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Il fermo

I bancomat del Cosentino fatti saltare dalla “marmotta”: i tre colpi firmati da “Dino”

Tra dicembre e gennaio assalti esplosivi a Laino Borgo, Camigliatello e Rogliano. Gli episodi calabresi ricondotti al napoletano Cataldo Bartoli

Pubblicato il: 05/02/2026 – 18:08
di Giorgio Curcio
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I bancomat del Cosentino fatti saltare dalla “marmotta”: i tre colpi firmati da “Dino”

LAMEZIA TERME Per settimane hanno seminato paura tra Calabria e Sud Italia, colpendo sportelli Bancomat e Postamat nel cuore della notte, talvolta anche in pieno centro abitato. Assalti rapidi e violenti, con bottini da decine di migliaia di euro e danni ingenti alle strutture. La prima svolta investigativa è arrivata con l’arresto del 25enne pugliese Josef Nicoletto, bloccato a Rogliano, teatro dell’ultimo colpo messo a segno in Calabria.

I fermi

Fino al blitz di oggi eseguito dai Carabinieri di Taranto con il fermo di cinque persone: Cataldo Bartoli, 46 anni, barese, indicato come la mente dell’organizzazione. Arrestati anche Rocco Fronza, 20 anni, di Palagiano, Valentino Intini, 21 anni, di Massafra, Simone Vinella, 20 anni, e Alessandro Longo, 28 anni, di Grumo Appula. L’operazione ha visto l’impiego di un dispositivo straordinario, con oltre cento carabinieri provenienti da più province, il supporto del 6° Nucleo elicotteri di Bari per il monitoraggio aereo e la partecipazione di reparti altamente specializzati: le Aliquote di Primo Intervento (Api) di Bari e Brindisi e le Squadre operative di supporto (Sos) dell’11° Reggimento carabinieri “Puglia”, unità addestrate per interventi ad alto rischio.

Gli assalti nel Sud Italia

L’ondata di attacchi, però, non si è fermata ai confini regionali. Fino al 3 febbraio scorso i raid agli ATM sono proseguiti in diverse località del Mezzogiorno: da Sant’Agata de’ Goti a Grazzanise, da Bellona a Cervaro e Pontecorvo, fino a Giugliano in Campania, Vallo della Lucania, Santa Maria a Vico e Santa Margherita di Savoia. In molti casi le esplosioni – udibili a grande distanza – hanno provocato seri danni agli edifici e creato situazioni di concreto pericolo per la pubblica incolumità. Le detonazioni hanno interessato zone densamente abitate e arterie stradali, mentre lungo le vie di fuga venivano disseminati chiodi artigianali a quattro punte per rallentare l’intervento delle pattuglie.

Il metodo della “marmotta” e i tre colpi nel Cosentino

Nel giro di poche settimane si sono così susseguiti numerosi episodi accomunati dall’uso del cosiddetto metodo della “marmotta”, una tecnica che prevede l’introduzione di un ordigno esplosivo artigianale all’interno dello sportello automatico per farlo saltare e impossessarsi del denaro. Tre i colpi ricostruiti in Calabria. Nei provvedimenti di fermo eseguiti dai carabinieri di Taranto vengono infatti contestati anche gli episodi avvenuti nel Cosentino, attribuiti – ma solo in questa prima fase investigativa – a Cataldo Bartoli, detto “Dino”, napoletano classe 1979, uno dei cinque arrestati nel blitz coordinato dall’Arma.
Il primo episodio calabrese risale al 29 dicembre 2025 a Laino Borgo, dove un bancomat è stato fatto esplodere all’interno dell’ufficio postale. Successivamente l’assalto allo sportello automatico del Monte dei Paschi di Siena a Camigliatello Silano, nel comune di Spezzano della Sila, il 15 gennaio scorso. Il terzo colpo, quello del 17 gennaio scorso, è avvenuto a Santo Stefano di Rogliano, lungo la strada che collega Piano Lago a Rogliano, a pochi chilometri dallo svincolo dell’autostrada A2 del Mediterraneo: un’azione ritenuta “fatale” per Nicoletto, arrestato poco dopo.

Bottino da un milione?

Secondo le stime investigative, solo per gli episodi accertati tra Puglia e Basilicata il bottino supererebbe i 200mila euro, cifra alla quale vanno sommati i gravi danni strutturali causati dalle esplosioni. Considerando anche i numerosi colpi documentati fuori regione, la Procura ipotizza che il totale del denaro sottratto nel periodo in esame possa avvicinarsi al milione di euro. I cinque indagati sono stati trasferiti nelle case circondariali di Taranto, Bari e Napoli Poggioreale e restano a disposizione dell’autorità giudiziaria. I provvedimenti di fermo sono ora al vaglio del gip. (g.curcio@corrierecal.it)

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