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Dopo l’alluvione «Sibari risorge»: monsignor Savino celebra la rinascita del Parco archeologico

Nel giorno simbolico del 25 aprile, l’area ha riaperto al pubblico. Il vescovo ha parlato di memoria, bellezza e rinascita culturale

Pubblicato il: 25/04/2026 – 18:28
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Dopo l’alluvione «Sibari risorge»: monsignor Savino celebra la rinascita del Parco archeologico

CASSANO ALL’IONIO «È una grande gioia poter accogliere di nuovo il nostro pubblico tra i viali del Parco archeologico di Sibari, tanto più in una data simbolica come quella del 25 aprile». A dirlo il direttore dell’area archeologica di Sibari (Cassano all’Ionio), Filippo Demma, in occasione della riapertura al pubblico del Parco archeologico di Sibari, avvenuta a due mesi dall’alluvione che aveva colpito il sito. Oggi, in occasione della riapertura al pubblico, l’ingresso al Parco è gratuito. «In quest’occasione – ha tenuto a evidenziare – le parole di apprezzamento di sua eccellenza il vescovo, monsignor Francesco Savino, per il nostro lavoro ci lusingano, la benedizione del nostro vescovo ci apre alla speranza di non vedere più giorni bui come quelli trascorsi. Il lavoro e l’impegno delle donne e degli uomini dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari – ha concluso Demma – non verrà mai meno per costruire le condizioni per un Patrimonio Culturale comune, condiviso, sicuro e accessibile per tutti». «Sibari – ha detto mons. Savino – risorge. C’è qualcosa di antico, di sacro, nel modo in cui la terra resiste e Sibari lo sa da tremila anni: ha visto la gloria e la rovina, ha assaggiato il silenzio, raccontato il risveglio nei secoli, ha vinto l’oscurità e dato spazio alla luce che sempre, prima o poi, torna a passare attraverso le pietre, a incanalarsi nelle maceria, ad illuminare tutto». Il vescovo di Cassano e vice presidente della Cei ha sottolineato come «acqua e fango abbiano cercato di soffocare questa memoria millenaria pochi mesi fa, ma una vera memoria non può essere cancellata mai del tutto; si nasconde per un po’, solo per riapparire, più viva, preziosa e consapevole di sé. Il 25 aprile rappresenta, per l’Italia tutta, una data di Liberazione e ora, in questa Calabria ferita e resiliente, Sibari onora la sua: una liberazione dal fango, certo, ma anche una liberazione che tende a qualcosa di più grande. Tende alla bellezza. Alla conoscenza. Tende, con una tensione che anima, a quell’incontro tra passato e futuro che solo la cultura può organizzare, che solo la cultura, in ogni misura, si può permettere».

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