Gratteri: «Bonus per i rimpatri? Umiliante per gli avvocati»
Il procuratore di Napoli: «Vorrei sapere a chi è venuta questa idea»

Una proposta «umiliante per la categoria degli avvocati». Così il Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, ospite di Giovanni Floris a DiMartedì, ha risposto a una domanda sulle polemiche riguardanti il Decreto Sicurezza e la proposta del bonus agli avvocati che agevolano il rimpatrio dei migranti. «Durante i referendum – ha spiegato Gratteri – c’era una saldatura tra il 90% degli avvocati con la politica, soprattutto con le Camere Penali, che sono minoranza – sono solo il 5% degli avvocati le Camere Penali -, però c’era una saldatura. Un qualcosa di indissolubile. Con questa proposta le Camere Penali si sono scagliate contro questa maggioranza». Secondo il procuratore di Napoli la proposta non risolve il problema: «Come fai a dire che l’avvocato – che ha un obbligo e la cui difesa è prevista dalla Costituzione – non deve fare gli interessi del suo assistito, ma viene pagato dallo Stato perché un privato cittadino faccia un qualcosa che forse a lui non conviene? Quindi, io vorrei sapere a chi è venuta questa idea. Alla fine – ha aggiunto Gratteri – ritorniamo sempre all’arroganza. Io pensavo che il referendum avesse insegnato qualcosa, non ha insegnato nulla. Non hanno capito che il referendum è stato perso anche per l’arroganza di aver votato in Parlamento senza fare nessuna discussione e senza modificare nemmeno una virgola. Quindi la storia non insegna nulla».
I legami tra mafie e potere politico
Gratteri si è poi soffermato sui i legami tra mafia e potere politico: «Abbiamo detto più volte che la politica è più debole rispetto alla Prima Repubblica, anche perché la politica deve andare in giro a cercare soldi per autofinanziarsi. Quindi sarebbe opportuno ritornare al finanziamento pubblico dei partiti per non dover dare conto a nessuno delle proprie idee. Dobbiamo rendere la politica indipendente. La politica ha un costo, la democrazia ha un costo: non è gratis la democrazia. Succede che sul territorio la politica si presenta ogni tanto; si presenta se c’è un evento pubblico per dire quattro cose, per esibirsi o per farsi vedere a un convegno. Ma i cittadini hanno bisogno di risposte sul territorio, specie in aree povere, specie in aree depresse. La gente cerca di aggrapparsi dove può per andare avanti, per vivere o per sopravvivere, e allora cosa fa? Si rivolge a chi dà opportunità». E sul rapporto tra mafia e politica ha spiegato ancora: «E’ frequente anche se spesso non riusciamo a dimostrarlo. Riusciamo a leggere delle intercettazioni anche pesanti, che ti fanno saltare dalla sedia, però poi sul piano probatorio sono insufficienti. Il rapporto c’è soprattutto in aree depresse, dove c’è meno Stato e c’è più mafia; è lì che trovi lo snodo. È ovvio che quando un parlamentare arriva a Roma con un bel pacchetto di voti, viene nominato. Ed è ovvio che si deve dare da fare, perché poi deve tornare la prossima volta a chiedere i voti. I mafiosi non dimenticano, nel bene e nel male».