il: 24/01/2026 – 17:11
di Giorgio Curcio
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Chat criptate e diritti della difesa, il giudice “chiama” la Francia: nuove verifiche sull’Ordine europeo d’indagine

CATANZARO Uno spiraglio difensivo in più, una garanzia maggiore per gli indagati. Ma non solo. Il senso della decisione del giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro, Gilda Romano, è molto più profondo e mira ad una serie di obiettivi molteplici in vista del processo nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro ribattezzato “Ostro”, quello contro i presunti appartenenti alla cosca Gallace, tutti accusati a vario titolo dei reati ipotizzati di associazione di tipo ‘ndranghetistico, procurata inosservanza di pena, traffico di armi e plurimi reati contro la persona e il patrimonio aggravati dalle finalità mafiose, nonché scambio elettorale politico mafioso e violazioni in materia di stupefacenti.

SkyECC e Oei

Tutto ruota attorno ad un tema tanto complesso quanto delicato e che il gup ha deciso di non ignorare rispetto alle istanze degli avvocati difensori (gli avvocati Vincenzo Sorgiovanni, Mauro Ruga, Alessandro Bavaro e Giuseppe Gervasi) come accade – invece – spesso nelle fasi preliminari dei processi, disponendo l’emissione di un nuovo Ordine europeo di indagine (OEI) nei confronti della Francia, nell’ambito di un procedimento penale fondato anche su comunicazioni intercettate attraverso sistemi di telefonia criptata che, in ogni caso, non escono fuori dal processo. Il terreno giuridico, però, è complesso e incrocia simultaneamente tre aspetti: la cooperazione giudiziaria europea, l’utilizzo delle prove formate all’estero e le garanzie del diritto di difesa.  



Il nodo delle notifiche

Perché quelle acquisite, come capita di consueto quanto si tratta delle chat SkyEcc, sono prove già formate nello Stato di esecuzione e trasmesse all’Italia tramite Ordine europeo di indagine (in applicazione della Direttiva 2014/41/UE e del decreto legislativo 108/2017). C’è un punto sul quale hanno spinto le difese, trovando l’accoglimento da parte del gup di Catanzaro, ovvero l’impossibilità di accedere a una parte degli atti già formati in Francia, nonché l’assenza di elementi certi sulla notifica dei provvedimenti di esecuzione dell’OEI. Una situazione che, secondo il giudice, potrebbe incidere «sul pieno esercizio del diritto di difesa e sulla possibilità di attivare i rimedi giurisdizionali previsti nello Stato di esecuzione». Insomma, il punto non è l’inutilizzabilità eventuale delle conversazioni decriptate, ma la distinzione netta tra legittimità dell’OEI e la tutela effettiva dei diritti fondamentali.

Le indagini e il rispetto delle garanzie

Alla base c’è quel “sistema europeo di cooperazione giudiziaria” che è fondato sul principio del riconoscimento reciproco secondo cui «lo Stato di emissione non può sindacare “a monte” la regolarità del procedimento svolto nello Stato di esecuzione» salvo consentire alle difese di agire nello Stato di esecuzione, ma, comunque, si tratta di una “fiducia” da considerarsi affatto “assoluta”. Dunque, non è in discussione (ancora) l’impianto accusatorio o l’utilizzabilità delle chat, ma secondo il gup «serve un rimedio attraverso una notifica, anche differita, finalizzata a consentire alle difese di verificare, in sede francese, se siano stati rispettati i diritti fondamentali delle persone coinvolte». Ed è su questo nodo che si gioca una partita cruciale: la necessità degli inquirenti di indagare sotto ogni punto di vista e contrastare la criminalità da una parte; dall’altra garantire, in ogni caso, il diritto alla difesa. Dalla decisione del gup emerge la consapevolezza che la cooperazione giudiziaria europea, per essere solida e credibile, non può prescindere dal rispetto delle garanzie fondamentali. (g.curcio@corrierecal.it)

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