Abbazia di Corazzo, a Carlopoli il restauro che rilancia memoria e identità – FOTO
Presentato il primo lotto di interventi sull’antico complesso monastico legato a Gioacchino da Fiore. Il sindaco Talarico: «Giornata storica». Mancuso: «C’è una regione finalmente consapevole delle s…

Per la comunità di Carlopoli è stata di certo una mattinata storica, importante per un comprensorio territoriale più ampio e, in definitiva, per la Calabria nel suo complesso.
Nel piccolo comune della provincia di Catanzaro, infatti, sono stati presentati ufficialmente oggi i lavori di restauro e valorizzazione dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, fondata intorno alla metà dell’XI secolo nei pressi del fiume Corace. Per secoli questo centro di spiritualità – ma anche di economia – interpretò un ruolo di primo piano nella rete dei monasteri benedettini e, a partire dal XII secolo, in quella dei Cistercensi dell’Italia meridionale. L’Abbazia, resa celebre dalla presenza di Gioacchino da Fiore, che vi maturò alcune delle sue profetiche e religiose riflessioni, fu un luogo di profonda e intensa spiritualità, di produzione agricola e diffusione culturale.

Arrivare a Corazzo significa trovarsi davanti, nel silenzio dei boschi della Sila Piccola, gli imponenti resti di un complesso monastico che consentono di “leggere” l’articolazione originaria del chiostro, della Chiesa e degli ambienti conventuali.
È un rudere, segnato anche dai crolli successivi al terremoto del 1783 e dal progressivo e inesorabile abbandono. Un luogo davanti al quale torna inevitabilmente in mente il risalente e appassionato confronto sulle “rovine”, variamente interpretate nel corso dei decenni passati.
Prendendo a prestito un concetto di Salvatore Settis, letto in controluce rispetto a tante riflessioni sul cosiddetto “rovinismo” di John Ruskin, per un edificio il decadere allo stato di rovina significa certo la perdita della sua funzione originaria ma, allo stesso tempo, la riaffermazione di una propria essenza e forza espressiva. Non sembrino affermazioni troppo distanti da Corazzo: il Corriere della Calabria se ne è ampiamente occupato, approfondendo tutti gli aspetti legati a una passata ipotesi di restauro e promuovendo un dibattito articolato con tre diverse prospettive, quella “conservativa” e ineludibile, quella “eversiva” e, infine, quella antropologica e culturale.

Oggi, grazie a un competente e apprezzabile lavoro della Soprintendenza per le province di Catanzaro e Crotone, a Carlopoli e Corazzo si fanno i conti – positivi – con un intervento di restauro che rappresenta un esempio paradigmatico di tutela attiva e integrata, in cui ricerca storica, restauro architettonico, consolidamento strutturale e valorizzazione del paesaggio convergono verso quello che viene indicato come un obiettivo comune, e cioè restituire vitalità a un luogo di memoria collettiva, di spiritualità ancora vissuta e di elevata rilevanza identitaria per la Calabria centrale.
Per la Soprintendente Stefania Argenti «il progetto su Corazzo si distingue per l’adozione di un approccio metodologico fondato sulla conoscenza approfondita del bene oggetto di indagini e rilievi molto dettagliati, sulla reversibilità degli interventi, sul riutilizzo dei cumuli di materiale di risulta derivante dai crolli delle strutture, sull’uso di materiali compatibili con il palinsesto architettonico, sul rispetto del valore storico, estetico e paesaggistico di un bene che, seppur in stato di rudere, costituisce ancora un luogo di culto e pellegrinaggio».
Un approccio che ha consentito di immaginare l’intervento in una dimensione ancor più ampia: «Il cantiere di Corazzo – sottolinea Argenti – è stato concepito come polo di sperimentazione e di crescita professionale, un luogo aperto al dialogo tra competenze diverse – archeologi, architetti, restauratori e ingegneri – e uno spazio di partecipazione attiva per studenti, professionisti e cittadini. Per questo la Sabap ha promosso il corso di alta formazione organizzato in collaborazione con l’ASSIRCCO, il 25 e 26 ottobre 2024, grazie al quale ha illustrato l’approccio progettuale adottato e le tecniche di consolidamento appositamente sperimentate e adottate in fase di esecuzione del cantiere, che è stato reso accessibile ai professionisti – funzionari Mic e liberi professionisti – che hanno partecipato all’evento».
Inevitabili le conclusioni: «L’esperienza di Carlopoli – aggiunge ancora Argenti – testimonia la capacità del Ministero della Cultura di integrare la tutela con l’innovazione, la formazione, la ricerca scientifica con la partecipazione sociale, in una visione che riconosce nel patrimonio culturale una risorsa strategica per la coesione e lo sviluppo dei territori».
E sotto questo profilo, «il restauro dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo – conclude la Soprintendente – non rappresenta dunque solo un intervento di recupero architettonico, ma un atto di rigenerazione culturale, capace di restituire voce a un luogo di fede e di storia, proiettandolo nel futuro come centro di conoscenza, incontro e bellezza condivisa».


I lavori all’Abbazia, che rappresentano un primo lotto – altri due interventi sono previsti per la rifunzionalizzazione dell’intero complesso – sono stati avviati nel 2024 dall’Amministrazione comunale di Carlopoli grazie a un finanziamento del Fondo Sviluppo e Coesione Calabria 2014/2020. «Per noi – evidenzia il sindaco di Carlopoli Emanuela Talarico – questa è una giornata dal valore storico. Abbiamo creduto fortemente nella possibilità di intervenire su questa straordinaria testimonianza della nostra storia e siamo giunti fin qui, lo posso dire con orgoglio e consapevolezza, grazie a scelte coraggiose.
E soprattutto grazie alla Soprintendenza per l’attenzione e la sensibilità dimostrate. Ringrazio, a nome dell’intera comunità carlopolese, il gruppo di progettazione, il direttore tecnico, i consulenti scientifici, la ditta che ha portato a termine i lavori. Quando l’oggetto dell’intervento – prosegue ancora il sindaco – è un luogo di tale valore religioso e significato storico-archeologico, mettere in campo ogni competenza necessaria non solo è una necessità, ma è anche e soprattutto un dovere».
La conclusione del primo cittadino guarda al futuro: «Siamo consapevoli che quello di oggi non è un punto di arrivo, più propriamente lo intendiamo come la tappa di un percorso che è ancora lungo. Queste mura – conclude Talarico – ci fanno anche intuire il ruolo economico, culturale e sociale dell’Abbazia, ora con forme diverse e significati differenti può e deve essere ancora il nostro punto di riferimento». Per il vicepresidente della Giunta regionale, Filippo Mancuso, «oggi si rende ancora una volta evidente come la Calabria sia capace di fare scuola. Quanto realizzato qui all’Abbazia, con la straordinaria sinergia istituzionale, conforta sul profilo di una regione che è finalmente consapevole delle sue risorse, delle potenzialità, delle azioni da mettere in campo. So che il risultato di oggi è il primo step di un progetto complessivo, la Regione è stato soggetto determinante, ci impegneremo per completare il percorso».

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