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Russia alla Biennale di Venezia, l’ira dei ministri Ue

Ventisette Paesi chiedono una marcia indietro

Pubblicato il: 10/03/2026 – 22:47
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Russia alla Biennale di Venezia, l’ira dei ministri Ue

MILANO «Condanniamo fermamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2026. La Commissione Europea ha espresso una posizione chiara in merito all’illegale guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. La cultura promuove e tutela i valori democratici, incoraggia il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma per la propaganda». Lo scrive la Commissione Ue in una nota firmata dal vicepresidente esecutivo Virkkunen e dal commissario Micallef. «Gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue ed evitare di dare spazio a individui che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina. Questa decisione della Fondazione Biennale non è compatibile con la risposta collettiva dell’Ue alla brutale aggressione russa. Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, prenderemo in considerazione ulteriori misure, tra cui la sospensione o la cessazione di un finanziamento Ue in corso alla Fondazione Biennale», conclude la nota.

L’Ira dei ministri Ue

Ventisette Paesi europei, insieme all’Ucraina, hanno scritto alla Presidenza e al Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia per chiedere di riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa alla 61 Esposizione Internazionale d’Arte. Nella lettera, indirizzata al presidente Pietrangelo Buttafuoco (in foto) e ai membri del board, i ministri della Cultura e degli Esteri firmatari richiamano il ruolo storico della Biennale come uno dei massimi spazi globali di libertà artistica, fondato sui valori europei di espressione, dignità umana e scambio culturale. I ministri sottolineano che la cultura non può essere separata dalle realtà politiche e morali del presente. Ricordano, tra l’altro, la scelta del 2022 dell’artista russo Kirill Savchenkov, insieme ad Alexandra Sukhareva e al curatore Raimundas Malaauskas, di ritirarsi dal Padiglione russo affermando che «non c’è posto per l’arte quando i civili muoiono sotto il fuoco dei missili». Una frase che i firmatari riprendono per ribadire che la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina continua a produrre devastazione umana e culturale: secondo le autorità ucraine, almeno 342 artisti sono stati uccisi, mentre 1.685 siti di patrimonio culturale e 2.483 infrastrutture culturali risultano distrutti o danneggiati. I firmatari definiscono «inaccettabile» la presenza della Federazione Russa nelle condizioni attuali e invitano la Biennale a riconsiderare la decisione, alla luce del rischio «significativo di una strumentalizzazione da parte della Federazione Russa della sua partecipazione alla Biennale di Venezia, volta a proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale in netto contrasto con la realtà della guerra in corso». La lettera è stata sottoscritta dai ministri di Austria, Bulgaria, Belgio (nelle sue tre comunità linguistiche), Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Spagna, Svezia, Francia, Grecia, Germania, Irlanda, oltre che dall’Ucraina. Un fronte europeo ampio e trasversale che, nel pieno della guerra, chiede alla Biennale di non offrire a Mosca una piattaforma culturale percepita come legittimante.

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