Ordigno al palazzo di giustizia di Ivrea, si indaga su più ipotesi
Numerosi dossier aperti, anche sulla ‘ndrangheta

IVREA Il gesto di uno squilibrato, una vendetta contro una sentenza o un’operazione delle forze dell’ordine, un tentativo di intimidire i magistrati. Non viene tralasciata alcuna possibilità nell’indagine sulla matrice dell’attentato di ieri sera al palazzo di giustizia di Ivrea (Torino). Gli accertamenti svolti nel corso della notte hanno permesso di capire che l’ordigno, dotato di una miccia, è stato lanciato verso le 21 da dietro la bassa recinzione che delimita il perimetro del complesso dividendolo da un’area parcheggio. In quel momento in procura era presente il pubblico ministero di turno. L’esplosione è stata forte e ha prodotto molto fumo, ma i danni vengono descritti come sostanzialmente irrilevanti. Ad agire è stato un solo individuo, che si è allontanato dopo il lancio. Alla procura e al tribunale di Ivrea è assegnata una competenza territoriale che abbraccia metà della provincia di Torino (da sempre gli uffici giudiziari eporediesi lamentano gli organici insufficienti). Sono numerosi i dossier aperti per reati di delinquenza comune, che in diversi casi riguardano anche personaggi sospettati di essere legati alla criminalità organizzata e in particolare alla ‘ndrangheta. Di recente c’è stato lo sgombero di un campo nomadi abusivo e anche un intervento in occasione di un rave. Non sono molti invece i procedimenti sulla la galassia antagonista.
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