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Condanna Rosa Vespa, la mamma di Sofia: «E’ un nuovo inizio, proveremo a dimenticare» – VIDEO

L’avvocato Penna: «Resta aperto il filone sulle eventuali responsabilità della clinica». Gli avvocati di difesa: «Soddisfatti, attendiamo le motivazioni per l’eventuale ricorso»

Pubblicato il: 25/03/2026 – 15:56
di Fabio Benincasa
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Condanna Rosa Vespa, la mamma di Sofia: «E’ un nuovo inizio, proveremo a dimenticare» – VIDEO

COSENZA Una condanna che soddisfa entrambe le parti, gli avvocati del collegio difensivo di Rosa Vespa, rappresentato dai legai Gianluca Garritano e Teresa Gallucci, e gli avvocati di parte civile Chiara Penna e Paolo Pisani in rappresentanza delle parti civili, la famiglia della piccola Sofia Cavoto: neonata rapita nella clinica “Sacro Cuore” di Cosenza, il 21 gennaio 2025 alle 18.45. Il gup del tribunale di Cosenza, Letizia Benigno al termine del rito abbreviato, ha condannato l’unica imputata a 5 anni e 4 mesi, la richiesta di condanna del pm Antonio Bruno Tridico era di 8 anni.

Le reazioni

«Finalmente chiudiamo un capitolo, siamo soddisfatti e adesso andiamo avanti, vogliamo pensare solo ed esclusivamente alla nostra famiglia. Ringraziamo tantissimo i nostri avvocati che sono stati impeccabili e grazie a tutte le persone che ci sono state vicine», ha sostenuto dopo la lettura del dispositivo di sentenza, Valeria Chiappetta mamma della piccola Sofia. «E’ un nuovo inizio, ho sentito mio marito. Vogliamo dimenticare, difficile però ci proviamo», ha chiosato.
L’avvocato della famiglia Cavoto, Chiara Penna, ha commentato: «È una sentenza giusta, come ho detto più volte, non chiedevamo né vendetta né pene esemplari. Non è nella mia cultura giuridica di avvocato e non è nell’indole dei miei assistiti. E’ stata riconosciuta la piena responsabilità, è stata riconosciuta la piena capacità di intendere e di volere ed è una pena matematicamente corretta, quindi siamo soddisfatti». Sulla richiesta, poi respinta, di poter accedere al percorso di giustizia riparativa richiesto dalla difesa di Rosa Vespa, l’avvocato Penna è netta: «E’ una richiesta che perviene oggi. Il percorso della giustizia riparativa ha un senso specifico, cioè riavvicinare la persona offesa dal reato e l’imputato ma richiede un percorso serio, richiede una manifestazione della volontà di riconoscere i propri addebiti e di volersi riconciliare. Questa manifestazione ad oggi non c’è stata. Non è stato mai chiesto scusa, non c’è stato mai un segno di pentimento. Per cui al momento è apparsa come una richiesta fatta per ottenere fondamentalmente la sospensione del processo o comunque il riconoscimento di una pena inferiore». L’avvocato Penna, invece, ritiene ancora aperta la questione legata alla valutazione delle eventuali responsabilità in capo alla clinica “Sacro Cuore”. «Il filone di indagine resta aperto, si parla di chi avrebbe dovuto controllare e non l’ha fatto».
L’avvocato di Rosa Vespa, Gianluca Garritano si mostra soddisfatto dell’esito del processo. «In primo grado è una pena che possiamo ritenere congrua, poi valuteremo se rinunciare o proporre motivi di appello dopo aver letto la motivazione della sentenza». Dopo la lettura del dispositivo, i legali hanno contattato Rosa Vespa. «L’ha sentita la collega Teresa Gallucci, penso che più tardi andremo a trovarla per spiegare i motivi della pena».
Per l’avvocato Teresa Gallucci: «Rispetto alla richiesta di pena, pari a 8 anni, avanzata dal pm anche la nostra assistita è consapevole del buon risultato raggiunto, possiamo ritenerci soddisfatti. Rispetto all’incidenza mediatica del fatto, tutto l’odio che è stato trasmesso negli ultimi mesi, anzi nell’ultimo anno, c’era il rischio di una sentenza diversa. Il giudice si è determinato in maniera diversa, congrua». Quale futuro immagina Rosa? «Credo che adesso non faccia programmi, ha intrapreso un percorso psicoterapico importante e solo all’esito di questo potrà eventualmente valutare di programmare per il futuro». (f.benincasa@corrierecal.it)

Il reel della sentenza

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