Referendum in Calabria e il rischio della “sindrome da urne deserte”
Molti calabresi potrebbero disertare le urne il 22-23 marzo, ignorando temi chiave della giustizia. In gioco ci sono la separazione delle carriere e l’Alta corte disciplinare

Referendum e rischio astensione. L’ormai tristemente nota ‘sindrome da urne deserte’ rischia di riproporsi, in Calabria più che altrove, anche in occasione della consultazione popolare sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Lo scarso interesse per la tematica posta dai quesiti referendari e la tendenza ormai assodata a disertare la cabina elettorale, in una regione ormai, purtroppo, sempre più pervasa dall’insidioso virus del non voto, minacciano di costituire per migliaia di calabresi l’incentivo perfetto per scegliere di non esprimersi sui temi contemplati dai quesiti. Temi che, al di là dei tecnicismi e della sfrenata politicizzazione al limite del turpiloquio, chiamano in causa aspetti importanti come la separazione delle carriere, il sorteggio per la selezione dei componenti del Csm e la creazione dell’Alta corte disciplinare. Il timore, tuttavia, è che il contrasto continuo tra le parti finisca per alimentare ancora di più l’allontanamento dei cittadini dall’esercizio di uno dei più basilari diritti democratici e di cittadinanza.
Del resto, le ultime tornate elettorali, in particolare le regionali dello scorso autunno che avrebbero, in teoria, dovuto costituire un elemento decisivo tale da spingere alla partecipazione, hanno dimostrato in modo plastico la disaffezione che ormai sempre più vaste schiere di elettori nutrono per appuntamenti che, solo pochi anni addietro, avrebbero costituito occasioni di mobilitazione di massa. Ragione per la quale, purtroppo, l’astensionismo sembra non essere più da considerarsi alla stregua di un fenomeno marginale, per trasformarsi invece in un elemento strutturale. I dati di partecipazione al voto da parte dei calabresi, come si può facilmente verificare, non si prestano ad equivoci. Un esempio? Il 56% degli aventi diritto al voto, proprio in occasione della consultazione per il rinnovo, lo scorso autunno, del Consiglio regionale, ha scelto di fare altro. L’affluenza definitiva all’indomani del 5 e 6 ottobre si è difatti attestata al 43,14%, dato in ulteriore calo rispetto al 2021, quando aveva votato il 44,36%. Stando così le cose, a poco serve constatare quanto la tendenza al calo, ormai diffusa a macchia d’olio, sia stata condivisa da altre regioni interessate alla scadenza elettorale, sia del Nord che del Sud, come Campania, Marche, Puglia, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto ed Emilia-Romagna. Il dato di fatto è che l’affluenza tende a stabilizzarsi molto al di sotto della soglia psicologica del 50% ed è il partito del non voto ad aggiudicarsi, per forza d’inerzia, il podio di forza politica più forte.
È evidente che siamo di fronte a una tendenza preoccupante, perché non episodica, che pone seri dubbi sul futuro delle democrazie occidentali, delle quali non si riescono a contrastare le cause. E a nulla vale, purtroppo, richiamarsi al dettato dell’art. 48 della Costituzione, nel quale si stabilisce, tra le altre cose, che il voto è un dovere civico del cittadino. Insomma, quello che si evidenzia è un trend denso di incognite, tenuto conto di quanto recita il primo degli articoli della Carta fondativa della Repubblica italiana, secondo cui “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. In questo contesto, di per sé già così poco confortante, si aggiunga poi l’impossibilità di votare per i tanti fuorisede che, per ragioni di lavoro o soprattutto di studio, si trovano a essere lontani dalla Calabria. Il Parlamento ha infatti respinto gli emendamenti che avrebbero consentito a chi, pur residente, si trovasse momentaneamente fuori dal proprio comune di votare nel luogo in cui si trova attualmente. Una scelta a dir poco contraddittoria, se si considera che, in altre consultazioni referendarie, la possibilità di esprimersi era stata consentita, e che ancor più confligge con la necessità, da più parti messa in rilievo, anche con toni piuttosto allarmati e allarmanti, di contrastare la scarsa affluenza alle urne e la disaffezione verso la partecipazione democratica. (redazione@corrierecal.it)
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