«La giustizia amministrativa può essere al tempo stesso moderna e fedele alla propria tradizione»
L’intervento di Oreste Morcavallo, delegato regionale della Società italiana degli Avvocati Amministrativisti, all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tar Calabria.

CATANZARO «La giustizia amministrativa può essere al tempo stesso moderna e fedele alla propria tradizione». A dirlo è Oreste Morcavallo, delegato regionale della Società italiana degli Avvocati amministrativisti, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Tar Calabria a Catanzaro.
Il commento sui dati
Oreste Morcavallo parte con un riferimento ai dati emersi nella cerimonia. «Non vorrei attenuare l’entusiasmo che ho colto in alcuni interventi, soprattutto con riferimento ai dati statistici che certamente ci restituiscono un motivo di soddisfazione. Tuttavia, tali dati devono essere letti anche in prospettiva. L’augurio – ha rimarcato – è che la riduzione dell’arretrato, evidenziata nella relazione del Presidente del Consiglio di Stato e negli interventi odierni, non sia soltanto il frutto di udienze straordinarie e di smaltimento emergenziale. L’augurio è che le udienze straordinarie diventino ordinarie. La riduzione dell’arretrato non deve trasformarsi in una spasmodica rincorsa a dati statistici premiali, né nel mero tentativo di raggiungere gli standard del report della Commissione europea per l’efficienza della giustizia, traguardo che, purtroppo, non abbiamo ancora pienamente conseguito. Vi sono elementi di soddisfazione e riconoscimenti importanti, ma restiamo ancora distanti dai sistemi più evoluti in Europa». Un ulteriore tema – ha poi spiegato Oreste Morcavallo – «riguarda la sede. È stato evocato, con una efficace metafora, il significato simbolico della immagine che accompagna la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Il riferimento al Vasari richiama l’idea del potere e della pazienza della giustizia di fronte alla corruzione del proprio tempo. Ma il potere della giustizia deve essere rappresentato anche da una sede maestosa: non solo un luogo dove si amministra il diritto, ma uno spazio che incuta rispetto, soprattutto in una regione come la nostra, segnata da gravi fenomeni di criminalità».
II tema dello scioglimento dei Comuni
«Abbiamo registrato una diminuzione delle sopravvenienze attive, cioè dei nuovi ricorsi. Ma – ha proseguito Oreste Morcavallo – dobbiamo chiederci che cosa realmente significhi: è il risultato di un percorso virtuoso delle pubbliche amministrazioni calabresi? Purtroppo i dati dell’aumento dei casi di scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose o per dissesto finanziario fanno pensare ad altro, fanno pensare che la luce è ben lontana. Proprio in materia di scioglimento degli enti locali, mi permetto di avanzare una proposta che mi pare stia trovando successo anche in ambito parlamentare. Ritengo irragionevole che, nel sistema del codice del processo amministrativo, l’articolo 135, comma 1, lettera q), attribuisca alla competenza territoriale inderogabile del Tar Lazio la decisione sui provvedimenti di scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose. Questa scelta appare in contraddizione con la previsione che invece assegna ai Tar territoriali la competenza sugli scioglimenti per violazioni in materia di bilancio. Inoltre, il Tar regionale ha una conoscenza più immediata e diretta della realtà locale. Questo è il senso della proposta dell’Avvocatura».
Il tema delle interdittive antimafia
«La storia – ha quindi ricordato Oreste Morcavallo – dimostra che l’Avvocatura ha spesso dato impulso a importanti trasformazioni e riforme legislative. E’ accaduto anche in tema di interdittive antimafia, quando da quest’Aula sono partite sollecitazioni al legislatore, anche attraverso questioni di costituzionalità, per l’assenza di un adeguato contraddittorio prima dell’adozione del provvedimento prefettizio, interventi che il legislatore ha poi recepito. Oggi nutriamo il timore che possano emergere contrasti tra giudicati: tra il giudice amministrativo e il giudice della prevenzione penale, specie alla luce della recente pronuncia delle Sezioni Unite penali sulla possibilità per il giudice della prevenzione di valutare autonomamente il rischio di infiltrazione mafiosa. Potrebbero così crearsi tre decisioni diverse: quella della Prefettura che accerta il rischio, quella del giudice penale che eventualmente lo esclude e quella del giudice amministrativo chiamato a verificare la legittimità del provvedimento fondato proprio su quel rischio».
L’intelligenza artificiale
«Un altro tema ricorrente – ha infine osservato Oreste Morcavallo – è quello delle nuove tecnologie, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale. Noi dobbiamo riflettere sui benefici concreti che possono offrire, soprattutto alle giovani generazioni di avvocati. In una recente intervista, il Cardinale Ruini osservava che essere tradizionalisti non significa guardare al passato, ma saper “passare la mano” guardando al futuro. È una riflessione che possiamo fare nostra: la giustizia amministrativa può essere al tempo stesso moderna e fedele alla propria tradizione. Non è una contraddizione né un ossimoro: significa guardare al futuro valutando, rivalutando e sottolineando l’importanza della dottrina, che resta pur sempre un punto di riferimento imprescindibile. La dottrina dei grandi maestri del diritto amministrativo — da Mario Nigro a Massimo Severo Giannini, da Giuseppe Guarino a Giuseppe Abbamonte — costituisce ancora oggi una guida solida. Forse non dobbiamo — e non è facile — ambire a simili traguardi, ma possiamo certamente tendere a valorizzare la dottrina, il pensiero, l’elaborazione critica e lo sforzo mnemonico. Sono questi i requisiti e i presupposti per la crescita e lo sviluppo del grande avvocato». (c. a.)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato