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Suor Anna Donelli, l’“angelo” sospettato di legami con la ‘ndrangheta. Al via il processo

Oggi l’udienza che aprirà il dibattimento anche nei confronti della religiosa cremonese, accusata di concorso esterno in associazione mafiosa per presunti legami con la cosca Tripodi

Pubblicato il: 03/03/2026 – 7:00
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Suor Anna Donelli, l’“angelo” sospettato di legami con la ‘ndrangheta. Al via il processo

Si terrà oggi 3 marzo, con l’escussione dei testi del pm, l’udienza che aprirà il dibattimento nei confronti di suor Anna Donelli, 59 anni, originaria di Cremona e residente a Milano, coinvolta in un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia su presunti legami con il clan Tripodi, radicato nel Bresciano ma legato alla potente cosca calabrese Alvaro di Sant’Eufemia d’Aspromonte.
Da anni volontaria nelle carceri di San Vittore a Milano e Canton Mombello a Brescia, suor Anna è conosciuta come “l’angelo degli ultimi”: assisteva detenuti in condizioni di difficoltà, offrendo sostegno morale e spirituale. Tuttavia, secondo l’accusa, avrebbe usato il proprio ruolo per agevolare i sodali della ‘ndrangheta, veicolando ordini, direttive e informazioni tra i detenuti e il clan, favorendo così la continuità associativa e il mantenimento dei legami con l’esterno. Intercettazioni riporterebbero i membri del clan definire la religiosa come “la suora che lavora in carcere, se ti serve qualcosa dentro, è dei nostri”.
La vicenda, complessa e articolata, riguarda numerosi imputati, tra cui Francesco Tripodi (che ha scelto il rito abbreviato), figlio del presunto boss Stefano, e l’ex consigliere comunale di Brescia Giovanni Acri, sospettato di essere il medico di fiducia dei membri del clan e che come suor Anna ha scelto il dibattimento. L’indagine, avviata nel settembre 2020, ha ricostruito la struttura della locale dei Tripodi nel Bresciano, considerata capace di riprodurre le dinamiche criminali tipiche della ‘ndrangheta calabrese: estorsioni, traffico di armi e droga, ricettazioni, usura e persino scambi elettorali.
Suor Anna è stata sottoposta agli arresti domiciliari a dicembre 2024, poi revocati dal Tribunale del Riesame. La Procura aveva più volte impugnato le decisioni, ottenendo un terzo Riesame dopo una lunga sequenza di ricorsi e contro-ricorsi, che hanno confermato la necessità di approfondire gli indizi. La religiosa è attualmente libera e, assistita dall’avvocato Robert Ranieli, ha sempre negato ogni legame con la ‘ndrangheta, definendo il proprio operato esclusivamente umanitario: «Gli unici messaggi che veicolava erano di natura umanitaria», ha spiegato il legale.
Secondo gli investigatori, suor Anna avrebbe agito come intermediaria tra detenuti e clan, trasmettendo informazioni utili per il sodalizio, risolvendo conflitti interni ai penitenziari e garantendo lo scambio di comunicazioni tra reclusi e familiari nei casi in cui i colloqui fossero vietati.
L’indagine ha portato all’emissione di 30 misure cautelari e al sequestro di quasi 2 milioni di euro, dimostrando la capacità del clan di penetrare strutture pubbliche e condizionare la vita quotidiana sul territorio. Il processo non riguarda solo la figura della religiosa, ma mette in luce come la ‘ndrangheta calabrese sia riuscita a radicarsi anche in territori lontani dalla Calabria, sfruttando legami familiari e figure insospettabili per mantenere il controllo e l’influenza.

Le richieste di condanna nel processo in abbreviato

A inizio febbraio, la procura di Brescia ha avanzato le richieste di condanna nel processo con rito abbreviato scaturito dalla stessa operazione. Complessivamente, sono stati chiesti 177 anni di carcere per 21 imputati, tra cui figure chiave del clan Tripodi e esponenti locali della politica. Per Francesco Tripodi, 43 anni, il pm ha chiesto 20 anni di reclusione, riconoscendo la recidiva reiterata. Per Mauro Galeazzi, ex assessore a Castel Mella in quota Lega, accusato di voto di scambio, nove anni. Le indagini hanno evidenziato come il gruppo mirasse a influenzare votazioni e appalti pubblici, con riferimento a progetti come una casa di riposo, e costruire relazioni politiche locali tramite figure come Giovanni Acri. Le richieste di condanna per altri imputati oscillano tra 10 e 18 anni, con casi particolari come quello di Francesco Candiloro, già condannato all’ergastolo. Le arringhe difensive del rito abbreviato sono previste nei prossimi giorni. (redazione@corrierecal.it)

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