La morte del piccolo Domenico, i Nas al “Monaldi”
Striscioni e un altarino in memoria del bambino

NOLA “Non dovevi diventare una notizia, dovevi diventare grande”. Così è scritto su uno striscione che è stato affisso in via Circumvallazione a Nola, poco lontano dalla casa di Domenico, il bimbo di due anni e quattro mesi morto ieri nell’ospedale Monaldi dopo due mesi di calvario seguiti all’impianto di un cuore danneggiato.
In mattinata è ripreso il mesto pellegrinaggio di tanti conoscenti ma anche persone sconosciute che stanno lasciando fiori e ceri dinanzi ad un improvvisato altarino protetto da una transenna. C’è chi si ferma per recitare una preghiera e chi passa facendosi il segno di croce. La comunità di Nola, popoloso comune in provincia di Napoli, è sconvolta. Nei bar appena aperti non si parla di altro e tutti si stringono alla famiglia.
«Non diceva finire così», ha detto una donna che ha portato dei fiori stringendo le mani dei suoi due figli. Quando saranno celebrati i funerali, come ha annunciato il sindaco Andrea Ruggiero, verrà proclamato il lutto cittadino.
All’esterno dell’ospedale Monaldi di Napoli si stanno radunando cittadini comuni, coppie di giovani fidanzati, padri con figli al seguito, per rendere omaggio al piccolo Domenico. C’è chi lascia fiori con bigliettini di affetto, chi si ferma solo a pregare, chi scuote il capo incredulo davanti al dramma che si è consumato. Una ciclista non trattiene le lacrime. Al momento regna un silenzio irreale in una calda domenica assolata, interrotto solo dalle auto del personale che va a prendere servizio. Tanti i palloncini – spicca uno blu con la scritta “Domenico, perdonaci” – fiori e pupazzetti di peluche che Napoli sta adagiando all’ingresso dell’ospedale.
L’avvocato: «Domani dal notaio per la fondazione intitolata a Domenico»
Domani la mamma di Domenico, Patrizia Mercolini, e il suo avvocato Francesco Petruzzi si recheranno, come annunciato ieri, da un notaio napoletano per costituire il comitato di raccolta fondi, primo passo per la nascita della fondazione intitolata al bambino. Lo conferma Petruzzi: «Saremo alle 12 dal notaio in via dei Mille a Napoli. La legge prevede che una fondazione possa nascere dopo aver raccolto almeno un capitale di 30mila euro e domani cominceremo questo percorso». Scopo della fondazione, come anticipato ieri da Patrizia, sarà l’aiuto ai bambini in difficoltà mediche e alle vittime di malasanità. «Dalla cartellina clinica di Domenico che ci ha inviato il Monaldi manca il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato», ha detto sempre l’avvocato Francesco Petruzzi all’Ansa. «Domani mattina torno in procura per segnalare l’anomalia e chiedere a loro che acquisiscano questo documento, se già non l’hanno fatto». Altro aspetto sollevato da Petruzzi sulla documentazione ricevuta dal Monaldi è la scansione degli orari. «Le varie fasi sono descritte cronologicamente ma manca il minutaggio preciso, che sarebbe necessario per comprendere il succedersi degli eventi». Domani il legale parlerà anche di questo con il procuratore aggiunto Ricci, che coordina l’inchiesta. Petruzzi depositerà inoltre la nomina dell’anatomopatologo di parte in vista dell’autopsia, che non è ancora stata fissata
Primario Monaldi: «Mai visto usare il ghiaccio secco per un organo»
«Il problema vero per me è stato il ghiaccio secco. In tanti anni di carriera non l’ho mai visto usare in ospedale. Non so chi lo abbia fornito, chi lo ha inserito nella borsa a Bolzano. Non era mai capitato nella storia dei trapianti del Monaldi di trovare un cuore pietrificato dal ghiaccio secco». Il professor Antonio Corcione, anestesista capo dipartimento dell’Area critica non pediatrica al Monaldi, fino a un anno fa guidava la rete regionale dei trapianti, è l’unica voce medica dell’ospedale che abbia parlato due giorni fa ai cronisti della vicenda del piccolo Domenico, sulla base della sua esperienza e pur non essendosene occupato direttamente. Intervistato dal quotidiano Il Mattino, si sofferma su alcuni aspetti della vicenda. Sul fatto che il cuore di Domenico sia stato espiantato prima di verificare le condizioni danneggiate del nuovo organo, costringendo così a utilizzare in ogni caso quello giunto da Bolzano, questa è l’idea di Corcione: «Non sta a me difendere nessuno ma so che era passato molto tempo per il rientro e si lavora sui minuti. Oltre un certo tempo il cuore non regge l’ipossia. Il chirurgo ha atteso. Quando i colleghi che rientravano da Bolzano hanno comunicato di essere in tangenziale e di temere i ritardi del traffico, hanno aspettato ancora. Si è deciso di iniziare solo quando il team era già in ascensore». E ripete: «Al Monaldi sono stati effettuati 500 trapianti in 20 anni, senza mai problemi. Non era mai capitato di ricevere un cuore pietrificato dal ghiaccio secco».
Nas di nuovo al Monaldi
Da parte del Nas e della Procura di Napoli prosegue l’acquisizione di documentazione clinica nell’ambito delle indagini sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo di 2 anni e qualche mese vittima di un trapianto fallito, eseguito nel capoluogo partenopeo lo scorso 23 dicembre dopo il prelievo dell’organo a Bolzano. Ieri i carabinieri, sotto il coordinamento dei magistrati della VI sezione “lavoro e colpe professionali” (pm Giuseppe Tittaferrante e procuratore aggiunto Antonio Ricci) hanno notificato ai sei sanitari dell’ospedale altrettanti avvisi di garanzia contestuali al sequestro dei cellulari. L’attività di recupero atti sta proseguendo anche oggi in vista dell’esame autoptico che si terrà nei prossimi giorni.
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