Crotone, i lavori al liceo Filolao tra accordi e “regalie”. «I soldi dovrebbero essere arrivati… Queste qua ce le puliziamo»
Operazioni che, a titolo di “regalia”, vedevano il passaggio di fondi con le causali “Regalo” e “Regalo Natale”. Il modus operandi tra accordi e spartizioni

CROTONE Le aule del Liceo Scientifico “Filolao” come scenario di un «accordo corruttivo congelato». L’inchiesta “Teorema” della Procura di Crotone ha squarciato il velo sulla gestione degli appalti provinciali gestiti dall’ex vicepresidente Fabio Manica. In uno degli episodi contenuti nell’ordinanza dell’inchiesta emerge il modus operandi dell’organizzazione, rivelando come la manutenzione straordinaria dell’istituto di via Acquabona fosse in realtà il perno di una «pianificazione condivisa e preordinata delle gare e degli affidamenti fiduciari», dove i termini tecnici della burocrazia mascheravano una realtà fatta di tangenti, volturazioni bancarie e «regalie».
L’inchiesta
L’indagine, coordinata dalla Procura diretta da Domenico Guarascio e seguita dalla pm Rosaria Multari, copre un arco temporale che va dal 2023 al 2025. Gli inquirenti hanno monitorato una fitta rete di contatti attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali. Secondo l’accusa, Manica e altri indagati, avrebbero affidato appalti sotto soglia legati all’edilizia scolastica a professionisti amici che poi versavano una parte del compenso ricevuto per i lavori, sul conto di una società formalmente intestata ad un’altra persone ma della quale, secondo gli inquirenti, Manica era socio occulto. Il denaro finiva poi su una carta di credito che sarebbe stata utilizzata dal politico. Attraverso una triangolazione finanziaria, i fondi venivano trasferiti a una società di consulenza creata appositamente dal gruppo, giustificando i movimenti con fatture per operazioni inesistenti. Nei giorni scorsi il il gip Assunta Palumbo ha disposto la custodia cautelare in carcere per Fabio Manica e per Giacomo Combariati, divieto di dimora nel Crotonese, invece, per Francesco Manica, avvocato fratello di Fabio. Disposti gli arresti domiciliari nei confronti di Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, due dei professionisti coinvolti nell’inchiesta coordinata dalla procura di Crotone.
I lavori al liceo Filolao
Al centro del meccanismo, per un episodio in particolare, si staglia la determina numero 23 del gennaio 2023, definita dagli inquirenti un atto che contribuisce a formare «un atto pubblico falso». Il provvedimento, che affidava i servizi di progettazione allo Studio Luchetta per un totale di circa 46mila euro, viene descritto nell’ordinanza come una scatola vuota, priva di tabelle di calcolo e motivazioni reali. Secondo le indagini, l’atto era «carente nella parte motivazionale in riferimento alla selezione dell’affidatario», un vizio che avrebbe permesso di veicolare l’appalto in ossequio all’accordo corruttivo esistente, eludendo il «principio del buon andamento, dell’efficacia e dell’efficienza della Pubblica Amministrazione».
Il cuore dell’illecito batte però nei flussi finanziari che seguivano la liquidazione delle parcelle. Una volta che la Provincia pagava la prima tranche, scattava quello che i magistrati chiamano un «rodato meccanismo di volturazione, utilizzato dai sodali». La professionista incaricata tratteneva per sé solo una minima parte dei fondi, mentre il resto veniva immediatamente girato verso la società Sinergyplus. Da qui, il denaro prendeva la via dei conti correnti dei vertici del sodalizio, operazione definita come una «suddivisione illecita dei profitti». L’analisi bancaria ha dimostrato che questi trasferimenti avvenivano «senza valide giustificazioni causali».
Tra accordi e “regalie”
In questo contesto, l’analisi bancaria ha portato a galla l’uso di causali che gli investigatori ritengono essere un «meccanismo meramente dissimulatorio dell’illecita corresponsione di somme di denaro». Mentre gran parte del denaro veniva giustificato con consulenze incrociate mai effettuate, sul conto in uso a Fabio Manica sono comparsi bonifici diretti a favore di Luca Bisceglia etichettati con una chiarezza disarmante. Gli inquirenti hanno isolato operazioni specifiche che, a titolo di “regalia”, vedevano il passaggio di fondi con le causali “Regalo” e “Regalo Natale”. Questi pagamenti sono considerati la prova di una «spartizione degli utili derivanti dagli affidamenti degli incarichi da parte di enti pubblici».
La quota spettante a Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia, veniva utilizzata per coprire le spese più disparate del nucleo familiare, configurando quello che per l’accusa è un «ritorno economico in favore di Manica».
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«Queste qua ce le puliziamo…»
L’inchiesta ha messo in luce poi come la gestione dei lavori fosse caratterizzata da un evidente «disallineamento tra assegnatari formali ed esecutori materiali». Soggetti estranei all’appalto sollecitavano i pagamenti agli uffici provinciali con l’obiettivo di incassare le somme e, come captato dalle intercettazioni, procedere: «dovrebbero essere arrivati i soldi sia dello scientifico che del Gravina», ed ancora «così queste qua ce le …già ce le puliziamo…».
La prova – secondo la Procura – di un «potere di ingerenza e direzione che si estendeva ad ogni fase procedurale degli affidamenti». Il coinvolgimento di Manica e la compiacenza di alcuni funzionari avrebbero così garantito che ogni fase, dalla progettazione alla liquidazione, rispondesse solo al «pactum sceleris tra gli indagati».
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