Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 15:20
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 6 minuti
Cambia colore:
 

un laboratorio di visioni

Dalla Giornata del Made in Italy al “Made in Calabria”: all’Università Mediterranea il racconto di un Sud che sceglie di restare e competere

Le testimonianze dello chef Filippo Cogliandro e dell’imprenditore Antonino De Masi raccontano una Calabria che resiste e costruisce nel segno di etica e qualità

Pubblicato il: 16/04/2026 – 13:47
di Paola Suraci
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Dalla Giornata del Made in Italy al “Made in Calabria”: all’Università Mediterranea il racconto di un Sud che sceglie di restare e competere

REGGIO CALABRIA Non una semplice celebrazione, ma un laboratorio di visioni. Nel giorno successivo alla Giornata Nazionale del Made in Italy – che si celebra il 15 aprile, in coincidenza con la nascita di Leonardo da Vinci – l’Università Mediterranea di Reggio Calabria rilancia e ne offre una lettura territoriale, trasformando l’Aula Magna “Quistelli” in uno spazio di confronto sul futuro del Sud.
Per il terzo anno consecutivo, infatti, l’ateneo reggino declina il tema nazionale nella chiave del Made in Calabria, scegliendo di andare oltre la vetrina per interrogarsi su una questione cruciale: può il Sud smettere di raccontarsi come problema e iniziare a proporsi come soluzione?
Il titolo dell’edizione Made in Calabria. Eccellenze tra etica e resilienza è già una dichiarazione d’intenti. Qui l’eccellenza non è solo tecnica o produttiva, ma profondamente morale: è la capacità di fare impresa in contesti complessi, senza arretrare, mantenendo ogni giorno un equilibrio tra qualità, legalità e radicamento.

Il messaggio del ministro

Ad aprire i lavori è stato il videomessaggio del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha riportato il senso della giornata su un piano strutturale: «Il Made in Italy poggia su solide filiere. La sua forza è nelle competenze e nella capacità di riuscire a trasmettere i saperi. Costruire infrastrutture del sapere è la vera sfida che ci unisce nel nome di questo grande patrimonio di valori». Parole che, nel contesto meridionale, assumono un peso specifico: investire nel sapere significa anche scegliere di restare e contribuire a colmare divari storici.


L’università e la responsabilità della “restanza”

A guidare il confronto, dopo i saluti istituzionali,  è stato il prorettore vicario Massimo Lauria, che ha ricostruito il percorso triennale dell’ateneo attorno a questo appuntamento: «Questo è il terzo anno in cui noi in qualche modo celebriamo questa giornata del Made in Italy che riteniamo sia un momento molto importante di una visione complessiva che abbiamo come Ateneo rispetto a come il nostro Ateneo si deve posizionare in questo territorio, relativamente ai rapporti che dobbiamo istruire e istituire con tutti i suoi attori. Le prime edizioni facevano parte più che altro di un passaggio di approccio, di conoscenza; poi alimentando invece il consolidamento di relazioni forti. Le eccellenze che oggi ascolteremo sono eccellenze e lo sappiamo benissimo — non credo che sia su questo che dovremmo appuntare il passaggio. Ci piace molto invece immaginare oggi di confrontarci sul tema che serve queste eccellenze, cioè l’etica e la resilienza. Etica e resilienza intese anche — mi viene da citare Vito Teti con il suo concetto di restanza — un concetto che va oltre l’etica, va oltre la resilienza, ma va oltre anche il significato un po’ simbolico di questa idea di restare. Non il nostalgico di questa idea di restare, ma diventa responsabilità. Responsabilità che ognuno di noi deve mettere: per l’università, per la scuola, per l’Accademia, per chi è chiamato a formare le giovani generazioni, diventa responsabilità doppia». Il concetto di “restanza”, elaborato dall’antropologo Vito Teti, attraversa l’intera giornata come chiave interpretativa: restare non come scelta residuale, ma come atto consapevole e responsabile.

Il rettore: «Parlare ai giovani»

Il rettore Giuseppe Zimbalatti ha ribadito la dimensione civile dell’iniziativa, sottolineando il valore educativo del confronto: «Una giornata importante per parlare di Mare in Calabria, ma soprattutto – ha detto Zimbalatti – anche per parlare di resilienza di queste imprese, per parlare ai giovani. Li coinvolgiamo non solo e non tanto sui temi dell’eccellenza nella produzione, nei talenti professionali, ma anche e soprattutto nell’abbinamento con valori etici e di resilienza che in questo territorio, più che in altri, hanno un valore maggiore. Ci riferiamo alla resilienza che consente a questi imprenditori di tenere alto il vessillo della moralità, della legalità in territori problematici da questo punto di vista».

Le storie: impresa, legalità e territorio

Al centro della mattinata, le testimonianze di chi il Made in Calabria lo costruisce ogni giorno, trasformando il lavoro in una scelta di campo. L’executive chef Filippo Cogliandro, titolare del ristorante L’A Gourmet, è oggi uno dei volti più riconoscibili della ristorazione calabrese di qualità. La sua cucina — radicata nei prodotti del territorio ma aperta alla sperimentazione — si accompagna a un impegno civile netto: il suo locale è diventato negli anni un presidio di legalità, simbolo di una ristorazione che rifiuta compromessi e racconta una Calabria diversa, anche attraverso l’attività formativa dell’Accademia che porta il suo nome. Accanto a lui, l’imprenditore Antonino De Masi, alla guida delle De Masi Industrie Meccaniche, ha portato una testimonianza ancora più esplicita sul fronte della legalità. Da anni sotto scorta per le denunce contro la ’ndrangheta, De Masi rappresenta uno degli esempi più forti di imprenditoria che resiste alle pressioni criminali senza arretrare. La sua azienda, attiva a livello internazionale, è diventata nel tempo un simbolo concreto di come sia possibile fare impresa al Sud coniugando competitività, trasparenza e coraggio. Due percorsi diversi, ma uniti da una stessa scelta: restare e costruire, senza piegarsi.

Legalità e sviluppo: un confronto tra istituzioni

A chiudere la giornata, la tavola rotonda istituzionale che ha riunito rappresentanti di diversi ambiti dello Stato e dell’accademia, chiamati a confrontarsi sul futuro della Calabria come territorio attrattivo e sicuro. Sono intervenuti il prefetto di Reggio Calabria Clara Vaccaro, il direttore marittimo della Calabria e della Basilicata tirrenica, CA (CP) Giuseppe Sciarrone, e il direttore della Scuola di dottorato dell’Università Mediterranea Felice Arena. Le conclusioni sono state affidate a Massimo Finocchiaro Castro, direttore del Dipartimento DIGIES.
Nel corso della tavola rotonda si è registrata anche la prima uscita pubblica del neo-presidente del Tribunale di Reggio Calabria, Giuseppe Campagna, che ha lanciato un messaggio chiaro al mondo produttivo: «La magistratura può fare la sua parte in questo settore, – ha detto Campagna – deve dare una mano all’economia sana, deve garantire che l’economia sana sia lasciata fuori dai circuiti criminali, deve garantire la libera concorrenza, un mercato sano e competitivo, e che vadano avanti le persone come oggi abbiamo sentito e sentiremo più tardi che effettivamente hanno voglia di riscattare questa terra. La Calabria, seppur faticosamente, sta cercando di riscattarsi e di diventare attrattiva anche per gli investimenti internazionali e nazionali, e quindi anche la magistratura deve fare la sua parte in questo percorso». (redazione@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x