Crati fuori controllo: allagata la Piana di Sibari. Stasi: «C’è rabbia oltre che stanchezza» – FOTO
Non ci sono vittime né persone isolate, ma i danni sono ingenti: colture distrutte, aziende allagate e diversi capi di bestiame morti

Dopo averlo temuto per tutto il giorno, nella tarda serata il Crati ha rotto gli argini lungo l’intero tratto di foce, sia sul versante sud di Corigliano-Rossano sia su quello nord di Cassano allo Ionio, trasformando la Piana di Sibari in un’immensa distesa d’acqua.
Sul lato sud la situazione più critica si registra tra le contrade Thurio, Ministalla e soprattutto Foggia, dove l’acqua ha invaso abitazioni, stalle e terreni agricoli. Non ci sono vittime né persone isolate, ma i danni sono ingenti: colture distrutte, aziende allagate e diversi capi di bestiame morti. Determinante, per limitare l’impatto, l’intervento preventivo avviato già dalla mattina con il rinforzo in somma urgenza di alcuni tratti arginali a valle della confluenza con il Coscile, come riporta L’Eco dello Jonio
Più complesso il quadro sul versante nord, nel comune di Cassano allo Ionio. Il fiume ha attraversato contrada Lattughelle e Piano Scafo, arrivando a sommergere l’intera area archeologica di Sibari, dove si registrano quasi due metri d’acqua. Allagato anche il villaggio turistico dei Laghi di Sibari, con strade trasformate in canali. All’alba i Vigili del fuoco dei distaccamenti di Corigliano-Rossano e Crotone, insieme ai nuclei fluviali, erano ancora impegnati nel recupero dei residenti rimasti bloccati nelle abitazioni. Fondamentale il supporto dei cantieri nautici, che hanno messo a disposizione imbarcazioni per raggiungere le case isolate. Il livello del fiume ha smesso di salire e ora è in lenta diminuzione.
In campo le Protezioni civili locali e regionali, con squadre provenienti da tutto il territorio. Presente anche la colonna dei volontari dell’associazione Federico II di Svevia di Roseto Capo Spulico, insieme ad altre federate lucane, con quattro pompe idrovore, due moduli TSK e venti volontari.
Le operazioni sono coordinate dai sindaci Flavio Stasi a Corigliano-Rossano e Gianpaolo Iacobini a Cassano allo Ionio. Il peggio è arrivato, ma l’emergenza non è ancora finita: ora comincia la conta dei danni.


Stasi: «C’è rabbia oltre che stanchezza»
Il Crati nel pomeriggio di ieri ha superato i 5,50 metri, arrivando con una forza inaudita. Sono almeno tre i punti in cui l’argine destro è crollato, uno poco più sopra della ferrovia, due a valle della SS106, invadendo case, terreni, aziende, progetti». Così sui social il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi. «Intorno alle 17 avevo dato l’ordine di evacuazione su contrada Foggia, Thurio e Ministalla: all’arrivo dell’acqua dunque molti erano già fuori dalle abitazioni, mentre altri sono stati raggiunti grazie a Comune, Protezione Civile, Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco. Molta gente è ancora fuori di casa, al freddo, perché non ha voluto altre sistemazioni: ne sto incontrando a Ministalla, a Thurio, a Foggia», scrive ancora. «Siamo qui e siamo stati qui durante tutta la notte, lavorando per consentire alle imprese di intervenire sull’argine rotto, in condizioni difficili ed al buio, perché ogni ora è preziosa. Una delle rotture, forse la più impressionante a monte della ferrovia, è stata già fortemente ridotta e si sta lavorando contemporaneamente sulle altre. C’è rabbia oltre che stanchezza: lo dico senza giri di parole e senza ipocrisia. C’è rabbia perché la furia della piena ha rotto un argine che avrebbe già dovuto essere messo in sicurezza, perché ci sono i soldi fermi da anni proprio per questi tratti, perché lo abbiamo chiesto ripetutamente. Stiamo lavorando per rallentare, fermare, mitigare, senza sosta, ma c’è gente che per la seconda volta in pochi anni ha perso tutto, che aspetta di poter tornare in casa per capire quali mobili deve buttare, che aspetta di raggiungere i campi e gli animali con la speranza di trovare ancora qualcosa. Spero almeno che stavolta questa gente, almeno, venga tenuta in considerazione e gli venga data la possibilità di ripartire, perché l’ultima volta hanno dovuto rifare tutto da soli», conclude il sindaco Flavio Stasi.