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la maxi inchiesta

Pentiti e testimoni chiave, la Dda alla prova del processo Hydra sul sistema mafioso lombardo – NOMI

Domani a Milano si apre il troncone ordinario della maxi-inchiesta sulla presunta “mafia a tre teste”

Pubblicato il: 18/03/2026 – 18:30
di Giorgio Curcio
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Pentiti e testimoni chiave, la Dda alla prova del processo Hydra sul sistema mafioso lombardo – NOMI

MILANO Una sentenza pesante emessa poco più di due mesi fa e un suicidio in carcere avvenuti nei giorni scorsi. Si apre con queste premesse pesanti il processo “Hydra”, il troncone ordinario nato dalla maxi-inchiesta della Distrettuale antimafia di Milano incentrata sulla presunta esistenza di quella che è stata definita in tanti modi: associazione mafiosa lombarda e mafia a tre teste, solo per citarne un paio. Ma ciò che più conta è che davanti alla VIII sezione del Tribunale di Milano si celebrerà a partire da domani il processo legato ad una delle inchieste più delicate della Dda di Milano sui nuovi assetti della criminalità organizzata al Nord Italia.

Il suicidio di Pace

Intanto la cronaca attuale. A scuotere la vigilia del processo è la morte del 62enne Bernardo Pace originario di Trapani, avvenuta per suicidio nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Gli inquirenti hanno disposto l’autopsia sul corpo per chiarire le circostanze del decesso. Secondo quanto ricostruito finora, l’uomo si sarebbe impiccato nella cella in cui era recluso da solo, al piano terra del padiglione E dell’istituto. Pace stava scontando una condanna a 14 anni e 4 mesi rimediata proprio a gennaio al termine del processo Hydra celebrato con rito abbreviato.



La lista dei testi

E a dare la misura del peso del dibattimento c’è la lista testi depositata dalla Dda di Milano. Accanto agli ufficiali dei carabinieri che hanno ricostruito genesi e sviluppi dell’indagine, si tratta di una ricchissima lista di soggetti più o meno di spessore criminale come collaboratori di giustizia e dichiaranti chiamati a riferire su “origine, struttura e operatività” dell’associazione e sull’esistenza di un vero e proprio “sistema mafioso lombardo”.

I collaboratori

La lista di spessore è senz’altro quella dei collaboratori di giustizia. Tra i nomi più rilevanti spicca quello di Emanuele De Castro, chiamato a riferire sulle origini, la struttura, i componenti e le attività della locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, oltre che sui rapporti con Vincenzo Rispoli, Massimo Rosi e Gaetano Cantarella. Nello stesso blocco compaiono anche Antonino Fiume, Antonino Cuzzola, Salvatore Pace, Vittorio Foschini e Salvatore Annacondia, indicati dalla Procura come testimoni sul tema dell’“esistenza del sistema mafioso lombardo”. E poi ci sono Saverio Pintaudi, William Alfonso Cerbo, Francesco Bellusci e Gioacchino Amico. Secondo la lista testi, dovranno riferire sull’“origine, la struttura e l’operatività dell’associazione” contestata al capo 1 e sui reati-fine di cui sarebbero a conoscenza. Tra loro spiccano senz’altro Cerbo e Bellusci, nuovi pentiti le cui dichiarazioni dovranno superare la prova dell’attendibilità.

Il fronte investigativo

Come di consueto, la Distrettuale Antimafia di Milano ha composto una lista di alcuni ufficiali dell’Arma che hanno seguito direttamente l’inchiesta. Tra loro, il colonnello Antonio Coppola è indicato per l’illustrazione dell’indagine, mentre il luogotenente Roberto Mazzucchelli dovrà riferire, tra l’altro, su origine e sviluppi dell’attività investigativa, sugli equilibri interni al sistema mafioso lombardo e sulla componente calabrese della locale di Legnano-Lonate Pozzolo. Nella lista compare anche il maresciallo Alessandro Pecora, chiamato a parlare della componente calabrese, di quella siciliana, dei summit del sistema mafioso lombardo e dei collegamenti con l’indagine Hydra.

Posta in gioco altissima

Insomma, la posta in gioco è altissima e i nomi chiamati a prendere parte al processo restituiscono l’importanza che la Dda sta dando ad un processo che si è sviluppato lungo un arco temporale di alcuni anni, dopo l’iniziale rigetto del gip e il successivo nonché graduale accoglimento delle tesi accusatorie in questa fase preliminare del processo che, davanti al gup, hanno già trovato quasi totale riscontro. (g.curcio@corrierecal.it)

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