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il processo

Omicidio Chindamo, il racconto del poliziotto che frequentava Maria e gli ultimi giorni prima della scomparsa

In aula la deposizione dell’uomo che frequentava l’imprenditrice scomparsa il 6 maggio 2016. I sospetti del marito e «l’ostilità» dei parenti

Pubblicato il: 25/03/2026 – 19:39
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Omicidio Chindamo, il racconto del poliziotto che frequentava Maria e gli ultimi giorni prima della scomparsa

VIBO VALENTIA Un messaggio su Facebook, la nascita del rapporto e gli ultimi momenti insieme prima della scomparsa, il 6 maggio 2016. Esattamente una settimana dopo quella passeggiata in paese che rappresenta l’unica e l’ultima loro uscita pubblica. È toccato a Giovanni Tagliaferro, il poliziotto che frequentava Maria Chindamo, deporre in aula nel processo per l’omicidio dell’imprenditrice scomparsa a Limbadi in località Montalto. Dopo la testimone oculare, che ha raccontato di come – passando quella mattina in località Montalto – abbia visto due auto sospette oltre a quella della Chindamo, Tagliaferro ha raccontato la conoscenza e la frequentazione con la donna fino al giorno della sua scomparsa, per il cui concorso è imputato nel processo Salvatore Ascone. Una deposizione complessa e basata sui tre verbali rilasciati ai carabinieri da Tagliaferro durante le indagini, ma con tante contestazioni alla memoria da parte del pubblico ministero Annamaria Frustaci.

La nascita del rapporto

Tutto sarebbe partito da un semplice messaggio su Facebook, nonostante i due si conoscessero già di vista. A quei tempi Maria stava ancora con il marito, Ferdinando Punturiero, ma all’inizio la conoscenza era limitata solo allo studiare insieme, tanto che – racconta il teste alla pm Annamaria Frustaci – «il marito aveva la password di Maria, ma in quel periodo i messaggi erano così limpidi, lineari, che effettivamente non si potevano interpretare male». Conversazioni che anche il marito avrebbe letto senza problemi.

Il registratore piazzato nello studio

Alla domanda, posta dalla pm, se Puntoriero avesse mai avuto sospetti su di loro il teste risponde: «No, che io sappia Ferdinando non aveva sospetti su di me» afferma inizialmente. Solo dopo alcune contestazioni alla memoria della pm, Tagliaferro ricorda effettivamente di alcuni sospetti. In una di queste la pm Frustaci, citando un verbale del 2016 ricorda al teste che parlò di come il marito stesse cercando un “capro espiatorio”. «Perché – ha spiegato il teste – se rammento bene, Ferdinando piazzò un registratore all’interno dello studio, dove noi studiavamo e intercettò una telefonata di Maria, che… tra l’altro fece a me, però Maria sviò, dicendo che si trattava di un amico del nord». In quella chiamata, però, si sarebbe parlato di un lavoro fuori e poco dopo – ricorda ancora la pm – Tagliaferro ricevette una telefonata dal marito che gli chiedeva proprio se si stesse trasferendo.

Il suicidio e gli «sguardi ostili»

Il teste ha poi raccontato il periodo successivo al suicidio dell’uomo. Punturiero – racconta il teste – lo avrebbe chiamato due giorni prima del grave fatto, parlandogli di aver conosciuto una donna di Messina con la quale sarebbe partito in crociera. Poi, due giorni dopo, si toglie la vita. Maria – secondo il racconto del teste – sarebbe stata avvisata da suo cugino che l’avrebbe anche avvertita di non «passare da Nicotera» perché poteva essere pericoloso. In più, lei stessa avrebbe riferito a Tagliaferro di un atteggiamento «ostile» dei familiari del marito nei suoi confronti nel periodo successivo, ritenendola responsabile del grave fatto. Anche nel giorno dei funerali di Ferdinando, ci sarebbero stati «sguardi cattivi», ovvero che «all’interno della chiesa c’era ostilità nei suoi riguardi».

Il giorno della scomparsa

Tagliaferro racconta poi i giorni prima della scomparsa, quando cenò insieme a lei e all’amica in comune. Riferisce anche di come circa una settimana prima uscirono insieme per la prima volta in “pubblico”, una passeggiata fino al bar del fratello Vincenzo. Poi è arrivato il 6 maggio 2016: ad avvisarlo fu proprio l’amica. «Mi disse che avevano trovato la macchina di Maria in moto e c’era del sangue e dei capelli vicino alla macchina. Lei mi disse che glielo aveva riferito il fratello Vincenzo. Io lo chiamai facendomi spiegare cosa era successo e dove stava, così mi mettevo in macchina e lo raggiungevo. E il resto – afferma – è storia». (ma.ru.)

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