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Lucano e il “modello Riace” all’Università di Catanzaro, ma FdI non ci sta: «Inaccettabile»

Il duro attacco di Fratelli d’Italia per la scelta dell’Ateneo di tenere un seminario con l’europarlamentare

Pubblicato il: 15/04/2026 – 13:31
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Lucano e il “modello Riace” all’Università di Catanzaro, ma FdI non ci sta: «Inaccettabile»

CATANZARO Un seminario che sarà tenuto da Mimmo Lucano all’Università Magna Graecia di Catanzaro sull’esperienza di integrazione a Riace (nel Reggino) ha innescato una polemica politica, con Fratelli d’Italia che ha definito l’iniziativa «grave ed inaccettabile». L’iniziativa dell’Ateno, in programma domani, rientra nell’ambito degli “Itinerari di sociologia pubblica in Calabria” dedicati all’applicazione critica del sapere sociologico alle problematiche sociali più rilevanti del territorio calabrese. Lucano è chiamato a tenere il seminario su “Il modello di ospitalità di rifugiati e migranti del Comune di Riace” con i saluti del rettore Giovanni Cuda e della professoressa Aquila Villella, direttrice del dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell’Umg. Previsti gli interventi dei docenti Antonino Mantineo, ordinario di Diritto ecclesiastico e Diritto canonico e Alberto Scerbo, ordinario di Filosofia del Diritto. Per l’Università Magna Graecia, «l’esperienza di Riace costituisce un modello di riferimento per una strategia di accoglienza di migranti e rifugiati che, rifiutando ogni chiusura xenofoba a fronte di persone in fuga da guerre, carestie, povertà e persecuzioni politiche, interpreti anche il loro arrivo come un’opportunità fondamentale per risollevare il territorio delle aree interne dal progressivo spopolamento e depauperamento». Per Fabio Roscani, deputato di Fdi e presidente di Gioventù Nazionale, è «grave e inaccettabile che l’Università pieghi la propria funzione educativa a finalità politiche, ospitando come relatore Lucano, figura già condannata nell’ambito del cosiddetto “modello Riace” e decaduta dalla carica di sindaco». Una scelta che, per l’esponente di Fdi, «legittima un modello segnato da irregolarità e da una gestione controversa delle risorse pubbliche. Non siamo di fronte a un reale confronto accademico, ma a un’iniziativa unilaterale, priva di contraddittorio, che si configura come propaganda. Un episodio che conferma una deriva ideologica dell’ateneo, con evidenti ricadute sulla sua credibilità e sul suo posizionamento nel panorama universitario nazionale».

L’attacco di Orsomarso, Antoniozzi e Nesci

All’attacco anche il senatore calabrese di Fratelli d’Italia Fausto Orsomarso, il deputato calabrese di FdI Alfredo Antoniozzi e l’europarlamentare meloniano Denis Nesci. «La cornice è accademica, il messaggio meno. Dopo aver inaugurato (non senza polemiche) uno spazio di preghiera dedicato ai fedeli musulmani all’interno del campus – osserva Orsomarso – il Rettore Cuda concede ora il patrocinio istituzionale a un seminario che esalta un modello di accoglienza dal profilo politico ben definito. Un modello che, nel comunicato, rifiuta “ogni chiusura xenofoba” e interpreta l’immigrazione come leva salvifica per una Calabria svuotata. Scelta legittima, certo. Ma è davvero compito dell’Università trasformarsi in cassa di risonanza per una narrazione così univoca? L’ateneo calabrese non è, o almeno non dovrebbe essere un luogo di propaganda, di qualunque colore essa sia». Dice Antoniozzi: «Lucano è diventato una sorta di bussola anche per le università? Questo dovrebbe dirci il rettore Cuda. Il modello Riace è stato disarcionato dai fatti e non è quello della vera accoglienza. Ma ciò che perplime è che l’europarlamentare di Avs diventi la Sibilla Cumana delle università italiane: è inconcepibile». «È gravissimo – sostiene a sua volta Nesci – che l’Università di Catanzaro si trasformi in un palco politico per rilanciare una visione ideologica dell’immigrazione, spacciata come modello di sviluppo per la Calabria. Affidare al collega Domenico Lucano il compito di indicare la strada significa legittimare una linea politica precisa: quella di un’accoglienza senza limiti e senza regole, che lo stesso Lucano ha rivendicato più volte anche pubblicamente, arrivando ad ammettere di aver ‘forzato’ le norme in nome di un’idea ideologica di gestione dei flussi migratori».

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