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Il racconto

Piccola cronaca da San Vincenzo La Costa, tra dipendenze da gioco e Sanremo. Alla vigilia dell’ultima guerra

Una serata tra testimonianze, biblioteca di paese e pizzeria piena di vita, mentre sul telefono scorrono le notizie dei bombardamenti in Medio Oriente

Pubblicato il: 03/03/2026 – 10:20
di Paride Leporace
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Piccola cronaca da San Vincenzo La Costa, tra dipendenze da gioco e Sanremo. Alla vigilia dell’ultima guerra

Quando Mario (nome di fantasia) prende la parola sta per iniziare il venerdì dei duetti a Sanremo, ma nessuno torna a casa. Mario è venuto in questo paese di collina alle porte di Cosenza assieme a Pippo Peri, presidente del Centro accoglienza L’Ulivo, che a Tortora offre possibilità di trovare una strada d’uscita alle dipendenze che distruggono famiglie e speranze. Per Mario è la prima volta che parla in pubblico del suo problema. È un disintossicato da cocaina e gioco online. Nel suo paese, in provincia di Reggio Calabria, e poi in Germania, dove lavorava, anche lui pensava: “Smetto quando voglio”. Non è così. Il gioco d’azzardo è dipendenza. I bonus per giocare all’infinito si sommano all’ipocrita avviso che compare e ti invita a giocare consapevolmente. Non si può giocare consapevolmente se la macchina mangiasoldi ti sta sul telefono, aperta 24 ore al giorno. Siamo quasi tutti inconsapevoli che la Calabria è una delle regioni più esposte a una macchina vorace che, con il digitale, ha modificato i canoni storici e soprattutto i tempi del gioco d’azzardo, che un giocatore incallito come Dostoevskij aveva già descritto in letteratura nel chiuso del casinò. Siamo la terza regione d’Italia per valore medio delle giocate online sulla popolazione residente. Ogni abitante di Gerocarne, neonati compresi, si trova assegnato poco meno di diecimila euro l’anno per le giocate complessive del paese. Ad ideare il convegno “La vita non è un gioco, vinci solo se smetti” è stata la locale Pro Loco, autentico polmone di capitale sociale in questo paesino di 2000 anime che non si rassegna alla morte sociale e propone la vita collettiva. Angela Gioffrè e il marito Giovanni Terzo Pirri hanno lavorato oltre un anno al progetto, finanziato dal Mic, in modo da poter invitare tra i migliori esperti del settore, che molto spesso affrontano in solitudine questa battaglia. Federconsumatori, con le parole della presidente Mimma Iannello, non è tenera con il governo.
Il Delfino, attraverso l’assistente sociale Maria Rachelina De Simone, spiega come si offrono aiuto e risposte. L’Asp ha una struttura dedicata guidata da Roberto Calabria. La sociologa e docente femminista Giovanna Vingelli, numeri alla mano, mostra il lato occulto della dipendenza di genere che, con Gratta e Vinci e Lotto, scivola in silenzio nel gorgo di una dipendenza che non è più solo maschile. Maria Francesca Amendola, una vita in prima linea nel servizio pubblico a fronteggiare ogni dipendenza, oggi ragiona sul fatto che, se non si forma un’estesa rete sociale di consapevolezza modificando una cultura generalizzata, pubblico e privato possono risolvere ben poco, a guardare i numeri dei curati. È come voler svuotare il mare con un cucchiaio. Il gioco d’azzardo, in effetti, muove più denaro di una Finanziaria e nessuno vuole rinunciarvi. Per fortuna c’è la Chiesa a dare ascolto alle famiglie, come racconta Pippo Peri. La Chiesa che offre aiuto per uscire dall’usura, e qui stasera è venuto anche il parroco locale, don Vittorio Serra, a raccogliere appunti e testimonianze. Prima del convegno Giovanni e Angela mi fanno visitare il loro gioiello: una biblioteca ben organizzata e catalogata in un elegante e moderno palazzotto di quattro piani, fittato a 300 euro al mese. Acquisiscono biblioteche familiari di ogni secolo, curano gruppi di lettura con bambini e ragazzi, promuovono cultura e belle iniziative. Angela, che di mestiere fa la contabile, è un motore sempre acceso. Presenta un libro al mese con gli autori e non demorde mai. Ora insegue Saviano.
Quella di San Vincenzo La Costa è l’unica biblioteca di una Pro Loco in Italia, ma soprattutto è un punto nodale della resistenza umana dei piccoli paesi.
Le principali frazioni portano il nome di Gesuiti e San Sisto dei Valdesi, quest’ultima con le vie in francese a ricordare antiche questioni di eresie e persecuzioni. Oggi sono eleganti nidi d’ape poggiati sulle colline, con il loro susseguirsi di case sparse, schegge di archeologia industriale, vicoli suggestivi dei centri storici e giardini ben tenuti. In questi tempi si uccide ancora il maiale secondo la vecchia tradizione; la buona cucina da sempre si trova in trattorie storiche dove il tempo scorre lento per chi arriva dalla città a godersi fusilli al ferretto e patate veramente “’mbacchiuse” (attaccate).
Gli antichi palazzi dei piccoli feudatari locali sono diventati magioni eleganti di una nuova borghesia che vive ancora da queste parti. Un giorno gli storici ci spiegheranno come la modernità sia arrivata qui più lentamente, diventando globalizzata. Andiamo in pizzeria a Rue la Morts, da “Mastru Genu”. Nel locale sprizza un’inattesa vita allegra, al contrario della nevrosi solitaria e disperata che ormai abbiamo immaginato sia la costante di un piccolo comune di una celata area interna meridionale.
Il televisore trasmette Sanremo a volume spento, quasi fosse uno di quei focolai finti che si vedono in molti bar italiani. Solo uno sfondo quella gara canora stasera a San Vincenzo La Costa.
Un signore festeggia con la sua famiglia allargata i suoi 57 anni, non mancheranno torta e spumante. Dei giovani giocano con le carte napoletane. C’è allegria collettiva ai tavoli. Sana umanità. Arriva la locale squadra di calcetto assieme agli avversari che si sono affrontati nel nuovo campo comunale. Il giovane sindaco quarantenne, Gregorio Iannotta, si sfila la cravatta dall’abito elegante. Dopo il convegno, in cui ha portato il suo saluto nella casa comunale, ha trascinato consiglieri e assessori in pizzeria. Iannotta è un trascinatore. Esercita il suo secondo mandato e, per amore di una vita più autentica, ha chiuso il suo studio a Roma trasferendo l’attività forense a Cosenza. L’impegno in municipio lo assorbe ogni giorno, da mattina a tarda sera. Il sindaco dialoga con tutti, si diverte con gli altri: a San Vincenzo La Costa l’umano lo riconosci nel reale. I sindaci sono sentinelle dei paesi interni, a tenere in vita scuole, uffici postali, piccoli musei e servizi essenziali. Si avvicina a salutare il sindaco un giovane, figlio di abitanti del paese: Ciro, un romano che ha scelto di vivere da queste parti per cercare lavoro nel paese dei genitori. Il tuo altrove oggi lo puoi trovare anche in questo modo. Microstorie di paesi interni. Al mattino mi affaccio da un punto panoramico della Valle del Crati e lo sguardo spazia sull’argento dei monti e degli ulivi. È un paesaggio che ritempra al mondo qualunque forestiero. Passo in piazza davanti alla lapide che ricorda i morti della Prima guerra mondiale; la stessa che sorge in ogni paesino italiano, a differenza di quelle della Seconda, che trovarono meno memoria perché quell’Italia desiderava soltanto pace.
Guardo il telefono e mi appaiono le notizie: Usa e Israele stanno bombardando l’Iran. Nel pianeta aumenta la guerra. Una guerra che contamina anche la placida pace di San Vincenzo La Costa. Come se un virus venisse iniettato con una siringa a resuscitare i fantasmi dei Valdesi uccisi in queste contrade. (redazione@corrierecal.it)

(Foto cover: Associazione Culturale Mistery Hunters)

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