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disagio non intercettato

Tragedia a Catanzaro, il filo sottile della vita e il dramma della solitudine

Tre vite spezzate, una famiglia distrutta. L’affondo del Moige: «Il sostegno alla genitorialità è ancora gravemente insufficiente»

Pubblicato il: 23/04/2026 – 6:48
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Tragedia a Catanzaro, il filo sottile della vita e il dramma della solitudine

CATANZARO Il buio e la speranza, quella di un cuore che batte, seppur flebile, nel corpo di una bambina di 6 anni che lotta in un letto di ospedale, aggrappata alla vita. Maria Luce è stata sottoposta ieri pomeriggio – per circa due ore – ad una delicata procedura di radiologia interventistica all’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro necessario dopo il riscontro degli esami che avevano evidenziato la presenza di una lesione della aorta toracica, al fegato e alla milza. Dopo l’intervento, il trasferimento nel reparto di Rianimazione in attesa di un volo militare diretto all’Istituto Gaslini di Genova. In Liguria, si sottoporrà ad un intervento di Cardiochirurgia. «In queste ore cariche di apprensione – spiega l’assessore alla Sanità della Regione Massino Nicolò – la Liguria si stringe attorno alla bambina e alla sua famiglia con affetto, rispetto e vicinanza. E’ il momento del silenzio, della speranza e della fiducia nei nostri sanitari, che lavorano in uno dei migliori ospedali pediatrici del mondo».

Una vita appesa ad un filo, tre vite spezzate

La vita di Maria Luce resta appesa ad un filo, tre invece le vite spezzate: quelle di due bimbi, uno di 4 anni ed uno di 4 mesi, e della madre Anna Democrito. La 46enne Oss di Catanzaro, nella notte tra martedì e mercoledì, si è lanciata nel vuoto dal terzo piano dello stabile in via Zanotti Bianco. Secondo la procura di Catanzaro il gesto sarebbe da ricondurre «alla condizione psichica della donna, che già in passato aveva manifestato un disagio di natura psichiatrica». Su quanto accaduto proseguono le indagini della squadra mobile del capoluogo calabrese, è necessario delineare la precisa dinamica della tragedia. La pista dell’omicidio-suicidio resta la pista più accreditata per gli investigatori. Di «dramma della solitudine» parla lo psichiatra Paolo Crepet: «Questa madre era semplicemente sola, profondamente sola. Il suo disagio non è stato intercettato da nessuno». Per la criminologa Chiara Penna, invece, «non esiste una causa unica. Piuttosto, una convergenza di elementi: fragilità psichiche non intercettate, carichi di cura intensi e continuativi, isolamento anche al cospetto di una rete familiare, stress prolungato o eventi critici non elaborati».

La posizione del Moige

Il Movimento Italiano Genitori è intervenuto con una dura nota, esprimendo profondo dolore per la tragedia che «obbliga a guardare in faccia una realtà che l’Italia non affronta con la necessaria determinazione: il sostegno alla genitorialità nel nostro Paese è ancora gravemente insufficiente». Il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, ha parlato di un “malessere invisibile” e «invisibile è la parola che deve interrogare le istituzioni: un disagio non visto, non intercettato, non accolto in tempo». Secondo il Movimento Italiano Genitori (Moige) «in Italia non esiste ancora un Piano Nazionale organico sulla Genitorialità che garantisca ad ogni genitore, in ogni territorio, formazione, assistenza psicologica, presenza e vicinanza concreta nelle fasi più critiche della vita familiare. I neo-genitori vengono mandati a casa con un neonato tra le braccia e troppo spesso senza alcuna rete di supporto reale». Il Moige – prosegue la nota – «chiede al Governo e al Parlamento un intervento immediato che preveda: percorsi di formazione alla genitorialità accessibili e gratuiti; potenziamento dei consultori e dei servizi di salute mentale territoriale; reti di supporto comunitario capaci di intercettare il disagio prima che diventi irreversibile; e soprattutto un Piano Nazionale sulla Genitorialità, organico, finanziato e monitorato. Ogni tragedia come questa non è solo cronaca: è un fallimento collettivo. Non è più procrastinabile». (f.b.)

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