La sfida della camorra alla ‘ndrangheta, la risposta violenta dei calabresi: un omicidio “in diretta” sui criptofonini
Lo racconta alla Dda di Napoli un collaboratore di giustizia. «Il messaggio era chiaro: i clan calabresi non potevano essere truffati impunemente»

LAMEZIA TERME «Posso aggiungere che per questo episodio c’è scappato anche un omicidio (…) i calabresi ritenevano responsabile del fatto un altro calabrese, e quest’ultimo fu ucciso in diretta». A parlare con i pm della Dda di Napoli è Luigi Esposito, considerato «intraneo al clan Vanella-Grassi», in un verbale del 2024. La vicenda raccontata sarebbe, a suo dire, la conseguenza della ormai nota rapina subita dai corrieri di San Luca a Casavatore. Un passaggio che cambia il peso dell’intera storia, ben oltre i 20 chili di cocaina sottratti armi in pugno e riconducibili agli ambienti delle cosche Nirta-Romeo.
«Sulle chat criptate girava il video dell’omicidio di un calabrese»
Secondo il collaboratore di giustizia, nelle chat criptate «girava un video in cui si vedeva una persona che veniva prima torturata, poi uccisa». Il filmato – racconta – sarebbe stato mostrato da Fabio Iazzetta (cl. ’92) a lui e al fratello «se non ricordo male era l’estate del 2024» e fatto circolare “pubblicamente” sui criptofonini, «in modo che tutti i gruppi criminali – siciliani, calabresi e tutti quelli che stanno sulla piattaforma – avessero contezza che la ’ndrangheta non può essere impunemente truffata». Un messaggio, dunque. Non soltanto una punizione interna, ma un segnale destinato a circolare oltre Napoli e la Calabria.
I rapporti con la Vanella e Iazzetta
Nel corso di due interrogatori davanti ai pm partenopei, il pentito illustra altri dettagli sui suoi rapporti con la Vanella e con Iazzetta. «A mio fratello la mesata è stata mantenuta per un poco, poi gli fu tolta credo a marzo 2023. Subito dopo la sospensione della mesata (…) abbiamo partecipato ad una rapina di pacchi di cocaina fatta in danno di alcuni calabresi». A stipendiare lui e il fratello – racconta – era Iazzetta. E sarebbe stato proprio Iazzetta a proporre il “lavoro”: una prima volta in uno stabile di San Pietro a Patierno, dove Ciro Russo detto “Felicione” avrebbe dovuto «portare a dama» i calabresi. «Si trattava di 8 pacchi», ma l’operazione saltò perché non fu pronunciata la parola d’ordine.
Il via libera al colpo da 20 chili
Una settimana dopo arriva un nuovo ordine: «Si poteva nuovamente organizzare la rapina» e «questa volta erano 20 pacchi». Esposito racconta di essersi recato al Parco Lucrezia con il fratello, dove trova gli altri del commando. «Iazzetta ci disse di tenerci pronti» e chiamò anche Ciro Musella, invitandolo a posizionarsi all’esterno del ristorante “Un Posto al Sole”. Poi la scena del colpo: «Scendemmo dall’auto ad un cenno di Musella e puntammo con le pistole i calabresi, i quali non si mossero ed anzi facevano cenno con il capo al cofano della Bravo». Russolillo aprì il bagagliaio, «trovò due bustoni pieni di droga che non era in un “sistema” ma semplicemente in due buste poste nel cofano». Qualche giorno dopo, il pagamento: 20mila euro a testa, consegnati da Iazzetta «a banconote da 50 euro».
«Iazzetta voleva sviare i sospetti»
Iazzetta avrebbe inoltre spiegato che i due corrieri rapinati erano di San Luca e di aver sempre negato al “capo” qualsiasi coinvolgimento nella rapina, sostenendo che i corrieri non fossero mai giunti dalla Vanella. «È per questo – avrebbe detto – che la rapina fu organizzata a Casavatore, per poter sviare i sospetti su altri gruppi criminali». (redazione@corrierecal.it)
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