Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 18:43
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

Le scorribande armate

’Ndrangheta, le notti agitate di Soriano: la caccia ai randagi e i colpi sparati nella discarica. «Una botta gliela devo menare»

Le intercettazioni della Dda raccontano una notte di giri in auto dei rampolli degli Emanuele-Idà tra armi, trenta spari e il tentativo di nascondere le pistole all’alba

Pubblicato il: 18/04/2026 – 17:16
di Giorgio Curcio
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
’Ndrangheta, le notti agitate di Soriano: la caccia ai randagi e i colpi sparati nella discarica. «Una botta gliela devo menare»

VIBO VALENTIA «Fermati qua… ora una botta gliela devo menare». «Con una mano è impossibile… è impossibile…». Le notti “agitate” dei giovani sodali della ‘ndrina Idà-Emanuele sono fatte di scorribande, giri notturni in auto e la voglia di dare sfogo alle loro armi. Il tutto mentre, a loro insaputa, erano intercettati dagli inquirenti della Distrettuale antimafia di Catanzaro.
Agli atti dell’indagine che ha colpito il cuore delle Preserre e la ‘ndrina attiva tra Soriano e Gerocarne, c’è l’ennesima notte movimentata tra il 30 ottobre e il 1° novembre 2022. I radar della pg sono puntati su Michele Idà (cl. ’97), ancora una volta a bordo della sua Alfa Romeo Stelvio e in compagnia ancora di Salvatore Nazzareno Emanuele e di un uomo appellato Raffaele. I tre si ritrovano per le vie di Soriano Calabro, alla ricerca, evidentemente, di qualcosa da fare e che li diverta con le armi.

I randagi nel mirino

«(…) a’ Turi mannaia a… stai passeggiando con questo coso, me lo dai qua, dammi qua… ora non è che la dobbiamo fare sporca del tutto davvero…». Dal rimprovero di Idà, secondo gli inquirenti, sarebbe emerso come anche in questo caso Emanuele fosse in possesso, in auto, di una pistola. E quella stessa sera le intenzioni del gruppo – come emerge dell’inchiesta – sopraffatti dalla noia, il gruppo avrebbe inizialmente rivolto la propria attenzione verso alcuni cani randagi, contro i quali avrebbero voluto sparare alcuni colpi. «No, quelli non vengono più… non vengono si sono spaventati…». Ci provano, pare, ma evidentemente l’obiettivo non era più a portata di pistola. Che fare allora? Dopo la fuga dei randagi, secondo quanto si legge nelle carte dell’inchiesta, il gruppo ripiega su altri obiettivi e puntano verso una discarica abbandonata.



I colpi sparati in discarica

I tra, sempre in auto, vanno così alla ricerca di pezzi di vetro od altri oggetti da utilizzare come bersagli, lungo una strada secondaria che attraversava le campagne di Soriano. «(…) ce ne andiamo da sotto che è… che ora mettiamo qualcosa per bersaglio…». A questo punto, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i tre indagati sarebbero scesi dall’auto – sono le 3.51 di notte – e, una volta fuori, avrebbero sparato ben trenta colpi di arma da fuoco. Una volta scaricati i caricatori e provata la pistola, i tre sarebbero risaliti in auto e velocemente avrebbero lasciato la zona di campagna, tornando verso il centro di Soriano Calabro. E in auto, sempre intercettati, commentano anche la bravata. «(…) è tipo che spari con una tonante» dice uno dei tre. «È corto ragazzi, ha una pressione che trema la terra… buono il braccio quanto vuoi… vedi che pure con il coso, se spari… lo senti il rinculo, è normale», commenta Michele Idà.

L’alba e la ricerca di un nascondiglio

È quasi l’alba e, una volta arrivati nel centro di Soriano, i tre sarebbero rimasti ancora un po’ in auto ragionando sul da farsi e, soprattutto, a cercare un posto dove potessero riporre l’arma, o meglio le armi, considerato che Nazzareno Salvatore Emanuele «faceva riferimento a più oggetti che avrebbe voluto consegnare ad un custode, un armiere, evidentemente fidato e non troppo in vista» annotano gli inquirenti. «La voglio togliere qualcuna da qua… no pure la piccola voglio togliere, adesso domani gli dico se me la tiene… la piccolina…». «(…) fattela tenere da lui, quando ti serve te la vai a prendere… almeno l’abbiamo sempre qua…», gli suggerisce Michele Idà. Salvatore Nazzareno Emanuele ammette che «è un macello» e commentano il malfunzionamento di un’arma: «Non va… hai visto come ha fatto… restituiscigliela… io non ho capito perché quello ha fatto in quel modo». (g.curcio@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x