‘Ndrangheta, droga e criptofonini: nuove ombre sul presente di Giuseppe Calabrò
Dalla convalida del fermo firmata dal gip di Milano emergono presunti traffici recenti e uso di telefoni SkyEcc

MILANO Pericolo di reiterazione del reato, pericolo concreto di fuga e, addirittura, esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, nonostante abbia superato i 70 anni. Per questi motivi il gip del Tribunale di Milano Giulia Marozzi ha convalidato il fermo di Giuseppe Calabrò, classe 1950 di San Luca. Un profilo criminale di elevato spessore, noto da cinquant’anni almeno, sul quale pesa ora l’ergastolo emesso al termine del processo per il rapimento e l’omicidio di Cristina Mazzotti.
Convalidato il fermo
Il gip ha quindi convalidato il fermo eseguito il 6 febbraio scorso e disposto che l’imputato resti detenuto nel carcere di San Vittore, ravvisando esigenze cautelari «eccezionali» e sottolinea un altro aspetto non meno importante: quando interviene una sentenza di condanna, l’accertamento dei gravi indizi di colpevolezza risulta assorbito nella pronuncia stessa. In questo caso, la Corte d’Assise ha ritenuto Calabrò concorrente nel sequestro e nell’omicidio della giovane, delineando un ruolo operativo nella fase esecutiva del rapimento.
Telefoni criptati e il presunto traffico di droga
Ma c’è un aspetto ancora più rilevante che va anche oltre le ultime risultanze investigative già emerse. E parliamo dell’utilizzo di telefoni criptati e la presunta operatività recente nel traffico di droga. Secondo quanto riportato nel provvedimento del gip milanese, infatti, il sanlucota 76enne avrebbe adottato particolari accorgimenti per sottrarsi alle captazioni, «utilizzando telefoni di prima generazione che spegneva per lunghi periodi durante la permanenza a Milano». Ma soprattutto – come scrive ancora il gip – Calabrò avrebbe fatto ricorso a dispositivi criptati del circuito “Sky ECC”, sistema finito negli ultimi anni al centro di numerose indagini internazionali. Nel racconto giudiziario si parla, infatti, di incontri a Milano, di una «partita di marijuana da piazzare» e di scambi avvenuti «con modalità tali da evitare intercettazioni tradizionali». Elementi che, per il giudice, non appartengono a un passato remoto ma fotografano una presunta attualità operativa.
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In fuga dalla Calabria? I difensori: «Solo un rientro a casa»
Ha fatto molto discutere già il 6 febbraio scorso un altro aspetto legato proprio al fermo di Peppe Calabrò. Come scritto dai pm della Dda di Milano, infatti, pare che “U Dutturicchiu” fosse in procinto di partire per la Calabria con un volo previsto proprio per sabato mattina. Per la difesa di Calabrò si trattava, in realtà, di un semplice rientro al proprio domicilio di Bovalino Marina ma il gip ha ritenuto che, alla luce dell’ergastolo appena inflitto e dei legami familiari e associativi nel territorio di origine, vi fosse un «serio e concreto pericolo di fuga», potendo l’imputato contare su appoggi logistici e relazionali.
Un soggetto «apicale»
Nell’ordinanza firmata dal gip ritornano prepotenti le ricostruzioni sul profilo criminale di Peppe Calabrò. Per il gip – accogliendo quindi la tesi della Dda di Milano – Calabrò non sarebbe una figura del passato, tutt’altro, richiamando sia le intercettazioni che le recentissime dichiarazioni dei collaboratori di giustizia William Cerbo e Antonino Randisi. Entrambi, infatti, hanno descritto l’imputato come soggetto «apicale» della ’ndrangheta, operativo a Milano e in grado di interloquire con esponenti di primo piano della criminalità calabrese. Inoltre, nelle carte dell’inchiesta “Doppia Curva” Peppe Calabrò viene definito un «invisibile», ma con «elevato valore criminale». In alcune conversazioni captate il suo nome emergerebbe come riferimento autorevole, in posizione addirittura «sovraordinata» rispetto ad altri esponenti di vertice.
Resta in carcere a San Vittore
Insomma, tutti elementi che hanno inciso direttamente sulla decisione del gip di mantenerlo in carcere. Nonostante l’età superiore ai settant’anni, il giudice ha ritenuto sussistenti esigenze cautelari di «eccezionale rilevanza», sia per il rischio di reiterazione sia per il pericolo di fuga. La capacità di utilizzare strumenti criptati e di muoversi in contesti riservati viene letta come indice di una struttura relazionale ancora efficiente. (g.curcio@corrierecal.it)
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