Al Vinitaly il Moscato di Saracena come esempio di identità contro l’omologazione del gusto
Anche il professore Attilio Scienza alla presentazione del libro di Saveria Sesto nella sala meeting del padiglione Calabria

VERONA Presentato al Vinitaly il volume Il Moscato di Saracena – Storie di donne e di uomini di Saveria Sesto alla presenza di un interessato pubblico nella sala meeting nel padiglione Calabria.
Le tante voci intervenute, il sindaco di Saracena Renzo Russo, il dirigente del dipartimento agricoltura della Regione Calabria Ferrara, i due giornalisti Luca Grippo e Federico Quaranta, il direttore generale di Arsaa Calabria Fulvia Caligiuri e l’Assessore Regionale Gianluca Gallo, hanno richiamato l’attenzione su questo vino raro da tutelare e salvaguardare.
L’intervento del professore Attilio Scienza, massimo esperto del settore che ne ha curato la prefazione ha evidenziato come «il libro di Saveria Sesto consentirà al lettore di capire che la civiltà del vino non è soltanto un “affaire”, che coinvolge tecniche di produzione e strumenti del marketing, ma si identifica con la bellezza dell’arte, con l’armonia dei paesaggi, con la poesia in una sorta di proposta culturale dove, in una società dominata dai modelli antropologici del “villaggio globale”, l’amatore del buon vino cerca di sfuggire ai danni del gusto omologato che conduce alla perdita di identità di molti vini. L’insegnamento che questo libro racchiude è in definitiva quello di far comprendere il grande cambiamento che sta avvenendo nella cultura del vino in Italia, concentrando l’attenzione su due nodi cruciali della filiera vitivinicola: la formazione dei consumatori e la comunicazione dei valori del vino».

Il libro si colloca come moderno storytelling del Moscato di Saracena, un vino che resiste da 500 anni ed esalta un gioiello della enologia italiana. Il lavoro scandaglia il “Pianeta Moscato di Saracena”, pur essendo appena un satellite nel panorama enoico della Calabria, con una trattazione unitaria, articolata ed esaustiva sulle aziende, sui viticoltori, sulle cantine, sui “garagisti” e su tutte le maestranze e professionalità che il Moscato di Saracena raccoglie, contamina e valorizza e da nicchia, assurge a eccellenza dando luce a Saracena e agli eroici uomini e donne che vi lavorano, rinvigorendo la storia antica su cui poggia la sua notorietà. (redazione@corrierecal.it)
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