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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Le amare riflessioni sul ciclone Harry con qualche ragionevole proposta

Sul trumpismo di Occhiuto e i posizionamenti sulle comunali di Cosenza e Reggio Calabria

Pubblicato il: 24/01/2026 – 7:02
di Paride Leporace
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Le amare riflessioni sul ciclone Harry con qualche ragionevole proposta

CATANZARO Harry ti presento la Calabria dopo la tua tormenta annunciata che si è abbattuta sulla nostra regione. Nel nuovo secolo i disastri dello sfasciume pendolo (Giustino Fortunato dixit) al tempo del cambiamento climatico sono prevedibili, non creano vittime come nei terribili precedenti come quelli storici di Africo. Lode alla Protezione civile per il buon lavoro svolto.
Molto meno bene l’opera di prevenzione verso il rischio geologico in cui siamo immersi. Solo dopo il ciclone i taccuini mediatici sono riempiti di “pianificazione” e “riavvio del masterplan regionale”. Torniamo a ricordarci del piano di protezione della coste joniche, lettera morta nei cassetti istituzionali da tempo immemore. Aspettando il prossimo ciclone. La Sicilia si prende la scena sui media nazionali e ridimensiona Calabria e Sardegna.
Non si sono visti ministri e autorità sui luoghi del disastro. Ci sarebbe piaciuto veder dare merito sui Tg nazionali agli angeli del fango di Catanzaro e Gioiosa Jonica che finita l’emergenza si sono subito riversati nelle strade nell’opera bonifica. Ma quello che fa notizia in Emilia Romagna non lo è per la Calabria. Chissà perché?
Poca attenzione al fatto che le vie di comunicazioni ferroviarie sulla linea jonica interrotta per lunghe ore come anche la tirrenica tra Cetraro e Bonifati spezzano l’Italia in due. Invece abbiamo visto nei tg le rotaie sospese nel vuoto della Messina- Siracusa sopra il mare. Ha scritto Carlo Verdelli: “Sicilia e Calabria devastate dal ciclone Harry. Si aspetta la visita del ministro dei Trasporti Salvini e magari una spiegazione su cosa mai collegherà il Ponte sullo Stretto (15 miliardi di euro di costo). E’ chiedere troppo?”. No, non è chiedere troppo, caro Verdelli. Salvini non si è visto. Il Ponte non sappiamo quando e come sorgerà. Si usino i 15 miliardi per lo Stato di emergenza. Ristori ai danneggiati e investimenti strutturali per migliorare le ferrovie sul mare di Calabria e Sicilia. Se non ora quando?

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C’è del trumpismo in Roberto Occhiuto che si adopera a diventare leader di Forza Italia. Afferma che non ne ha nessuna intenzione non mancando però di continuare a tessere le sue relazioni nei caminetti personali con Marina Berlusconi, come riferiscono le agenzie in periodo caldo per le prossime nomine di governo, Consob in testa. Non tutti vedono un lancio della spugna da parte del governatore di Calabria. Ad esempio, Giorgio Dell’Arti, maestro della sintesi giornalistica, nella sua Anteprima ha così evidenziato l’ultima apparizione pubblica a Milano con queste parole di Occhiuto: “Giorgia Meloni è bravissima. A me pare, invece, che tutti quelli del centrodestra stiano a braccia conserte”. Secondo Dell’Arti “parole che sembrano confermare la volontà di Occhiuto di scalare Fi (anche se lui nega)”. Il tempo dirà se era un bluff o tattica concordata con Arcore. Gli avversari del governatore per ora commentano acidi su social e colonne digitali.

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C’è un Mancini in campo ed è Giacomo Junior come ha ben raccontato il nostro Corriere con la preparazione di 6 liste per concorrere alla conquista di Palazzo dei Bruzi a Cosenza dove nel secolo breve la vicenda comunale ha visti sindaci il padre Pietro e soprattutto l’omonimo nonno Giacomo come è ampiamento noto. Non un corsa ad essere necessariamente candidato sindaco, ma la chiamata ad essere protagonista di un’azione politica contro l’amministrazione di Caruso bocciata senza se e ma dall’ex deputato solleticato da molti scontenti cosentini che si sono allontanati dal voto. Una posizione da tempo segnalata da Mancini al segretario regionale del Pd Irto e più volte esplicitata pubblicamente.
Si lavora ad un’ipotesi di civismo cittadino modello 1993 ed il dialogo ha già trovato consenso nel riformismo sindacale di Roberto Castagna e nel legalitarismo di Gianfranco Bonofiglio. Si dialoga anche con Fabio Gallo, Maria Pia Funaro ed Enzo Paolini. Il tutto mentre Caruso è alle prese con un imminente rimpasto che vede il Pd cosentino molto balcanizzato con un direttivo cittadino in difficoltà a imporre le sue scelte senza l’imprimatur dei vertici regionali. La novità di rilievo del rimpasto è segnata sul nome di Rosario Branda, per i molti amici Sarino, acclamato direttore di lungo corso di Confindustria a Cosenza. Il diretto interessato riferiscono che non ha ricevuto ancora nessuna convocazione ma ambienti vicini a Caruso sostengono che il sindaco è seriamente intenzionato a nominare Branda assessore alle attività produttive della città. Se andasse in porto sarebbe una designazione che difficilmente sarebbe contestabile dai più vista l’autorevolezza e le competenze in materia del papabile assessore.

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Registriamo, intanto, che il dibattito elettorale è più serrato a Cosenza che a Reggio Calabria dove si vota a maggio. Sulle urne pesa l’imminente processo di riforma che mira a portare l’elezione del sindaco al primo turno con il 40 per cento dei consensi e non del 50 più uno. Norma che da sempre penalizza il centrodestra unito nelle comunali. Sarà per questo che le acque sembrano ancora chete su nomi e programmi. A destra c’è il pensiero stupendo per alcuni sulla senatrice leghista Tilde Minasi ma non tutti i sovranisti calabresi concordano e c’è da mettere in conto il peso del rinato Scopelliti versione turbosovranista. Forza assente Fratelli d’Italia, non interessata al momento alla partita a differenza del deputato Cannizzaro che a Reggio Calabria vuole essere sempre determinante. Quasi buio anche a sinistra dove l’unica certezza è la mobilitazione per Anna Nucera, già Rifondazione Conunista, consigliera comunale durante l’era di Falcomatà padre e con autorevoli competenze scolastiche e culturali di alto livello che si presenterà alla città il prossimo 7 febbraio. Primarie o non primarie anche con lei bisognerà fare i conti. Comunque l’uscente sindaco Giuseppe Falcomatà ha convocato i suoi fedelissimi per oggi. Non mancheranno sorprese.

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A vent’anni dalla sua prima arriva sul prestigioso palco parigino della Comedie Francaise dal 4 al 22 febbraio «Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria», del castrovillarese Saverio La Ruina. La nuova edizione è affidata ad Anna Cervinka, con la regia di Françoise Gillard. Per l’occasione Saverio La Ruina il 9 febbraio porterà anche in scena la versione originale dello spettacolo di successo, ospite dell’Istituto italiano di Cultura di Parigi e qui la recitazione sarà in calabrese con i sottotitoli digitali in francese. Un nuovo ulteriore riconoscimento per la compagnia Scena verticale. E visto che ci troviamo mi sembra giusto evidenziare che Dario De Luca, l’altro capataz della compagnia nel 2018 portò al successo lo spettacolo “Lo psicopompo” ricevendo il Premio Ubu affidato all’interpretazione della milanese Milvia Marigliano oggi scoperta grazie a Paolo Sorrentino che le ha affidato lo strepitoso personaggio di Coco Valori. E siccome nello spettacolo tutto torna ricordiamo che “Lo Psicopompo” era incentrato su uno dei temi del film di Sorrentino che è il fine vita. Lo spettacolo calabrese di gran qualità troppo spesso riconosciuto e acclamato fuori dalla regione richiama la massima di Scipione l’Africano “Ingrata patria non avrai le mie spoglie”. Speriamo non sia così per i troppo bravi La Ruina e De Luca.

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Segnalo paginata del Giornale con un’intervista di Hoara Borselli a Nino Spirlì. Politicamente molto scorretta, l’omosessuale leghista calabrese fa a pezzi la cultura Lgbtq, irride il look di Elly Schlein e soprattutto racconta la sua lotta contro il cancro al pancreas che affronta con leggerezza e resilienza. Da leggere pur se non se ne condivide il contenuto e l’orientamento politico. (redazione@corrierecal.it)

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