Federico Fubini: «Perché il Sud cresce più del Nord»
Il Centro «è fermo», il Nord rallenta mentre il Mezzogiorno «investe sul futuro». In Calabria è «netta la crescita di competenze»

COSENZA Di recente Federico Fubini ha scritto sul Corriere della Sera che il Sud «sta battendo il Nord, per certi aspetti. Soprattutto, sta battendo il Centro del Paese». Nel suo articolo, il vicedirettore ad personam del CorSera descrive un Mezzogiorno che cresce più della media nazionale e che, in alcune aree, si sta inserendo meglio nelle catene globali del valore rispetto a distretti storici del Centro-Nord, ancora legati alla meccanica e all’automotive. Ospite di una iniziativa organizzata da Promos Italia e ospitata dalla Camera di Commercio di Cosenza, Fubini è intervenuto partendo proprio da una riflessione sul Mezzogiorno. «Da qualche anno – sottolinea in una intervista al Corriere della Calabria – il Sud sta crescendo più rapidamente del Nord e del Centro, anzi direi che se l’Italia ha avuto un tasso di crescita leggermente positivo negli ultimi anni, è soprattutto dovuto ai nuovi investimenti presenti al Sud». E sull’Ente camerale bruzio guidato dal presidente Klaus Algieri, l’editorialista sottolinea la bravura nel coinvolgere le imprese in un processo determinante come quello legato al digitale.


In quali settori si registrano numeri in crescita?
«In alcune aree del Mezzogiorno si stanno concentrando alcuni settori innovativi. Sono presenti nomadi digitali che vengono al Sud, penso per esempio alla Sicilia orientale, alle Gigafactory, ai semiconduttori e poi c’è tutta un’industria dell’aerospazio che sta crescendo. Non è un momento negativo, il fatto che le rinnovabili siano molto più concentrate al Sud rispetto al Nord è il segno che qualcosa sta davvero cambiando, ci sono opportunità di investimento soprattutto se la struttura tariffaria dovesse cambiare. Pagare meno l’energia potrebbe portare a diventare più attrattivi per attrarre investimenti dal resto del Paese».
Quanto pesa il Pnrr?
«Il 40% delle risorse del Pnrr sono state dedicate al Sud che non rappresenta il 40% dell’economia, ma piuttosto forse il 25% o qualcosa meno. Il piano nazionale di ripresa e resilienza è stato diretto in proporzione più nelle regioni del Mezzogiorno che nel resto del Paese, ma è anche vero che dentro o fuori al Pnrr i bonus immobiliari hanno avuto per il Sud un impatto più forte. Gli investimenti, le ristrutturazioni immobiliari in Calabria sono cresciute».
Cosa accadrà nella fase post Pnrr?
«Non so cosa accadrà dopo il Pnrr, la verità è che non lo sappiamo. Il Centro-Italia è fermo, demograficamente, ma anche dal punto di vista della dinamica delle imprese. Il Nord è concentrato, non esclusivamente, sui settori industriali che dipendono dall’integrazione con la Germania ed i settori industriali tradizionali scontano rallentamenti e il peso della concorrenza cinese. Il Sud, invece, se guardo a Napoli, a Bari, può contare sui distretti digitali come l’Apple Academy che sta generando delle nuove competenze, ma anche in Calabria, Sicilia e Sardegna si registrano delle esperienze interessanti».
Turismo e intelligenza artificiale, la Calabria può contare su due asset strategici
«Il turismo sicuramente sta crescendo. Ripeto non so cosa succederà in futuro, però non tutto deve dipendere per forza dalla spesa pubblica, ci sono delle opportunità. A Cosenza, l’Università della Calabria si è dimostrata molto attrattiva anche nelle discipline STEM, attirando docenti dall’estero anche in settori che non sono tradizionalmente identificati con questo territorio, come l’intelligenza artificiale. Quando vedo e sento cosa dicono questi docenti, mi pare chiaro come sia netta la crescita delle competenze». (f.benincasa@corrierecal.it)
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