La mostra di Sandokan alla Reggia di Monza
Artribune intervista i curatori Francesco Aquilanti e Loretta Paderni

MONZA Sandokan, dopo il successo della serie televisiva in onda su Rai 1, si vive anche attraverso una mostra. Alla Reggia di Monza, l’esposizione è curata da Francesco Aquilanti e Loretta Paderni che ad Artribune svelano alcuni retroscena dell’allestimento. «Il visitatore attraversa ambienti in cui oggetti autentici e ricostruzioni convivono in una tensione aperta. Il percorso è stratificato: dalle foreste del Borneo rielaborate sull’immaginario editoriale tra Otto e Novecento a spazi sonori e visivi di atmosfera marinaresca». Sandokan. La Tigre ruggisce ancora mette in mostra cimeli autentici come «la spada riemersa nella ditta Rancati, la “fabbrica dei sogni” evocata da Federico Fellini. Usata da Kabir Bedi, è esposta accanto al costume di scena e a meno di un metro da sciabole indonesiane, Parang Ilang del Borneo e una lama attribuita a Fateḥ ʿAlī Tīpū, possibile matrice storica del personaggio». La mostra – scrive Artribune «legge Sandokan come mito persistente e mutevole, capace di attraversare quasi centocinquant’anni senza fissarsi in una forma unica.»
Un altro spazio particolarmente interessante è «la capanna-rifugio di Sandokan, ispirata a Le tigri di Mompracem e realizzata con materiali Rancati: uno spazio immersivo che condensa lusso e abbandono, tensione e attesa, facendo emergere la dimensione più tragica del personaggio. L’esotico diventa esperienza».
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato