Lacrime, applausi, amore. L’addio ad Anna e ai suoi “angeli”. «Non lasciamo passare invano questo dolore» – FOTO e VIDEO
I funerali delle vittime dell’immensa tragedia dei giorni scorsi. Il pianto struggente del marito e papà Francesco e dei familiari. La speranza per Maria Luce. Monsignor Maniago: la città vi è vicina

CATANZARO E sono lacrime e applausi e preghiere elevate al cielo. E l’abbraccio di tutta la città che accompagna per il viaggio nell’eternità Anna Democrito e i piccoli “angeli” Giuseppe e Nicola, le vittime dell’immensa tragedia dei giorni scorsi. C’è il marito e papà Francesco che per tutto il tempo della liturgia sta in ginocchio o comunque accanto ai feretri, ghirlande di fiori e colori sobri ma intensi come questa celebrazione che raduna tutta Catanzaro in una Basilica dell’Immacolata raramente così piena e in un pomeriggio di grande, grandissimo dolore, di sgomento ma anche di speranza, quella che si scorge nei pensieri di tutti e che vola fino a Genova, ospedale Gaslini, dove è ricoverata la piccola sopravvissuta, Maria Luce, che lotta per la vita, forte anche dell’amore di tutta la città, che ormai la considera la figlia prediletta. E considera questa famiglia come la famiglia prediletta: sui primi banchi i volti segnati dalla sofferenza dei parenti più stretti, nonna e zii, e poi gli amici e i conoscenti del quartiere di viale De Filippis che ha fatto da corona alla famiglia. E le istituzioni, la cui presenza stavolta non è formale ma è una carezza, come quelle che dispensano il sindaco Nicola Fiorita e il prefetto Castrese De Rosa nell’abbracciare Francesco, che poi riceve il conforto paterno di monsignor Claudio Maniago, l’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, che celebra la santa messa dispensando un’omelia di straordinaria profondità nella sua tenerezza e nella sua sobrietà (in fondo all’articolo il testo completo dell’omelia).



«Non lasciamo passare invano questo dolore»
«Sappiamo bene – dice monsignor Maniago – che la morte delle persone che amiamo produce una ferita incancellabile nel cuore e quindi immaginiamo le ferite che state soffrendo in questo momento. Vorremmo esservi così vicini – con la preghiera e l’affetto – da lenire almeno un poco la vostra sofferenza. Vorremmo che non vi sentiste soli nel vostro dolore, ma sapeste che la comunità cristiana vi è vicina, che la città vi è vicina, che tante persone di questo nostro paese condividono il vostro dolore e vi sono vicine. Il ricordo dei vostri cari defunti vi spinga ad amarvi ancora di più, a rinnovare la fede in Dio e la speranza nella vita». L’ultimo messaggio di monsignor Maniago è anche un monito: «Queste bare questa sera ci chiedono un rispettoso silenzio di fronte a una tragedia assoluta, ma al tempo stesso ci chiedono di non lasciar passare invano questo dolore, ma di trasformarlo in una attenzione più concreta e una maggiore cura reciproca, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nella nostra società; ci domandano – conclude l’arcivescovo – di fermarci a guardare meglio le nostre fragilità, i nostri figli, i nostri anziani, ma anche i nostri amici, i nostri vicini, cercando di costruire insieme una società più accogliente, dove sia sempre più difficile sentirsi soli». E arriva il tempo del commiato, con papà Francesco che piange abbracciato a uno dei fratelli di Anna, un abbraccio che stringe il cuore e parla di un amore che non muore e non morirà mai. (a. cant.)



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