Si va verso la fine del medico di famiglia, ma i sindacati bocciano il nuovo decreto del Governo
Torna il nodo della dipendenza volontaria, Federazione dei Medici Territoriali: «Strada sbagliata, serve confronto e riforma strutturale»

ROMA Torna in pista con un decreto del Governo, presentato alla Regioni, la contestata proposta di passaggio a dipendenza “volontaria”, con doppio canale (convenzione e dipendenza), per i medici di famiglia per attivare le Case di Comunità.
E arriva la ferma opposizione dei sindacati medici. Per il Segretario nazionale di Federazione dei Medici Territoriali-FMT, Francesco Esposito: «La strada è quella sbagliata, dopo mesi e mesi di polemiche sui giornali, il Governo senza neppure aprire un tavolo di confronto con i medici, presenta alle Regioni una proposta di decreto che mantiene una impostazione superata dalla storia ed inadeguata. Il ministro non può non vedere: da anni assistiamo a un sotto-finanziamento del SSN e a un malinteso federalismo che ha ulteriormente precarizzato, esternalizzato, e smantellato la medicina generale e del territorio, trasformando la medicina di famiglia in una ulteriore cenerentola del sistema (insieme al 118 e alla continuità assistenziale). Da tempo si attende la trasformazione della formazione specifica di medicina generale in specializzazione, come nel resto d’Europa, e politiche di incentivi fiscali per una categoria sempre più impoverita, invece sono mancate queste soluzioni e risposte all’altezza e i giovani medici scappano da questa straordinaria professione. E ora si rilancia la dipendenza, cioè burocratizzare ancora di più il nostro lavoro, già schiacciato da decine di compiti onerosi e impropri».
«Questo decreto – conclude Esposito – aumenterà l’effetto fuga dalla medicina di famiglia e, cosa peggiore, può contribuire a distruggere la capillarità degli studi medici soprattutto nei piccoli centri, in quelli montani e più isolati, dove c’è una popolazione più anziana con maggiore incidenza di pazienti con cronicità e fragilità. Lo ribadiamo, la proposta da seguire è un’altra: no alla dipendenza ma convenzione-contratto unico della medicina generale con tutele e diritti, come modello quello della specialistica ambulatoriale, già esistente e specializzazione nel processo formativo dei giovani medici. Solo così potremo mantenere la libera scelta, la capillarità degli ambulatori e contribuire anche al miglior funzionamento delle Case di Comunità».
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