‘Ndrangheta, a Isola Capo Rizzuto il «sistema Arena-Scerbo» per la guardiania mafiosa dei villaggi
Estorsioni e condotte aggravate dal metodo mafioso al “Seleno” e “Margheritissima”. Dalla «supremazia territoriale» alle «assunzioni ereditarie»

CROTONE È considerata una delle forme più antiche e pervasive dell’imposizione mafiosa: la guardiania, strumento di controllo economico e territoriale che nella storia della ’ndrangheta ha rappresentato molto più di un semplice servizio di vigilanza. A Isola Capo Rizzuto, secondo quanto ricostruito nell’inchiesta Black Flower della Dda di Catanzaro, il meccanismo si sarebbe radicato anche all’interno di due storici villaggi turistici, il Seleno e il Margheritissima, diventando – secondo gli inquirenti – un tassello del dominio territoriale della cosca Arena.
Gli arresti
Tutti elementi emersi dall’inchiesta che ha portato all’arresto in carcere di 7 persone su ordine del gip, Fabiana Giacchetti: Pasquale Arena (cl. ’92); Giuseppe Bruno (cl. ’70); Domenico Muraca (cl. ’52); Michele Nicoscia (cl. ’80); Rosario Scerbo (cl. ’68); Vincenzo Scerbo (cl. ’63) e Carmine Antonio Timpa (cl. ’51).
La “supremazia territoriale”
Nelle carte si parla di una «costante supremazia fisica e territoriale creatrice di sudditanza psicologica», esercitata dalla famiglia Arena, capace – scrive la Dda – di sostituirsi allo Stato in contesti percepiti come assenti. All’interno dei due villaggi, secondo l’accusa, si sarebbe «da sempre avvertita la presenza di soggetti noti per appartenere alla locale criminalità organizzata», in particolare il ramo cosiddetto “Chitarra” della cosca Arena. Gli appartenenti alla famiglia – sempre secondo la ricostruzione investigativa – non solo sarebbero stati assunti come dipendenti, ma avrebbero imposto precise direttive gestionali, tra cui l’affidamento del servizio di guardiania alla ’ndrina satellite degli Scerbo.
Le intercettazioni
Un primo riscontro investigativo risalirebbe al 2021, attraverso una conversazione telefonica in cui uno degli interlocutori avrebbe riferito: «Ci volevano imporre un guardiano in più…». Il gip parla di un controllo di tipo «mafioso» del villaggio, richiamando un episodio del 2020 e facendo riferimento a una figura indicata come «quello là (…) quello del lotto Margheritissima (…) fa parte della famiglia», individuato dagli inquirenti in Giuseppe Bruno, ritenuto espressione del clan.
Il villaggio “Seleno”
La presenza degli Arena sarebbe stata ancora più marcata al “Seleno”. In un’altra conversazione si cita Franco Arena, poi sostituito – dopo la sua morte – dal fratello Pino e dal cugino Vincenzo Arena. Il servizio di guardiania sarebbe stato garantito anche da Vincenzo Scerbo, insieme al figlio di Vincenzo Arena. Secondo la ricostruzione accusatoria, si tratterebbe di una presenza “storica”: Vincenzo Arena sarebbe stato assunto nel 1985 ed è tuttora dipendente del villaggio. Dal 2011, anno in cui avrebbe assunto il ruolo di amministratore, avrebbe poi proceduto all’assunzione stagionale di diversi familiari e soggetti ritenuti vicini al contesto criminale, stagione dopo stagione: il figlio Carmine, per i mesi di luglio e agosto 2017, 2018, 2019, 2020, 2021. E poi Antonio Arena (figlio di Salvatore) – tra gli indagati – per i mesi di luglio e agosto 2018; Pasquale Arena, figlio di Salvatore Arena, per i mesi di luglio e agosto 2020; il figlio Antonio Scerbo per i mesi di luglio e agosto 2022 e 2023.
Un sistema “ereditato”
Per gli inquirenti, il servizio di guardiania presso il complesso Seleno-Margheritissima rappresenterebbe «il frutto di una imposizione gemmata già dal capostipite Antonio Arena», consolidatasi nel tempo fino ad arrivare – secondo l’accusa – a Vincenzo Scerbo alias “Cecè” e ai lavoranti da lui selezionati, oggi indagati. Un modello che, se confermato in sede processuale, delineerebbe un sistema di controllo economico e occupazionale costruito negli anni, capace di trasformare un servizio formalmente lecito in uno strumento di dominio territoriale. (g.curcio@corrierecal.it)
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