Referendum sulla giustizia, ultimo giorno di voto
Urne aperte dalle 7 alle 15. Ieri affluenza al 46.07%

ROMA Ultimo giorno di voto per il referendum costituzionale sulla riforma della magistratura adottata dal governo. Nella giornata di ieri, quando si è votato dalle 7 alle 23, l’affluenza si è fermata al 46,07%.
Oggi i seggi sono aperti dalle 7 alle 15. Sulla scheda elettorale due opzioni: barrare il “sì” per approvare la riforma oppure il “no” per respingerla.
Si tratta della legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, già approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto il quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dall’affluenza.
Nord e parte del Centro sopra il 50%, Sud in ritardo sotto il 40%. Male la Calabria
L’affluenza si presenta disomogenea sul territorio nazionale. Diverse regioni del Centro-Nord superano il 50%, mentre il Sud resta complessivamente indietro.
Tra le regioni più partecipative:
- Emilia-Romagna: 53,70%
- Toscana: 52,49%
- Lombardia: 51,83%
- Veneto: 50,55%
- Umbria: 50,11%
In coda:
- Sicilia: 34,94%
- Calabria: 35,70%
- Campania: 37,78%
- Sardegna: 39,09%
- Puglia: 39%
- Basilicata: 39,88%
- Molise: 39,78%
Situazione intermedia per le altre regioni, tutte tra il 41% e il 49%.
Calabria penultima
E’ del 35,70% l’affluenza alle ore 23 al referendum sulla giustizia in Calabria secondo i dati del sito del Viminale Eligendo. Un dato che pone la regione al penultimo posto in Italia seguita dalla Sicilia. A livello di provincia è Catanzaro quella con più votanti con il 37,89% seguita da Reggio Calabria con il 36,44%. Nel cosentino è stata del 35,25%, nel vibonese del 34,65% e nel crotonese del 31,48%. La maggiore affluenza è stata registrata nel comune di Marzi, con il 53,49%, mentre la più bassa a Terravecchia, con il 19,02%, entrambe località del cosentino.
Separazione delle carriere
La riforma introduce in Costituzione il principio della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Oggi fanno parte dello stesso ordine, condividono concorso e formazione, e possono passare da una funzione all’altra. Con la riforma nascerebbero invece due magistrature distinte — giudicante e requirente — con concorsi separati e senza possibilità di passaggio tra i ruoli.
Due Csm invece di uno
Attualmente le carriere sono gestite da un unico Consiglio superiore della magistratura (Csm). La riforma prevede la creazione di due organi distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi manterrebbero la composizione mista (due terzi magistrati e un terzo laici), ma cambierebbe il sistema di selezione: i membri togati non verrebbero più eletti, bensì sorteggiati.
L’Alta Corte disciplinare
Le funzioni disciplinari verrebbero sottratte al Csm e attribuite a una nuova Alta Corte disciplinare. L’organo sarebbe composto da 15 membri: nove magistrati sorteggiati tra quelli della Corte di Cassazione e sei laici, di cui tre eletti dal Parlamento e tre nominati dal Presidente della Repubblica. Contro le decisioni non si potrà più ricorrere in Cassazione: i ricorsi saranno esaminati dalla stessa Alta Corte, ma in diversa composizione.
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