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Verso il referendum

Rosy Bindi a Lamezia per il No: «La riforma indebolisce magistratura e democrazia» – VIDEO

All’incontro con Doris Lo Moro, l’ex presidente dell’Antimafia attacca la riforma della giustizia: «Così si indebolisce il controllo sul potere esecutivo»

Pubblicato il: 15/03/2026 – 17:51
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Rosy Bindi a Lamezia per il No: «La riforma indebolisce magistratura e democrazia» – VIDEO

LAMEZIA TERME A una settimana dal voto sul referendum previsto per il 22 e il 23 marzo, l’ex parlamentare Rosy Bindi arriva a Lamezia Terme per sostenere le ragioni del “No” all’incontro pubblico “Un no per difendere giustizia, costituzione e democrazia”, organizzato con la partecipazione dell’ex sindaco e ora leader dell’opposizione Doris Lo Moro. Fuori il tempo resta incerto, dentro la sala è gremita e partecipe. Un colpo d’occhio che restituisce la misura di una mobilitazione che, almeno tra i presenti, appare tutt’altro che tiepida nonostante la domenica pomeriggio. 

«Controllo della magistratura da parte del potere esecutivo»

Ai microfoni del Corriere della Calabria, Bindi sceglie subito il piano più alto dello scontro politico e istituzionale. «È in gioco la Costituzione», scandisce, contestando la riforma targata Meloni-Nordio perché, a suo dire, andrebbe a incidere su uno dei cardini della democrazia italiana: la separazione dei poteri. Nel mirino finiscono in particolare la modifica del Consiglio superiore della magistratura, il tema delle funzioni disciplinari, la separazione delle carriere e soprattutto il ricorso al sorteggio per l’indicazione dei magistrati al Csm. Secondo Bindi, «il combinato disposto di queste misure rischierebbe di aprire la strada a un progressivo controllo della magistratura da parte del potere esecutivo». Per l’ex presidente della Commissione Antimafia, il punto politico è tutto qui: una magistratura meno autonoma e indipendente sarebbe inevitabilmente anche più debole nella tutela dei diritti e delle libertà dei cittadini. «Le democrazie si caratterizzano perché l’esercizio del potere si svolge secondo la legge, la Costituzione e l’ordinamento internazionale», osserva, spiegando che quando «chi è chiamato a controllare il potere non può più farlo in piena libertà, allora è la stessa qualità democratica del Paese a entrare in una zona di rischio». Bindi contesta anche la sproporzione tra la portata della riforma e gli effetti reali che il governo sostiene di voler correggere. «È un intervento costituzionale molto pesante, che arriverebbe a modificare diversi articoli della Carta per incidere su una quota minima di casi» dice. Da qui anche l’accusa al centrodestra di alimentare «una campagna fondata su episodi singoli e su una narrazione che, anziché affrontare i veri nodi della giustizia, finirebbe per delegittimare il ruolo dei magistrati».

«Il rischio è colpire l’autonomia dell’ordine giudiziario»

Spazio ai fatti più attuali e alle recenti affermazioni provenienti dall’area di governo, a cominciare da quella sul “plotone di esecuzione”, definita un’affermazione grave e rivelatrice delle reali intenzioni della riforma. Il sospetto, esplicitato senza giri di parole, è che «l’obiettivo finale sia quello di rendere la magistratura subordinata all’esecutivo e meno incisiva anche nei rapporti con la polizia giudiziaria e con gli altri poteri presenti nella società». Infine, l’ex ministra smonta anche uno degli argomenti più ricorrenti del fronte favorevole alla riforma, quello relativo al peso delle correnti nella magistratura. Bindi riconosce che il tema esiste, ma respinge una rappresentazione giudicata strumentale e semplificata. «Conoscere orientamenti e sensibilità diverse all’interno della magistratura non è un’anomalia, ma un elemento fisiologico in un ordinamento democratico. Il vero rischio, invece, è che dietro la polemica sulle correnti si nasconda il tentativo di colpire l’autonomia complessiva dell’ordine giudiziario». (Gi.Cu.)

L’intervista:

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