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la celebrazione

La Chiesa di Catanzaro-Squillace si mette in cammino. «Costruiamo la comunità. Dal capoluogo una bella prova d’amore»

L’arcivescovo Maniago dà inizio alla Visita pastorale, che durerà circa due anni. Si parte dalla testimonianza della città dopo la tragedia dei giorni scorsi

Pubblicato il: 26/04/2026 – 19:11
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La Chiesa di Catanzaro-Squillace si mette in cammino. «Costruiamo la comunità. Dal capoluogo una bella prova d’amore»

CATANZARO Una Chiesa “in cammino”: si partirà dalle zone più lontane (il 3 maggio da Serra San Bruno) per arrivare progressivamente al centro storico di Catanzaro (tra poco meno di due anni). L’arcivescovo metropolita della Diocesi di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago, ha dato inizio alla Visita pastorale: si tratta di un percorso di ascolto e condivisione con le comunità diocesane, avviato con una celebrazione ieri pomeriggio in piazza Prefettura a Catanzaro. Un evento che ha assunto un significativo molto particolare, alla luce della tragedia che ha sconvolto il capoluogo ma anche della «bella testimonianza di vicinanza e amore» che per monsignor Maniago Catanzaro ha dato in questi giorni e infine ieri ai funerali di Anna Democrito e dei suoi figlioletti. Nel corso della celebrazione è stata consegnata a ciascuna parrocchia una lampada, che resterà accesa per tutta la durata della visita pastorale “come segno visibile di fede, unità e presenza della Chiesa nelle comunità”. «Camminiamo insieme», ha detto monsignor Maniago.

Il messaggio

Monsignor Maniago si è anzitutto soffermato sul “messaggio” della Visita pastorale: «Non si tratta – ha sostenuto – di una visita amministrativa, ma davvero di un’occasione preziosa di grazia che dobbiamo cogliere. Dopo quattro anni alla guida di questa diocesi, durante i quali ho potuto conoscere tante realtà molto belle, sia ecclesiali sia civili, e apprezzare la ricchezza della storia di questa Chiesa, adesso mi faccio davvero pellegrino. Essere pellegrino significa, da una parte, portare qualcosa. Ma ciò che posso portare non sono certo ricchezze personali: è la ricchezza della Parola di Dio, che voglio far risuonare con ancora maggiore forza nelle comunità cristiane. Quella Parola è il nostro punto di riferimento: non basta dirsi cristiani, dobbiamo esserlo davvero, traducendo il Vangelo nella vita concreta. Questo è possibile solo se rimaniamo profondamente legati al suo messaggio. Questo sarà il mio impegno: far risuonare la Parola di Dio, insieme agli altri, con maggiore intensità. Dall’altra parte, questa visita sarà anche un’occasione per stare ancora di più in mezzo alla gente. Il pellegrinaggio – ha rimarcato l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace – mi porterà a fermarmi nelle comunità, a incontrare le persone e soprattutto ad ascoltarle. Sarà anche un momento per ringraziare il Signore per le tante cose belle presenti nelle nostre comunità: la carità, l’attenzione verso i più fragili, i molti segni di bene. Tuttavia, non mancano aspetti che hanno bisogno di essere “purificati”. Penso, ad esempio, alla nostra pietà popolare: è necessario rilanciarla, riscoprirne la bellezza e la forza, affinché contribuisca a costruire la nostra comunità e non a dividerla. Allo stesso modo, sarà importante verificare e, se necessario, riorganizzare l’azione pastorale sul territorio, tenendo conto anche dello spopolamento di molti paesi, che non vogliamo abbandonare. Questo processo – ha proseguito monsignor Maniago – non sarà deciso a tavolino, ma nascerà dall’ascolto, dall’osservazione e dalla comprensione delle reali esigenze».

L’attenzione ai più fragili

Si partirà dalle “periferie” per arrivare progressivamente al centro storico di Catanzaro (tra due anni). «Personalmente – ha aggiunto monsignor Maniago – essendo cresciuto con Papa Francesco, non posso che amare le periferie, non solo geografiche ma anche esistenziali. La scelta di iniziare dalla periferia geografica è anche legata a motivi pratici, ma l’attenzione principale sarà rivolta alle persone più fragili. In ogni comunità visiterò i malati e gli infermi, soprattutto i più gravi, per portare loro una parola di conforto». Infine, guardando al futuro – ha riferito l’arcivescovo – «c’è la speranza, che nutro nel cuore, di concludere questo cammino nel Duomo riaperto: una speranza fondata su un percorso già avviato. Speriamo vivamente: questo è l’obiettivo».

«Una prova d’amore e vicinanza»

Inevitabile un passaggio alla tragedia che ha sconvolto nei giorni scorsi Catanzaro, una città che ha dato una grande prova di amore e unità ieri a funerali delle vittime: «La celebrazione delle esequie – ha affermato monsignor Maniago – è stata una bella testimonianza di rispetto, soprattutto dopo la confusione che c’è stata attorno a questo evento e che ha un po’ ferito persone che già soffrivano. Ieri, invece, è stata una bella testimonianza di vicinanza, di amore e di silenzio, un silenzio carico di affetto che certo non cancella il dolore, ma che può aiutare a lenirlo, soprattutto del padre che continua a lottare nella disperazione ma lotta ancora per la sua bambina. È importante che questo dolore segni profondamente la comunità, facendo crescere l’attenzione verso i più fragili e i più bisognosi. Abbiamo bisogno – ha concluso l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace – di una società più attenta, in cui nessuno si senta solo». (a. c.)

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