Cerva, Tropea e il “caso” Acquaro: i Comuni al voto dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose
Nella regione con più scioglimenti le elezioni rappresentano un momento delicato per città finite nel limbo del commissariamento antimafia

Negli anni recenti la Calabria ha consolidato il suo triste primato: è la regione con più enti sciolti per infiltrazioni mafiose. Da pendici della Sila fino all’Aspromonte reggino, passando per la Costa degli Dei e l’entroterra catanzarese: tutte le province calabresi sono state coinvolte da scandali politici che hanno portato prima alla commissione d’accesso antimafia, poi alla caduta del Consiglio comunale e al commissariamento prefettizio. Dall’istituzione della legge circa il 34% degli scioglimenti è avvenuto in Calabria: un segno tangibile della presenza radicata della ‘ndrangheta e dei tentativi di inquinare le istituzioni. Ma anche una norma ultimamente messa sempre più in discussione, ritenuta “arretrata” e poco incline alle misure alternative che potrebbero agevolare la stabilità dell’ente e, contemporaneamente, garantire il ripristino della legalità all’interno.
Cerva e Tropea
Anche in quest’ottica la tornata elettorale del prossimo 24-25 maggio sarà fondamentale in Calabria: tra i Comuni che tornano al voto anche Cerva e Tropea, i due attualmente sciolti per infiltrazioni mafiose. Il comune della Presila catanzarese è finito sotto i riflettori dell’antimafia in seguito all’inchiesta Karpanthos, che aveva fatto luce su presunti condizionamenti mafiosi alle elezioni del 2017, quando fu eletto il sindaco Fabrizio Rizzuti. Sciolto successivamente il 7 maggio 2024, Cerva torna al voto dopo 24 mesi di commissariamento e lo fa con un’unica lista civica guidata dalla candidata sindaca Sara Colistra. Ancora più delicata la situazione a Tropea: la Perla del Tirreno cerca stabilità dopo due scioglimenti nell’arco di 10 anni: prima quello del 2016 con la caduta dell’amministrazione a guida Giuseppe Rodolico, poi quello nel 2024 con sindaco Giovanni Macrì. Entrambi gli ex primi cittadini si presentano nuovamente come candidati (il terzo è Antonio Piserà): un caso più unico che raro come sottolineato nella prima puntata de L’altra Politica – Speciale Elezioni con ospiti proprio Rodolico e Macrì. Se il primo ha definito gli scioglimenti «una pagina negativa» per la città, il secondo ha criticato duramente la norma, definendola una «legge barbara», rivendicando il suo operato e iniziando una battaglia giudiziaria contro la decisione di sciogliere la sua amministrazione.
Il caso Acquaro
Ci sono poi i casi Acquaro e Platì: il arriva “indirettamente” da uno scioglimento per infiltrazioni mafiose con una tornata elettorale andata “a vuoto” che ha prolungato il commissariamento, il secondo dalla decadenza del proprio sindaco. Il comune vibonese è stato sciolto a settembre nel 2023 quando alla guida del Comune c’era Giuseppe Barilaro: come nel caso di Tropea, Barilaro – non dichiarato incandidabile – ha deciso di ricandidarsi dopo due anni di commissariamento. La città è rimasta senza sindaco anche dopo le elezioni di novembre: in quel caso a correre da solo fu Giuseppe Ferraro, dopo che la lista di Barilaro era stata respinta per errori nella documentazione presentata, ma a votare si presentò solo il 28% degli elettori, rendendo nulle le elezioni. La recente storia politica di Platì è invece segnata dalle “montagne russe” di Rosario Sergi: eletto nel 2016, poi di nuovo nel 2020. Nel mezzo uno scioglimento per infiltrazioni mafiose nel 2018, infine la decadenza nel 2025. Platì adesso torna al voto con tre i candidati: l’ex vicesindaco Giovanni Sarica, Francesco Pollifroni e Rosario Sergi. (ma.ru.)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato