Sanità, la riforma strutturale della governance e la prudenza di Occhiuto per «non sconquassare il sistema»
Nelle intenzioni del presidente della Regione resta la creazione delle aziende ospedaliere uniche ma il processo richiede una particolare attenzione. Anche per un quadro nazionale che può modificare…

CATANZARO «Prudenza e saggezza». Un piano di rientro “sostenibile” e non più lacrime e sangue per i calabresi in vista della definitiva uscita da quest’altra “camicia di forza”, il definitivo raggiungimento della sufficienza nei livelli essenziali di assistenza, l’abbattimento delle liste di attesa, la conseguente riduzione della mobilità passiva, la maggiore attrattività del sistema regionale già evidente nella confortante risposta ad alcuni bandi: sono queste le sfide più urgenti che attendono il presidente della Giunta Roberto Occhiuto e la Regione dopo l’uscita dal commissariamento. Non solo queste, perché sul tavolo del governatore c’è anche un altro dossier molto importante, che però per il momento richiede evidentemente un ulteriore attentissimo approfondimento: è il dossier della riforma della governance, quella che nelle intenzioni di Occhiuto dovrebbe portare alla creazione di aziende ospedaliere provinciali (Aop) uniche per accorpare ospedali hub e spoke, con l’obiettivo di separare la gestione ospedaliera da quella territoriale, affidata alle Asp, riducendo la frammentazione e ottimizzando le risorse in ogni provincia. Il tema resta nell’agenda di Occhiuto, ora che è finito il commissariamento e quindi non c’è più un ostacolo giuridico per riforme del genere, ma il presidente – lo ha evocato venerdì nella conferenza stampa in cittadella – la vuole evidentemente studiare bene, trattandosi di una riforma di sostanza. Evidentemente non si vuole ripetere quello che accadde una ventina di anni fa – amministrazione regionale di centrosinistra – con l’eliminazione notte tempo e con un semplice tratto di penna delle Asl e l’accorpamento in 5 Asp, una riforma probabilmente giusta, ma attuata con eccessiva fretta.
Il contesto regionale
«Prudenza e saggezza», professa invece Occhiuto. Quanto alla creazione delle Aop – ha spiegato il presidente della Regione – «sto riflettendo da tempo su questo modello di riforma, ma nella sanità le riforme devono essere ancora più prudenti, perché altrimenti c’è il rischio di sconquassare il sistema. Faccio un esempio: una questione su cui mi sto molto interrogando riguarda il rapporto tra le aziende ospedaliere universitarie e le altre aziende ospedaliere spoke. Se si dovesse creare un’azienda unica, molti degli ospedali che ne farebbero parte probabilmente non avrebbero titolo per interagire con l’azienda universitaria. Anche su questo punto è quindi necessario trovare un punto di equilibrio». Un esempio pratico offerto dagli addetti ai lavori può rendere meglio questo punto: con quella riforma più che interagire un ospedale spoke come Lamezia Terme rischia di diventare un fronte polemico perché perderebbe risorse in favore di Dulbecco. Comunque, la posizione di Occhiuto ora è questa: «È un tema su cui sto riflettendo con molta attenzione insieme ai miei collaboratori. È quello che ho in mente: prima non potevamo proprio farlo, perché eravamo commissariati, oggi invece possiamo lavorarci, ma bisogna lavorarci con prudenza e con saggezza».
Il quadro nazionale
Sicuramente alla base di questa strategia ci sono dunque anche considerazioni legate alla situazione della governance, con la necessità di consolidare anche l’operatività di Azienda Zero e la trasformazione delle Asp in aziende che devono avere a cuore anzitutto l’assistenza, che è la cosa più importante di tutte. Anche per questo del resto sono in corso le procedure per la selezione delle candidature a dg delle Asp e delle stesse aziende ospedaliere (di recente è stata nominata la commissione incaricata della valutazione dei profili, teoricamente a giugno questo step potrebbe essere completato). Ma ci sono anche considerazioni più ampie che evidentemente Occhiuto e i suoi più stretti collaboratori nella gestione della sanità hanno verosimilmente presenti, nella consapevolezza dell’opportunità di evitare eventuali cortocircuiti istituzionali e normativi (e fermo restando – si rbadisce – che l’obiettivo numero 1 ora è uscire quanto prma dal piano di rientro). Anche qui “soccorrono” gli addetti ai lavori, che ricordano come nei mesi scorsi il Consiglio dei ministri ha approvato su proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci, “il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale”. «Il provvedimento – si leggeva nel comunicato del ministero della sanità – prevede l’adozione dei decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026 e interviene su più ambiti strategici del sistema sanitario. In particolare, la riforma prevede: l’aggiornamento della classificazione delle strutture ospedaliere, con l’introduzione degli ospedali di terzo livello, quali strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale; l’individuazione degli ospedali elettivi, strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso, dove trasferire pazienti acuti non urgenti provenienti da strutture ospedaliere di livello superiore…». In pratica con la concretizzazione di questa riforma gli ospedali hub della Calabria – e cioè Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria – passerebbero dal secondo al terzo livello, diventando sempre più strategici. (a. c.)
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