Gioia Tauro snodo centrale per i traffici criminali: in dieci anni oltre 54 tonnellate di cocaina sequestrate
Libera ha presentato il Rapporto “Diario di Bordo”. Complessivamente nel quadriennio 2022-2025 in n Calabria sono stati 34 casi di criminalità

I porti confermano la loro centralità nello scenario criminale italiano. Gli scali marittimi sono sempre di più snodi strategici in cui si intrecciano economia legale e illegale, interessi globali e dinamiche locali, opportunità di sviluppo e rischi di infiltrazione mafiose. Nel corso del 2025 sono stati registrati 131 casi di criminalità nei porti italiani, con un incremento del 14% rispetto al 2024. I porti coinvolti sono stati 38 contro i 30 del 2024 con un incremento del 27%. Complessivamente nel quadriennio 2022-2025 sono stati registrati 496 eventi criminali nei porti italiani, uno ogni tre giorni. Tra il 1994 e il 2024, sono stati censiti 113 clan attivi in attività illegali e legali, che operano su 71 porti italiani, con una diffusione che coinvolge tutto il Paese, dal Nord al Sud. Libera ha presentato stamattina a Firenze la III Edizione del Rapporto “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre.” (curato da Francesca Rispoli, Marco Antonelli e Peppe Ruggiero) dove sono stati elaborati i dati provenienti dalla rassegna stampa Assoporti, dalle relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, della DIA, della DNAA, dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanzia.

I numeri che emergono da questo lavoro sono chiari non possono essere ignorati e confermano la gravita del fenomeno dove l’aumento delle attività investigative dimostra, da un lato, la continuità negli anni dell’azione criminale e, dall’altro, il lavoro rilevante svolto da forze dell’ordine, enti di controllo e magistratura. Il rapporto nazionale di Libera è stato dedicato al giornalista calabrese Michele Albanese recentemente scomparso, con un messaggio nella seconda di copertina dove si legge “A Michele Albanese, compagno di viaggio e giornalista rigoroso, che ha scelto ogni giorno di stare dalla parte della verità, anche quando costava caro. La sua assenza pesa, ma il suo esempio resta.”
Un fenomeno da non sottovalutare
“Dentro questi numeri c’è una realtà precisa: i porti- commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera– sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, a partire dal narcotraffico, ma anche della contraffazione, del contrabbando, del riciclaggio. Non solo. Sono luoghi in cui si manifestano forme di corruzione, dove si giocano partite economiche e politiche rilevanti, dove si costruiscono relazioni e poteri. È per questo che, nel solco dell’impegno di Libera, questo lavoro non vuole criminalizzare, ma illuminare. Non vuole alimentare paure, ma costruire consapevolezza. Perché sappiamo che dove c’è opacità, dove mancano trasparenza e controllo, le mafie trovano spazio. Questo lavoro ci dice che la risposta non può essere solo repressiva. Serve una strategia più ampia: più trasparenza nei processi decisionali, più strumenti di prevenzione della corruzione, più cooperazione internazionale, più formazione e tutela per chi lavora nei porti. E serve soprattutto una cultura della legalità che coinvolga istituzioni, operatori economici e cittadini. Fare luce, oggi, significa assumersi una responsabilità collettiva. È questo il senso del Diario di bordo: trasformare dati e analisi in consapevolezza, e la consapevolezza in impegno. Perché i porti non siano più spazi opachi, ma luoghi vissuti secondo legalità, diritti e giustizia”.
I numeri
Gli affari vanno in porto. In Calabria il porto di Gioia Tauro consolida il proprio ruolo tra gli scali più esposti, con 13 eventi nel 2025 (+62,5% rispetto lo scorso anno). Gli altri due porti interessati sono Villa San Giovanni e Taureana di Palmi. A livello regionale la Calabria con 15 casi di criminalità è la seconda regione dopo le Marche. Complessivamente nel quadriennio 2022-2025 in n Calabria sono stati 34 casi di criminalità con Gioia Tauro leader regionale con 27 casi. Il porto di Gioia Tauro si conferma, uno dei principali snodi commerciali del Mediterraneo, come hub italiano per il traffico internazionale di cocaina. Negli ultimi dieci anni sono stati sequestrati solo di cocaina più di 54 tonnellate.
Le tecniche di occultamento risultano estremamente diversificate: bobine di carta, banane, sacchi di materiale combustibile, container interi, pannelli di ventilazione, container refrigerati contenenti polpo e gamberi surgelati, sacchi di pellet, autoveicoli usati, sacchi di sesamo e noccioline. Tale varietà evidenzia un alto grado di adattabilità delle organizzazioni criminali e la centralità del porto come snodo strutturale delle rotte transatlantiche della cocaina. L’attenzione delle ‘ndrine ai traffici commerciali marittimi e agli scali portuali nazionali continua ad essere pervasiva. Analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il 1994 e il 2024, in Calabria sono 56 clan censiti operanti in 10 porti calabresi e nei porti di Napoli, Salerno, Genova, Livorno, Trieste, La Spezia. È opportuno sottolineare come gli interessi dei gruppi criminali, e in particolare di alcuni clan mafiosi, si sia manifestato anche nelle attività di business legale, talvolta anche in porti non primari da un punto di vista commerciale, ma che hanno comunque rappresentato una possibile occasione di sfruttamento economico e all’inserimento criminale. Alcuni esempi sono in questo senso paradigmatici. Se si guarda alla Calabria, il porto di Tropea è stato oggetto di interesse da parte del clan La Rosa in attività legate ai servizi connessi al trasporto marittimo e da parte del clan Mancuso per il trasporto marittimo di passeggeri; nel porto di Isola Capo Rizzuto, invece, si sono manifestate le infiltrazioni del clan Arena per quanto riguarda la preparazione del cantiere edile e sistemazione del terreno; a Corigliano Calabro il clan Straface si è interessato dei servizi di gestione di pubblici mercati.
“Se il 2025 è stato l’anno dei record per il porto di Gioia Tauro – conclude Giuseppe Borrello, Referente regionale di Libera in Calabria – con 4,5 milioni di container movimentati e una crescita del 14%, è stato anche quello dove viene registrato un importante aumento dei casi di criminalità, confermandosi, come denunciato più volte da Michele Albaense, che proprio allo scalo della Piana ha dedicato molto della sua attività professionale, crocevia di opportunità e di contraddizioni, di ricchezza possibile e di infiltrazioni criminali, di lavoro onesto e di interessi oscuri”.
Nel rapporto quest’anno si guarda oltre il territorio italiano con un focus sul Brasile e in particolar modo con il porto di Santos. Secondo i dati dell’Ufficio delle Dogane di Santos, tra l’inizio del 2016 e la fine del 2025, sono345 operazioni di sequestro di cocaina. L’Italia si colloca al sesto posto per numero di operazioni e al settimo per quantità sequestrate. Sono stati registrati 18 sequestri, per un totale di 5.428 kg di cocaina, con 10 casi di spedizioni dirette principalmente verso il porto di Gioia Tauro. Secondo le principali inchieste gli ’ndranghetisti operavano in larga misura in modo indipendente dal Primeiro Comando da Capital (PCC) – la più grande organizzazione criminale del Brasile, comunemente definita fazção, fondata a São Paulo oltre 30 anni fa e considerata l’autorità dominante nello Stato. E nei primi anni 2010 che i trafficanti del PCC entrano nel mercato all’ingrosso della cocaina, inviando le prime spedizioni attraverso il Porto di Santos. Intorno al 2014, l’organizzazione istituì un dipartimento interno per gestire tali schemi, consolidandosi come piattaforma capace di collegare venditori e acquirenti e fornire la logistica dei trasporti. Nel 2017 con l’arresto in Uruguay di Rocco Morabito, gli scenari cambiano. Come emerso, Morabito si trovava in compagnia di Vincenzo Pasquino, anch’egli latitante. Pasquino era giunto in Brasile nello stesso anno dell’arresto di Morabito in Uruguay e aveva lavorato a stretto contatto con la famiglia Assisi, assumendo il ruolo di principale broker dopo l’arresto di padre e figlio. Una volta estradato in Italia nel 2024, Pasquino ha deciso di collaborare con la giustizia. e rivelando dettagli sulle attività della ’ndrangheta a Gioia Tauro e sul suo collegamento con il PCC a Santos, oltre ad altre operazioni criminali in Italia e Brasile.
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