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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Il manager Mps David Rossi è stato ammazzato. Perché la ‘ndrangheta di Cutro è il movente più probabile

Lo spiegano le carte della commissione parlamentare

Pubblicato il: 07/03/2026 – 6:55
di Paride Leporace
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Il manager Mps David Rossi è stato ammazzato. Perché la ‘ndrangheta di Cutro è il movente più probabile

COSENZA I boati della guerra hanno silenziato clamorose novità sulla morte di David Rossi, manager del Monte dei Paschi di Siena, troppo in fretta rubricata come suicidio. Ieri, a 11 anni dalla scomparsa del responsabile delle relazioni esterne della banca (avvenuta nel 2013), la seconda commissione parlamentare d’inchiesta su questo ennesimo mistero italiano ha presentato le conclusioni — già anticipate dalle trasmissioni televisive “Far West” e “C’è chi dice no” — in un evento pubblico a Siena. La commissione si è recata anche sulla tomba del manager per deporre una corona. David Rossi è stato ucciso e non si è suicidato. Ma c’è dell’altro e riguarda il movente. Un movente che il Corriere della Calabria è in grado di ricostruire per aver letto le 50 pagine dell’esplosiva relazione intermedia: la pista punta sulla ‘ndrangheta. Infatti, Il Giornale ha scritto che le risultanze delle indagini hanno messo in moto le DDA di Bologna, Firenze e Brescia per trovare riscontro a quanto emerso. A Siena, nel frattempo, sono state riaperte le indagini sulla morte di Rossi ipotizzando l’omicidio. Abbiamo davanti un nuovo scenario. Non il suicidio di un manager che, durante il tracollo di MPS, si pensava fosse impaurito da indagini a suo carico (Rossi non è mai stato indagato), ma presumibilmente una fosca storia di ‘ndrangheta al Nord; quella che spesso non si vede e ancora più spesso non si commenta in TV.

Il giornalista e il numero misterioso

La svolta sul presunto movente si deve alla decodifica di un numero trovato sul cellulare di Rossi dopo la morte, ma soprattutto al certosino lavoro d’inchiesta di un giornalista dotato di metodo e coscienza, simili agli illustri colleghi dello scoop del Watergate. Nicola Borzi è un giornalista investigativo di enormi capacità, con le competenze necessarie per comprendere gli schemi di riciclaggio internazionale e i sottoservizi bancari. Borzi, che lavorava a Milano per il Sole 24 Ore ma è originario di Mantova, ha individuato l’epicentro di questa storia celata che tutti pensavano riguardasse soltanto Siena. Nel 2017 Borzi lavora a un’inchiesta sui meandri di MPS per la sua testata, ma la direzione ne rifiuta la pubblicazione. Borzi mette il materiale da parte e, una volta uscito dal quotidiano, decide di pubblicarlo sul suo profilo LinkedIn il 19 dicembre 2019 con il titolo: «A Viadana tra ‘ndrine, sponsorship di MPS e mistero David Rossi». Quell’articolo è diventato ora la bussola del nuovo movente dell’affaire.

L’asse Viadana-Siena

Viadana è un comune del Mantovano dove opera da anni la ‘ndrina del boss Grande Aracri da Cutro, detto “Mani di gomma”. Viadana, in Lombardia, è vicina a Brescello, il paese emiliano dove le infiltrazioni mafiose fecero scalpore perché avvenute nei luoghi dei racconti di Don Camillo e Peppone. Borzi è stato capace di decrittare il numero 40909009 ritrovato sul cellulare di Rossi. Gli investigatori lo consideravano un numero di telefono, sebbene non fosse presente in agenda né tra le chiamate. La realtà era diversa: Borzi ha compreso che quella cifra rimanda a un documento di 28 pagine contenente un elenco di titolari di certificati di deposito ordinari in scadenza. Il documento appartiene a Interbanca (società di finanziamenti di Banca Antonveneta), l’istituto la cui acquisizione da parte di MPS provocò uno dei più grandi dissesti finanziari del secolo. Borzi ha accertato che quel numero corrisponde a un deposito presso una filiale di GE Capital (poi Banca Popolare di Puglia e Basilicata) situata proprio a Viadana. Prima dell’acquisizione di Antonveneta, quella era una filiale della stessa Antonveneta, poi ceduta per accordi antitrust. Altre indagini hanno accertato che in quella filiale transitavano i conti di Grande Aracri, come riportato nella sentenza del processo Grimilde. C’è di più. David Rossi non si occupava solo di relazioni esterne: era l’uomo delle sponsorizzazioni. E proprio a Viadana la banca mise il proprio brand sulla squadra di rugby in Serie A: la Rugby Viadana Monte dei Paschi di Siena. Una decisione che fu di David Rossi.

Il mistero di Antonio Muto

Seguendo i soldi (per dirla alla Falcone) si arriva a un nome: Antonio Muto, imprenditore edile calabrese. La svolta qui si deve a Wanda Ferro (oggi viceministro dell’Interno), che nel 2021, come componente della Commissione Antimafia, richiamò l’attenzione su un presunto incontro tra Rossi e Muto con lo scambio di una valigetta. L’incontro sarebbe avvenuto in ospedale, dove era ricoverato il padre del manager, ed è stato confermato dal fratello di David, Ranieri. Tuttavia, identificare “l’Antonio Muto” corretto è un’impresa: ne sono stati individuati diversi tra Cutro e Crotone, mentre gli imprenditori edili con quel nome in Emilia sono ben 40. Ferro chiese se si trattasse del Muto condannato per vicinanza alla cosca Grande Aracri. Sul punto suggerì una collaborazione tra la Procura di Siena e la DDA di Catanzaro, ma la questione rimase in sospeso.

Depistaggi e ultime parole

Nella relazione spunta però un altro “Antonio Muto”, che si presentò all’avvocato della vedova Rossi, Luca Goracci. Questo Muto sostenne di aver avuto un appuntamento con Rossi il 6 marzo 2013, giorno della morte, e di averlo trovato già cadavere a terra. Affermò inoltre di aver accompagnato spesso Rossi allo IOR a Roma per prelevare denaro “nero” da portare a Rocca Salimbeni. La descrizione fisica fornita (altezza 1,85, atletico, carnagione olivastra) non sembra però coincidere con i profili noti. Con ogni probabilità siamo in presenza di un depistaggio. Attorno al giallo si agitano valigette nere, scambi di persona e una frase riferita dal fratello Ranieri. Quando quest’ultimo chiese a David il motivo del suo malessere, il manager rispose: “Ho fatto una cazzata. Un amico mi ha tradito”. Quale sia la “cazzata” e chi sia l’amico resta da capire. Di sicuro c’è che David Rossi è morto. E secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta, è stato ucciso.

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